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Convivere Con Il Disturbo Bipolare – Approfondiamo Con Lo Psicologo

Convivere con il disturbo bipolare – approfondiamo con lo psicologo

Per le persone a cui è stato recentemente diagnosticato il disturbo bipolare è quasi consueto reagire con un rifiuto della diagnosi scaturente dal sentimento di sopraffazione che può cogliere il soggetto al momento della scoperta di una malattia. Alcuni, poi, temporeggiano e si ritrovano a dover lottare con diversi episodi violenti di disturbo bipolare prima di convincersi a perseguire la strada del trattamento .

 

Tuttavia, come afferma Noreen Reilly-Harrington, Ph.D, psicologa clinica presso il Harvard Bipolar Research Program al Massachusetts General Hospital e co-autrice di Managing Bipolar Disorder: Un libro di esercizi cognitivo-comportamentali: “Una diagnosi accurata è già un primo passo verso la guarigione”.

 

Il disturbo bipolare influenza profondamente il corso dell’esistenza non solo delle persone che lo vivono in prima persona, ma anche dei loro cari, ciò, però, non implica l’impossibilità di fare grandi cose, sostiene Holly Swartz, MD, professore associato di psichiatria presso l’Università di Pittsburgh School of Medicine e Western Psychiatric Institute and Clinic di Pittsburgh.

Grazie alla giusta combinazione di farmaci, psicoterapia e strategie di autocontrollo, i soggetti affetti da disturbo bipolare possono condurre delle esistenze piene e di successo. Ecco come.

 

Fraintendimenti e idee sbagliate sul disturbo bipolare

 

Oltre all’etichetta negativa ed allo stigma ingiustificato che si è consueti attribuire al disturbo bipolare, esistono sono molte idee sbagliate sui sintomi, diagnosi e trattamento relativi a questa malattia. Tra i miti prevalenti capita di sentire:

  • La responsabilità del disturbo bipolare ricade sempre sul soggetto che lo vive e ne è la causa . Il disturbo bipolare è causato da una complessa interazione di fattori genetici, biologici e ambientali.
  • Gli sbalzi d’umore sono gestibili e costituiscono uno stato da cui è semplice uscire. Se non curato, il disturbo bipolare può devastare la vita di una persona. Richiede sia cure mediche che il supporto di un bravo psicologo e psicoterapeuta. .
  • Chi soffre di disturbo bipolare non sarà mai normale . “Durante le fasi iniziali capita spesso che il paziente si senta incapace di raggiungere i propri obiettivi e si convinca che il disturbo bipolare comprometta la sua capacità di vivere un’esistenza normale, di sposarsi o di ottenere una posizione di successo” afferma Reilly-Harrington, aggiungendo che, sebbene la vita di una persona affetta da disturbo bipolare possa richiedere alcuni cambiamenti, questo non influenza affatto in modo negativo la possibilità di realizzare i propri sogni. Ad esempio, una studente affetta da disturbo bipolare potrebbe seguire le lezioni più saltuariamente ed impiegare più tempo a laurearsi, ma ciò non significa che non riuscirà a farlo con il massimo dei voti se lo merita.
  • Il disturbo bipolare è facile da diagnosticare . “La diagnosi del disturbo bipolare è spesso complessa da mettere a punto, sia dopo una singola seduta, ma anche al seguito di una visita più prolungata” spiega Elizabeth Brondolo Ph.D, psicologa clinica che si sta specializzando in disturbo bipolare e docente alla St. John’s University di New York. Questo di solito accade perché la nostra autoconsapevolezza varia in funzione dell’umore.”Può essere difficile tradurre le esperienze e gli stati d’animo che il soggetto affetto da disturbo bipolare palesa nei sintomi identificati nel DSM o in altre scale”, afferma Brondolo, che è anche co-autrice di Break the Bipolar Cycle: una guida quotidiana per vivere con il disturbo bipolare . Ad esempio, ciò che potrebbe apparire come esempio di fiducia o di idea intelligenti per una nuovo progetto, potrebbe poi rivelarsi essere un modello di pensiero megalomane e di comportamento maniacale. Mentre si appare concentrati totalmente sul proprio progetto, gli altri sono portati inesorabilmente a notare stati d’animo e comportamenti, continua Brondolo. In tale stato di concentrazione, anche l’irritabilità può essere un sintomo criptico da elaborare e da riconoscere in quanto si risulta completamente assorbiti dal sentimento di frustrazione piuttosto che abbastanza distaccati dal riuscire a guardarsi dentro con obiettività. Coloro che soffrono di disturbo bipolare, confetti, non sempre sono in grado di fornire una cronaca affidabile del proprio stato, per questo è importante il dialogo tra il terapeuta ed i suoi cari per ottenere impressioni obiettive, conclude Brondolo.
  • Il trattamento medico è peggio del disturbo . Molte persone percepiscono il fatto di dover assumere di farmaci come ancor più dannoso rispetto alla malattia stessa. Nonostante alcuni possano risentire degli effetti collaterali dei farmaci, occorre tenere a mente che non si sta parlando di farmaci da banco o di medicine reperibili in giro, ha detto Monica Ramirez Basco, Ph.D, psicologa clinica presso l’Università del Texas ad Arlington e autrice di Scheda di lavoro per bipolari: strumenti per controllare i tuoi sbalzi di umore . In effetti, “le medicine sono la chiave per il trattamento del disturbo bipolare”, corrobora Brondolo.

 

 

Parlare con gli altri della diagnosi di disturbo bipolare

Avere un ecosistema collaborativo a supporto è fondamentale per gestire con successo il disturbo bipolare. tuttavia, affrontare gli altri potrebbe risultare comunque difficoltoso. Secondo Reilly-Harrington, è importante essere molto selettivi e non viverla come se si trattasse di un segreto inconfessabile, ma lo è altrettanto comprendere che le reazioni delle persone variano in base al soggetto con cui ci si interfaccia. Molti non riescono a comprendere la caratura del disturbo bipolare e ciò potrebbe instillare nel paziente un senso di frustrazione mista a delusione al seguito della confidenza sul proprio malessere.

Non è escluso, però, che alcuni possano riscontrare un’esperienza positiva al seguito della rivelazione. Brondolo, ad esempio, ha riscontrato in uno dei suoi pazienti che ha lavorato in un ambiente molto favorevole, un esito molto positivo: dopo aver confessato al proprio datore di lavoro la diagnosi di disturbo bipolare, il paziente si è sentito rassicurato dalla risposta del capo che lo ha rassicurato dicendogli di continuare ad essere se stesso ed adempiere al proprio ruolo nella maniera che avrebbe reputato più efficace.

D’altronde è anche vero che ogni posto di lavoro e membro della famiglia è diverso. Brondolo suggerisce di consultare il terapeuta o il medico prima di decidere come e a chi raccontare il proprio stato e di esaminare a fondo le proprie preoccupazioni riflettendo su cosa potrebbe costituire un danno potenziale alla propria persona. Un altro consiglio di Reilly-Harrington è quello di considerare l’idea di rivolgersi ai gruppi di supporto per conoscere le esperienze degli altri pazienti .

Quando ci si sentirà pronti a rivelare la diagnosi di disturbo bipolare sarà fondamentale essere sinceri ed approfondire un malessere attorno al quale ancora gravitano troppe idee preconcette e miti infondati.

 

Trattamento del disturbo bipolare

Per trattare efficacemente il disturbo bipolare, è imprescindibile formare gruppo di trattamento , composto, in genere, da un terapeuta e uno psichiatra o altro medico. In questo modo, i professionisti, ognuno secondo la propria prospettiva, potranno condividere informazioni raffinate e fornire un riscontro preciso “sulla natura e l’intensità dei sintomi in risposta a farmaci ed effetti collaterali”, afferma Brondolo aggiungendo che questo schema è in grado di garantire ai professionisti la massima efficacia ed ai pazienti e ai propri cari più sicurezza in quanto “le decisioni sono frutto di una collaborazione di più menti e non di un’unico punto di vista”.

 

Psicoterapia per il disturbo bipolare

La ricerca ha dimostrato che la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e la terapia del ritmo interpersonale e sociale (IPSRT) sono efficaci nel trattamento del disturbo bipolare.

La CBT presenta cinque componenti chiave, secondo Basco, psicologo dell’UTA, ossia:

  • Educa i pazienti e le persone care sui sintomi e sulla gestione del disturbo.
  • Aiuta a creare un sistema di allarme rapido per rilevare i sintomi prima che si intensifichino.
  • Insegna strategie per controllare le emozioni negative e i modelli di comportamento distruttivo e di pensiero.
  • Aiuta le persone ad attenersi al trattamento e ad assumere i farmaci in modo coerente.
  • Si concentra sulla gestione dello stress e sulla risoluzione dei problemi di vita.

Nell’ambito dell’approccio CBT, Reilly-Harrington aiuta i suoi pazienti a creare un accordo di trattamento, tripartito che consiste nella:

  1. Selezione del sistema di supporto. I pazienti sono tenuti a selezionare diverse persone che ritengono capaci di fornire loro supporto e aiuto durante il trattamento. a questo gruppo di persone verranno fornite delle lezioni e spiegazioni specifiche sul tema del disturbo bipolare.
  2. Prevenzione della depressione. I pazienti, insieme al gruppo di supporto precedentemente selezionato, imparano come riconoscere i segnali premonitori della depressione, anticipare un episodio e gestirlo. Reilly-Harrington spiega ai propri pazienti come il loro sonno , l’umore e il comportamento cambiano quando un episodio sta per verificarsi. A questo punto i soggetti saranno in grado di elencare  le specifiche modalità con le quali il gruppo di supporto potrà aiutarli nel momento in cui i sintomi si manifesteranno. poiché il pensiero suicida e autolesionista rientra appieno tra i sintomi del disturbo bipolare e si presenta di frequente durante la terapia farmacologica, di prassi Reilly-Harrington chiede ai suoi pazienti di elaborare delle formule che consentiranno loro di essere totalmente onesti con coloro che compongono il sistema di supporto e ottenere aiuto.
  3. Prevenzione della mania . Gli episodi maniacali tendono ad arrecare gravi danni ai pazienti causando situazioni nelle quali si trovano a passare repentinamente da uno stato di loquacità e socievolezza ad uno d totale euforia. Come per la depressione, i pazienti e il loro team di supporto imparano ad anticipare e gestire gli episodi. Reilly-Harrington suggerisce inoltre ai pazienti di avvalersi di un sistema di “feedback a due persone”, in cui verificano le proprie idee in presenza di due persone fidate.

 

L’IPSRT è un trattamento composto da tre componenti:

  1. La psicoterapia interpersonale, originariamente sviluppata per trattare la depressione unipolare, si concentra “sui legami tra i sintomi dell’umore e le relazioni interpersonali e gli eventi della vita, aiutando a comprendere le relazioni reciproche tra questi fattori”, afferma il dott. Swartz spiegando come l’umore instabile possa inficiare le relazioni e gli sforzi della vita e quanto i problemi relazionali possano portare agli sbalzi umorali.
  2. Il ritmo sociale, invece, si concentra sullo sviluppo e il mantenimento di routine regolari. La ricerca ha dimostrato che i disturbi nella biologia circadiana sono associati al disturbo bipolare, ma ha altresì dato prova che esistono segnali sociali che possono aiutare a mantenere i propri ritmi biologici. Tali segnali sociali includono la costanza nel dormire, nel mangiare e nel svolgere altre attività quotidiane in maniera regolare. Come afferma il dott. Swartz, la componente del ritmo sociale di IPSRT aiuta le persone a imparare a sviluppare routine più regolari per, presumibilmente, regolare i sistemi biologici sottostanti.
  3. L’educazione, infine, si focalizza sull’importanza di rendere i pazienti degli esperti a proposito del disturbo bipolare.

 

Conquistare i traguardi nelle sfide poste dalla psicoterapia

Esistono diversi ostacoli che possono influenzare in maniera negativa il buon esito della psicoterapia, ma nessuno è insormontabile. tra i più diffusi di riscontrano:

  • Il rifiuto della diagnosi. La più grande sfida per i pazienti è accettare la diagnosi di disturbo bipolare. Se non si è riesce ad accettare la diagnosi è importante mettere il paziente nella condizione di approfondire ed ottenere maggiori informazioni a proposito del suo disturbo. Basco suggerisce di invitare il paziente a riflettere su quale tipo di prove sarà necessario per riuscire a convincerlo, lasciando che si informi anche attraverso il confronto con altri pazienti e professionisti.
  • La resistenza al richiamo delle pulsioni maniacali. Molti pazienti non vogliono rinunciare ai loro episodi euforici dettati dal disturbo bipolare che possono avere sia dei pro che dei contro in quanto potrebbero portare il soggetto a vivere dei momenti di alterazione inebrianti e piacevoli e inebrianti che motivano la loro resistenza e li inducono ad interrompere il trattamento. Per far fronte a tali circostanze, Basco racconta di come esistano pazienti che sono disposti ad accogliere nella propria vita il disturbo bipolare e sono lucidi a tal punto di riuscire a fare un bilancio tra i lati positivi e negativi, talvolta concludendo che, a lungo termine, non vale la pena .
  • Il tempo. Riuscire a ritagliarsi il tempo necessario per partecipare alle sessioni settimanali può essere difficile, afferma Reilly-Harrington. Sebbene ci sia molta variabilità nella durata delle sessioni, Reilly-Harrington suggerisce di frequentare almeno 12 sessioni.
  • La capacità di perseguire il trattamento. Una volta che i pazienti iniziano a sentirsi meglio e i sintomi scompaiono, tendono a voler interrompere la terapia (e le terapie), e alcuni addirittura ritengono di aver avuto una diagnosi errata, ha detto Reilly-Harrington. Tuttavia, il disturbo bipolare è episodico e cronico, tanto da richiedere un trattamento continuativo. Generalmente il momento nel quale i pazienti interrompono il trattamento e negano il disturbo coincide con la ricaduta, continua lo psicologo. L’abilità nel riuscire a scindere la vita dai sintomi. Può essere molto difficile distinguere tra eventi tipici della vita e sintomi bipolari. Per esempio, può capitare che i pazienti diventino molto ansiosi nell’atto di compiere dei gesti elementari come accompagnare i propri figli a scuola o a praticare sport a 25 minuti da casa provando una situazione di profondo imbarazzo per non riuscire a portare a compimento un’azione così apparentemente semplice. Nel momento in cui lo psicologo si troverà a chiedere al paziente di spiegare le istruzioni per la pratica, potrebbe ritrovarsi dinanzi ad una reazione di sconcerto, nonostante il soggetto si affidi al GPS, in quanto nella fase in cui quest’ultimo prevede l’insegnamento a compiere numerosi turni, risulta difficile mantenere le indicazioni. In effetti, non di rado si giungerà alla conclusione che quella provata dal paziente non era ansia, ma dei sintomi derivati dal fatto che il disturbo bipolare lo stesse portando ad esaurire la sua elaborazione delle informazioni. è difficoltoso riuscire a comprendere fino a che punto il disturbo bipolare possa influenzare la capacità del soggetto di gestire i dettagli della sua vita, chiude Brondolo.
  • La comprensione del fatto che si tratti di un processo . Brondolo paragona il trattamento bipolare a un modello di riabilitazione. Dopo aver avuto un incidente d’auto, tornare al normale funzionamento è un processo passo-passo che richiede tempo. Lo stesso vale per il disturbo bipolare, che richiede di padroneggiare molte abilità.

 

La terapia farmacologica per il disturbo bipolare

Non è raro che i pazienti provino diversi farmaci prima di trovare la combinazione migliore, che spesso include uno stabilizzatore dell’umore e un antipsicotico (per aiutare con il sonno) o un antidepressivo (se i sintomi depressivi sono debilitanti), ha detto Melvin McInnis, MD, psichiatra e professore di disturbi dell’umore con il Dipartimento di Psichiatria e il Centro di Depressione dell’Università del Michigan. È importante notare che circa il 20-30% dei pazienti sviluppa una certa instabilità dell’umore quando prende un antidepressivo.

Quando si sceglie il farmaco, molti medici e pazienti evitano il litio, in quanto reputato un farmaco vecchio che è in gran parte non più utilizzato, afferma il dottor McInnis. Anni fa, i medici erano soliti somministrare il litio a dosi più elevate con conseguenti gravi effetti collaterali. Al giorno d’oggi, invece, i pazienti assumono litio a basse dosi, riducendo al minimo gli effetti collaterali. In effetti, il dott. McInnis considera il litio come “singolarmente uno dei migliori farmaci per il disturbo bipolare” e lo usa come prima linea di trattamento.

La rapidità di effetto dei farmaci hanno effetto dipende dalla tipologia. Ad esempio, gli antipsicotici hanno effetti in tempi piuttosto rapidi e calmanti che sono evincibili in pochi giorni, ma raggiungere la stabilità dell’umore, tuttavia, può richiedere diverse settimane o addirittura mesi.

 

Massimizzare l’effetto dei farmaci

L’utilizzo delle seguenti strategie può aiutare il paziente a massimizzare l’efficacia dei farmaci:

  • Comunicare con il proprio medico. La chiave per il successo della terapia consiste nell’avvalersi di un dialogo aperto con il professionista che segue il trattamento, sostiene detto Basco. Tutti gli esperti sottolineano che trovare il giusto mix di farmaci è un processo collaborativo, e il dottore e il paziente dovrebbero lavorare come una squadra. Prima di iniziare il trattamento, occorre parlare intensamente con il medico degli effetti collaterali e delle conseguenze anche a livello esistenziale.
  • Fornire riscontri. Una volta che iniziata la terapia farmacologica è importante che il paziente si senta a proprio agio nel dare dei feedback al medico senza sentirsi un mero partecipante passivo, continua Reilly-Harrington. È utile che il paziente, inoltre, riesca a confessare ciò che non gli è gradito in anticipo piuttosto che non assumere i farmaci in segreto perché non è soddisfatto. Può partire da una base di affermazioni molto semplici, come raccontare al proprio medico che il farmaco sta avendo degli effetti collaterali sul peso e si preferirebbe cambiarlo.
  • Monitorare i progressi. La realtà è che i medici potrebbero non avere molto tempo per valutare i progressi con un farmaco. Per questo è fondamentale che sia il paziente a tenere traccia dei progressi. Il dott. McInnis suggerisce di tenere un diario dell’umore, della qualità del sonno e dei livelli di energia e di trovare una scala di auto-segnalazione per monitorare i sintomi (come il Beck Depression Inventory o il Patient Health Questionnaire, che valuta la depressione), oppure sarà sufficiente registrare i sintomi su una scala da 1 a 10 e poi mostrare i risultati al medico che li tradurrà grazie ad un barometro decisamente più affinato per comprendere i progressi.
  • Assumere farmaci in modo coerente. I pazienti potrebbero interrompere l’assunzione di farmaci nel momento in cui arrivano all’apice della tolleranza degli effetti collaterali o perché si sentono meglio. Tuttavia, se non si assumono le giuste dosi di farmaci, non si riuscirà a massimizzare l’efficacia del farmaco stesso, ha detto Basco. Ancora peggio, non prendere i farmaci espone il paziente affetto da disturbo bipolare ad un alto rischio di recidiva, continua il dott. Swartz.
  • Essere disciplinato. Se si dimentica spesso di prendere i farmaci, Reilly-Harrington suggerisce di utilizzare strumenti comportamentali per ricordarlo. Questo può includere l’impostazione di sveglie e la creazione di scoparti per l’imballaggio dei farmaci nel bagaglio a mano.
  • Combattere l’aumento di peso. Poiché i farmaci possono causare un significativo aumento di peso, Reilly-Harrington consiglia di pesarsi regolarmente. È molto più facile gestire il peso dopo aver preso cinque kili rispetto a 30, momento in cui potrebbe davvero ergersi un grande ostacolo. È importante cercare di mantenere un regime di esercizio fisico ed evitare di mangiare secondo gli impulsi emotivi.
  • Evitare droghe e alcol. Queste sostanze possono interferire con il lo stato d’animo e i farmaci, sia che ci si trovi in una situazione in cui il paziente è sotto auto-medicazione, sia nel momento in cui si cade in tentazione e si ritorna in dietro assumendo qualche drink. Droghe e alcol diluiscono l’efficacia del farmaco e destabilizzano l’individuo, facendo oscillare gli stati d’animo, ammonisce il dottor McInnis.
  • Partecipare ai gruppi di supporto. Le persone condividono le proprie esperienze con i farmaci insieme a suggerimenti per aggirare gli effetti collaterali, così i pazienti possono riuscire a sentirsi meno soli, ha detto Brondolo.

 

Combattere i sintomi comuni

Due fattori scatenanti comuni a entrambi gli episodi maniacali e depressivi sono lo stress e l’arresto dell’assunzione o la riduzione dei farmaci, ha detto Basco. Anche lo stress quotidiano o l’eccitazione possono incitare un episodio in cui il disturbo bipolare piò prendere il sopravvento. Ciò che sorprende è come anche un episodio di scarso stress apparente possa costituire un pericolo.

I fattori scatenanti degli episodi maniacali includono la perdita di sonno, indipendentemente dal fatto che riguardi una notte intera o si manifesti in maniera saltuaria: diversi fusi orari e cambiamenti stagionali (tipicamente primavera) possono incidere notevolmente sulle manifestazioni del disturbo. L’autunno e l’inverno tendono a scatenare la depressione. L’abuso di sostanze può aggravare ed esacerbare gli episodi maniacali.

Oltre a questi fattori scatenanti comuni, ogni persona ha un insieme unico di fattori di stress, ha affermato Basco. Se alcuni eventi della vita, come relazioni o problemi finanziari, sembrano scatenare la depressione, allora occorre prendere consapevolezza del fatto che siano proprio quelli i segnali a cui è riconducibile lo stress per quel particolare soggetto. Inizialmente, questi sintomi potrebbero sembrare arbitrari; tuttavia, il paziente piò imparare ad anticipare gli episodi attraverso diverse strategie:

  1. Anche se non si è sicuri del perchè un compito precedentemente semplice è diventato un fattore di stress, è importante considerare le ragioni per cui è stato così difficile o snervante.
  2. È altresì fondamentale cercare di mantenere le stesse abitudini di riposo notte ed una routine regolare per tutte le attività quotidiane.
  3. Non ridurre bruscamente l’assunzione dei farmaci è un altro passo importante da tenere a mente, a meno che non si lavori in modo sicuro per farlo con il proprio medico.
  4. Imparare come risolvere i problemi, consente poi di riuscire ad essere pronti ad affrontare un fattore stressante. È anche utile imparare le tecniche per alleviare la tensione e calmare i pensieri e le emozioni.
  5. Conoscere se stessi abbastanza bene da identificare i primi segni e ottenere aiuto rapidamente è la regola definitiva per interfacciarsi con i propri sintomi: il controllo dei sintomi lievi aumenta la probabilità che non diventino i principali.

 

Suicidio e disturbo bipolare

Il pensiero suicida è comune nel disturbo bipolare, in particolare durante depressioni profonde e stati misti, quando una persona è agitata, depressa ed energizzata. Sebbene l’idea suicida possa essere difficile da accertare, alcuni indicatori che un individuo è a rischio imminente includono: essere depressi, una storia di tentativi falliti, il fatto di parlare di autolesionismo, la messa a punto minuziosa di un piano efficace per togliersi la vita, afferma il dott. McInnis.

Se si hanno pensieri suicidi, significa che i sintomi stanno peggiorando. Per il paziente è essenziale chiamare il proprio medico, terapeuta o persona cara immediatamente o recarsi al pronto soccorso. È importante prendere sul serio tali pensieri e rendersi conto che il suicidio è una soluzione permanente a un umore temporaneo.

 

Suggerimenti generali per vivere con il disturbo bipolare 

  • Pensare ai compiti. Attività che apparivano più semplici in passato potrebbero essere molto più difficili quando si ha il disturbo bipolare, in parte a causa della tensione bipolare sull’elaborazione delle informazioni. Uno studente affetto da tale disturbo potrebbe riscontrare più difficoltà nel sostenere gli esami, nonostante in precedenza non abbia mai avuto problemi. Il terapeuta suggerisce di usare una scala da 1 a 10 per riflettere sulla difficoltà del compito. Se l’attività è superiore a un 4, è giusto che il paziente rifletta su cosa sia l’attività che causa intralcio e si dimostri pronto ad anticipare il da farsi per portare a termine il proprio obiettivo.
  • Diventare un esperto. Informarsi sul disturbo bipolare leggendo tutto ciò che è a disposizione, consultando siti Web di valore come dbsalliance.org e Psych Central e frequentando gruppi di supporto può rivelarsi cruciale. Esistono molti libri con ottimi consigli e strumenti. La chiave è diventare informati e attivi, ha detto Basco.
  • Riconoscere il proprio coraggio. Trovare la fiducia in se stessi aiuta nella gestione del disturbo bipolare, così come riconoscere l’importanza del lavoro che si sta facendo, dice ” Brondolo. Prendre atto del “tremendo coraggio e forza” necessari per vivere con il disturbo bipolare è un enorme passo verso la consapevolezza e la guarigione.
  • Concentrarsi sulla salute. Ogni stile di vita sano richiede un regolare esercizio fisico, una dieta sana e un sonno adeguato.
  • Evitare caffeina e sigarette. Che si tratti di una bevanda energetica, di una tazza di caffè o di qualsiasi cosa con la nicotina, gli stimolanti possono alterare l’umore e causare la perdita di sonno.

 

Ciò che possono fare le persone care

Spesso, la famiglia e gli amici sono desiderosi di aiutare, ma non sono sicuri di cosa fare o non sono in possesso degli strumenti adeguati. Basco suggerisce di:

  • Mantenere una mente aperta. Anche i cari possono avere difficoltà ad accettare la diagnosi. Tuttavia, occorre tener presente che una diagnosi accurata porta a un trattamento efficace.
  • Educare se stessi. Essere ben informati sul disturbo bipolare in modo da poter capire cosa sta passando la persona e come la si può aiutare è propedeutico al fornire supporto. Anche se la persona non è pronta a intraprendere un trattamento, Basco suggerisce di studiare comunque il disturbo.
  • Diventare un alleato attivo. Mostrarsi collaborativi in modo attivo sostenendo i gruppi e incontrando il terapeuta (con il permesso del paziente), ha detto Basco, aiuta a stabilire una relazione davvero utile per i cari che possono chiedere al terapeuta cosa fare in situazioni specifiche, risolvendo dubbi come quelli relativi al fatto di poter comprendere quando prendere sul serio i pensieri suicidi o se chiedere ad un bambino di uscire dal letto quando è depresso.

 

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Fonte: Psychcentral

Articolo pubblicato da Margarita Tartakovsky, M.S. Psychcentral, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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