La terapia cognitivo comportamentale per bambini e adolescenti

La terapia cognitivo-comportamentale positiva, o CBT positiva, si basa su un approccio i cui punti di forza risultano radicati nella psicologia positiva. L’attenzione, in questo caso, non viene posta su ciò che appare distorto o sbagliato nel paziente, ma su ciò che di sano e giusto è riscontrabile in lui. Un terapista che pratica la terapia cognitivo comportamentale positiva si concentra sulla costruzione e sul consolidamento dei punti di forza ed utilizza strategie che verranno poi messe a disposizione del paziente perché possa imparare a far fronte ai problemi in autonomia. Le strategie includono la costruzione della resilienza, la definizione di obiettivi, la speranza e l’ottimismo.

 

Poiché l’educazione positiva continua a mostrare risultati promettenti su bambini e adolescenti, cosa può fare in più la CBT positiva?

L’educazione positiva lavora sulla prevenzione dei comportamenti disfunzionali, ma molti giovani entrano in terapia su base involontaria. In altre parole, molte volte è una persona adulta che convince il bambino o l’adolescente a vedere un terapeuta a causa di comportamenti problematici che nota (Bannink, 2012).

Sebbene genitori e insegnanti facciano appello alla terapia per la risoluzione di problematiche legate allo sviluppo, è spesso difficile differenziare tra la disfunzione o la patologia e la strada tortuosa della maturazione e dell’adolescenza.

L’altra cosa difficile da fare è fidarsi totalmente del terapeuta ed investire le proprie energie e volontà nella buona riuscita del percorso con lo psicologo.

Di seguito verranno forniti gli elementi base che il bambino o l’adolescente apprenderà dal percorso in un ambiente nel quale viene praticata la terapia cognitivo comportamentale positiva.

 

Come applicare la CBT positiva a bambini e adolescenti

1.Ottimismo

I bambini ottimisti hanno più successo a scuola, nei compiti e nello sport rispetto ai bambini pessimisti (Seligman, Reivich, Jaycox e Gilham, 1995). Gli adolescenti ottimisti non sono solo meno arrabbiati, ma anche meno inclini a fare uso di droghe e alcool. Gli studi dimostrano inoltre che i bambini sono più depressi e pessimisti quando le loro madri concedono loro meno autonomia e ciò sembra essere dovuto a problemi di controllo, poiché un bambino che si sente più responsabile e meritevole di fiducia apparirà automaticamente più gratificato e, di conseguenza, il suo ottimismo risulterà maggiore.

Anche le critiche di genitori, insegnanti, allenatori e altri adulti giocano un ruolo importante nell’incremento dell’ottimismo. Quando un bambino matura in un adolescente, l’influenza di amici e paro sarà più maggiore nella loro formazione (Seligman, Reivich, Jaycox e Gilham, 1995). Tuttavia le critiche ricevute in giovane età costruiscono una struttura che, seppur in maniera latente, continuerà a modellare la crescita, l’autodefinizione e la prospettiva sull’esistenza dei futuri adulti.

2.Speranza

I bambini più speranzosi hanno una maggiore autostima e sono meno inclini alla depressione (Bannink, 2012). Le ricerche dimostrano, inoltre, come i bambini e gli adolescenti che appaiono più speranzosi, hanno meno problemi comportamentali. La speranza combinata con un sistema di supporto positivo contribuisce notevolmente all’incremento dei sentimenti di autostima.

3.Resilienza

La ricercatrice Edith Grotberg, PhD ha condotto studi in diversi paesi con il progetto International Resilience e ha scoperto che la resilienza ha un enorme impatto sui bambini. Stando a quanto emerso, i bambini resilienti possiedono maggiori probabilità di superare i traumi (Grotberg, 1995).

Con la crescita i bambini cominciano a ricoprire un ruolo via via più importante ed autonomo nell’incremento delle proprie capacità di recupero, tuttavia i traguardi ottenuti non possono prescindere da quanto è stato loro insegnato in termini di incremento della resilienza in giovane età. Il tipo di sistema di supporto che è stato loro trasmesso e che è stato coltivato in età infantile risulterà essere un incredibile incentivo per l’acquisizione di nuove competenze e il consolidamento punti di forza interiori (Bannink, 2012).

La terapia cognitivo comportamentale positiva con i bambini e le famiglie prevede un sistema di dialogo rispetto a quali di questi punti di forza interiori siano già presenti nei più piccoli e a come possano essere ulteriormente migliorati.

4.Benessere

Il benessere olistico ha delle ripercussioni a livello di ogni singolo aspetto esistenziale, influendo fisicamente, mentalmente, socialmente e spiritualmente. Tuttavia, ad oggi le ricerche circa l’impatto del benessere nei i bambini risultano essere ancora esigue (Bannink, 2012). Non appare ancora chiaro, infatti, chi dovrebbe essere deputato a rispondere quando si effettua un test sul benessere: il bambino, i genitori o l’insegnante?

In linea con i professionisti della psicologia positiva, un terapeuta che pratica la terapia cognitivo comportamentale positiva esprime i propri quesiti elaborando i periodi in termini positivi piuttosto che negativi.

5.Punti di forza

L’utilizzo della terapia cognitivo comportamentale positiva su bambini e adolescenti applica gli stessi principi sui quali vengono impostate le conversazioni con gli adulti. L’enfasi principale viene posta su ciò che di positivo e giusto è presente nel paziente, adulto o bambino che sia, sui suoi punti di forza e sulle sue capacità (Bannink, 2012).

Un terapista che pratica la terapia cognitivo comportamentale positiva limita il “discorso problematico” il più possibile, anche in presenza dei genitori. Non è raro, in effetti, il caso in cui i genitori si presentano nello studio di un terapeuta per il proprio bambino intravedendo in esso l’ultima risorsa a disposizione per uscire da un problema, per questo appaiono spesso in uno stato di frustrazione mista a rassegnazione. È importante riconoscere e saper trattare questo loro stato per poi passare ad un dialogo basato su “punti di forza e soluzioni” (Bannink, 2012).

Il sondaggio sui punti di forza di VIA per i bambini contiene un elenco di 198 domande che possono essere rivolte ai bambini di età compresa tra 8 e 17 anni ed esplora gli stessi 24 punti di forza presenti nel test per gli adulti.

 

Penn Resilience Project

Il Penn Resilience Project, o PRP, è un intervento di gruppo per gli studenti delle scuole elementari e medie che sono a rischio di depressione (Bannink, 2012). Il PRP insegna abilità cognitivo-comportamentali, abilità di problem-solving e abilità psicologiche positive per prevenire la depressione.

Un esempio di un modello cognitivo comportamentale è costituito dal modello ABC di Albert Ellis, incentrato sull’idea che le convinzioni umane influenzino le emozioni, che a loro volta hanno delle ripercussioni sul comportamento. A questo modello è stato attribuito il pregio di essere d’aiuto a i bambini nell’individuare pensieri distorti, nel valutarli e nell’eliminarli attraverso la ricerca di interpretazioni alternative più realistiche.

Il PRP impiega inoltre una varietà di tecniche utili nella soluzione di problemi, come l’incrementi dell’assertività, il miglioramento del processo decisionale e la capacità di affrontare le emozioni e le situazioni difficili (Bannink, 2012).

 

La psicologia positiva, in sostanza si presenta come un paradigma di creazione di soluzioni, incentrato sulla creatività, sul brainstorming e sulla resilienza (Seligman, 2015).

 

La terapia cognitivo comportamentale positiva: il ruolo dei compiti

Come per qualsiasi tipo di terapia cognitivo-comportamentale, nel percorso sono previsti dei compiti a casa da affidare sia al bambino/adolescente che al genitore.

Berg e Steiner (2003) elencano una serie di compiti a casa e suggerimenti che possono essere usati in 2 categorie:

  1. compiti impostati sul principio dell’”esegui più spesso ciò che sai fare bene” e
  2. compiti impostati invece sulla novità e sul paradigma del “prova sempre qualcosa di diverso“.

I compiti di quest’ultimo tipo sono raccomandati solo in circostanze estreme, in quanto il bambino dovrebbe concentrarsi principalmente a coltivare ciò che si sente in grado di fare bene e le sue capacità innate.

I compiti da eseguire in autonomia aiutano a consolidare i concetti appresi durante le lezioni comprese nel percorso di terapia applicandoli alla vita reale del bambino. Di solito, i compiti vengono forniti con le linee guida per essere completati, con la garanzia di fattibilità da parte del terapista rispetto ad ogni attività richiesta e la certezza che questo comporti un passo verso l’obiettivo (Bannink, 2012).

Un esempio di compiti a casa che viene spesso assegnato è chiamato “sacchetto delle meraviglie“. Il bambino e il genitore vengono invitati a scrivere 5 desideri ciascuno su un foglio di carta ed a chiuderli in un sacchetto. Una volta al sicuro nei rispettivi sacchetti, i 5 desideri verranno scambiati. Ogni settimana genitore e figlio tirano fuori un desiderio dal sacchetto ricevuto nello scambio ed avrà una settimana per realizzarlo. Tra i desideri la partecipazione di un genitore ad un’attività sportiva, la pulizia o il riordino della stanza da parte del figlio ed altre attività di questo tipo.

Un terapista che pratica la terapia cognitivo comportamentale positiva può anche chiedere al bambino o all’adolescente di “prestare attenzione all’espressione sul viso della propria madre ogni volta che inizia ad eseguire i compiti senza che gli venga espressamente richiesto” (Bannink, 2012). Questo aiuterà positivamente a rafforzare il comportamento desiderato aiutando il bambino o l’adolescente a concentrarsi su ciò che sta andando bene e può essere per lui fonte di soddisfazione.

 

Qual è l’obiettivo del terapista che pratica la terapia cognitivo comportamentale positiva?

L’obiettivo per il paziente consiste nel diventare in grado di corroborare i propri punti di forza e prevenire futuri comportamenti problematici. Il bambino o l’adolescente, attraverso un percorso di terapia cognitivo comportamentale positiva apprenderà la maniera corretta per riuscire ad evocare emozioni positive in completa autonomia, come essere fiducioso e ottimista riguardo al futuro, come acquisire una migliore comprensione dei propri punti di forza e continuare a lavorare verso un incremento sempre maggiore delle proprie virtù.

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

Seguimi su facebook cliccando “Mi piace” alla pagina “Psicologia per la vita quotidiana“.

Fonte: positivepsychologyprogram.com

Articolo pubblicato da Reham Al Taher su positivepsychologyprogram.com l’11 dicembre 2015, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

Potrebbe interessarti anche 10 metodi per migliorare la memoria dei bambini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *