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Depressione

Depressione

Depressione

Terapia cognitivo comportamentale

La depressione non è un semplice abbassamento dell’umore (tristezza), ma un insieme di sintomi che altera il modo in cui una persona valuta se stessa, gli altri e il mondo.

Se la tristezza è un’emozione negativa sperimentata comunemente dalla maggior parte delle persone a seguito di eventi spiacevoli (ha una durata limitata, è motivata da un fatto, si sperimenta comunemente e non limita in modo significativo la vita e l’autonomia della persona), la depressione è caratterizzata da un vissuto di impotenza e di incapacità ad affrontare le situazioni quotidiane.

Le depressione (in passato spesso tale condizione veniva chiamata “esaurimento nervoso”) si manifesta con un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che contribuiscono a creare un abbassamento del tono dell’umore compromettendo il funzionamento della persona e la sua capacità di adattarsi alla vita sociale.

Sintomi della depressione

Una persona con depressione:

  • ha una visione negativa di sé, degli altri e/o del mondo che la circonda;
  • dedica molto tempo a rimuginare;
  • tende a disinvestire dalle relazioni e a ritirarsi;
  • spesso si sente rallentata con difficoltà di concentrazione e di prendere decisioni;
  • a livello dell’umore si sente triste o vuota, apatica e meno interessata e motivata nelle attività intraprese in precedenza;
  • solitamente sperimenta cambiamenti nel sonno, nell’alimentazione e nel desiderio sessuale.

Solo quando tale sintomatologia è grave e persistente per almeno 2 settimane è possibile parlare di episodio depressivo maggiore; se invece i sintomi sono più lievi ma più protratti nel tempo (almeno 2 anni) allora è più corretto parlare di distimia; negli altri casi è probabile che la definizione più adatta sia quella di sindrome depressiva, ovvero una somma di sintomi più o meno gravi appartenenti all’area depressiva che diventa ansioso-depressiva se, unitamente ai sintomi depressivi è presente anche una sintomatologia ansiosa.

I sintomi possono cambiare nel tempo, con un andamento ciclico, giornaliero e stagionale: in particolare la depressione tende a manifestarsi in maniera più accentuata durante le prime ore del giorno e durante i mesi autunnali e invernali.

I sintomi possono subire variazioni in base a nuovi eventi e molte volte vanno incontro ad una remissione spontanea nell’arco di una anno, un anno e mezzo.

La depressione è una delle problematiche psicologiche più diffuse: colpisce dal 5 al 9 % delle donne e dal 2 al 3 % degli uomini nel corso di un anno mentre nel corso di tutta la vita, dal 10 al 25 % delle donne e dal 5 al 12 % degli uomini sperimentano almeno una volta una sindrome depressiva.

Cause della depressione

I primi segnali di depressione solitamente fanno seguito ad un evento percepito come altamente stressante (anche se positivo) in un momento di vulnerabilità per il soggetto interessato.

Spesso la persona pensa che la causa della depressione sia la sua condizione di inadeguatezza (vissuto soggettivo, non oggettivo) e per questo si sente colpevole, mentre la depressione ha cause ambientali, sociali, psicologiche e biologiche.

La depressione è promossa e mantenuta da un circolo vizioso di sintomi che si autoalimentano in seguito ad una diminuzione dei rinforzi positivi provenienti dall’ambiente (causata a volte da difficoltà rispetto alle proprie abilità sociali) e da una modalità interpretativa tendenzialmente negativa.

Ci si sente senza prospettive e speranze per il futuro, con una sensazione di vuoto emotivo e di significato verso ciò che ci circonda; la situazione viene percepita come incontrollabile e le proprie azioni come inefficaci nell’avviare un cambiamento.

Anche la personalità può giocare un ruolo nella promozione di stati depressivi. A. Beck, pioniere della psicoterapia cognitivo  comportamentale per la depressione, ha individuato due tipologie di personalità pre depressive:

  • la personalità sociotropica: orientata verso i rapporti personali; la persona valuta il proprio valore sulla base delle relazioni intime che intrattiene. Lo scompenso avviene per perdite interpersonali e sociali (ad esempio la rottura di un legame);
  • la personalità autonoma: orientata al successo e alla indipendenza, dove il proprio valore personale dipende dai successi e dalle abilità. Lo scompenso avviene per la perdita di capacità e di ruolo (ad esempio non ottenere successo lavorativo)

Terapie per la depressione

La psicoterapia che ha dimostrato una maggior efficacia in tempi brevi è la terapia cognitivo comportamentale che, in seguito ad una fase di valutazione, permette di costruire un percorso personalizzato (sulla base del livello di gravità del problema) individuando le tecniche e metodologie più idonee allo specifico caso tratte da più di mezzo secolo di studi e ricerche.

Partendo dalla definizione di obiettivi a breve e medio termine condivisi insieme allo psicologo, l’intervento è finalizzato prima alla comprensione del funzionamento del problema e poi alla riattivazione comportamentale graduale e progressiva della persona che viene guidata prima nell’analisi e poi nella modificazione dei meccanismi di pensiero che contribuiscono al mantenimento del problema.

Di seguito vengono elencate alcune delle tecniche più utilizzate all’interno di una psicoterapia cognitivo comportamentale per la depressione:

  • Psicoeducazione sulla depressione
  • Tecniche comportamentali
  1. Diario settimanale delle attività
  2. Introduzione di attività piacevoli
  3. Assegnazione di compiti graduali
  4. Prova cognitiva
  5. Training assertivo
  6. Training di rilassamento
  7. Gestione della rabbia
  8. Problem Solving
  9. Miglioramento della produttività
  • Tecniche cognitive
  1. Discussione delle convinzioni disfunzionali
  2. Tecniche di ristrutturazione cognitiva
  • Esercizi da svolgere tra le sedute

Le ultime sedute sono dedicate alla stabilizzazione dei risultati raggiunti, delle tecniche apprese e alla prevenzione delle ricadute.

Personalmente, alla psicoterapia cognitivo comportamentale standard, a seconda della specificità dei casi, aggiungo metodi e tecniche provenienti dagli sviluppi più moderni dell’orientamento cognitivo comportamentale come la Terapia Metacognitiva, le terapie cognitive influenzate dai modelli relazionali o da quelli narrativi, la Acceptance and Commitment Therapy, la Mindfulness, ecc…

Nei casi più lievi può bastare una consultazione di pochi incontri (4-6) per aiutare la persona a vedere le cose da un punto di vista diverso e uscire da quel senso di impotenza che ha limitato o congelato le risorse utili ad affrontare l’evento inizialmente percepito come altamente stressante.

Nei casi più gravi, dove i pensieri auto lesivi possono mettere in discussione la sopravvivenza della persona, è senz’altro consigliabile una visita presso un medico specialista in psichiatria per valutare la possibilità di una farmacoterapia.

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

 

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Foto tratta da lawsphotography.com

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