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6 Euristiche Del Pensiero

6 Euristiche del Pensiero

La CBT o Terapia Cognitivo Comportamentale Viene Spesso Adottata per Combattere la Depressione ed i Disordini Legati all’Ansia.

 

La terapia cognitivo comportamentale (CBT) è una pratica terapeutica che passa attraverso il dialogo che viene utilizzata nel trattamento di una vasta gamma di problemi legati alla salute mentale, dalla depressione ai disordini alimentari fino alle fobie o ai disturbi di natura ossessivo-complusiva (OCD). La prassi ad essa implicita implica una profonda attività d’introspezione da differenti prospettive affinché si riesca ad avere una completa visione di sé negli ambiti più svariati dell’esistenza. Ma cosa accade al cervello quando viene sottoposto alla terapia cognitivo comportamentale CBT?

Che cos’è la terapia cognitivo comportamentale?

Cos'è la Terapia Cognitivo ComportamentaleAlla base della teoria cognitivo comportamentale o CBT giace l’assunto che i problemi dell’esistenza non siano causati delle situazioni in sé, ma dalla maniera in cui l’uomo interpreta ciò che accade a livello psichico e psicologico individuale. Quanto scaturisce dalla mente, infatti influisce a livello di sentimenti e, di conseguenza, di azioni.

La prospettiva psicologica che l’essere umano adotta rispetto ad una situazione particolare può influenzare ciò che si prova e come si reagisce. Ad esempio, se si passa accanto ad un conoscente che finge di non vederci, quale sarà la nostra reazione?

Potremmo pensare che ci abbia ignorato di proposito perché non gli stiamo simpatici, il che potrebbe a sua volta farci sentire rifiutati ed indurci ad ignorarlo a nostra volta. Una simile reazione implica un effetto correlato di sensazioni negative da parte di entrambi i soggetti coinvolti ed un implicito sentimento di rifiuto che si amplificherà fino a corroborare l’ipotesi di vera incompatibilità. Se ciò dovesse verificarsi con un numero di persone importante, il soggetto potrebbe cominciare a cadere nel tunnel dell’asocialità.

Ma, per comprendere meglio le dinamiche psicologiche scatenanti, quale è stata la prospettiva d’interpretazione della circostanza in particolare fin dal principio?

Le 6 euristiche o errori nell’approccio psicologico alle situazioni:

  1. Ragionamento emotivo – mi sento in colpa, dunque devo essere colpevole;
  2. Conclusioni affrettate – se faccio qualcosa quando mi sento giù, la situazione non potrà che peggiorare;
  3. Approccio tutto o niente – se non sarà perfetto, allora sarà inutile;
  4. Filtro mentale – enfasi sui fallimenti piuttosto che sui successi;
  5. Sovrageneralizzazione – non ne va mai bene una;
  6. Tendenza a etichettare – sono un perdente.

La terapia cognitivo comportamentale si prefigge di infrangere i circoli viziosi che ammorbano il pensiero soggettivo identificando gli strumenti e le metodologie più adeguate per poter comprendere ciò che devia l’interpretazione positiva del mondo reale.

Il ragionamento emotivo è un errore piuttosto comune nel pensiero soggettivo”, spiega la Dott.ssa Jennifer Wild, consulente alla Clinica di Psicologia del Kings College con sede a Londra. “È quanto accade nel momento in cui si pensa che qualcosa debba essere necessariamente vero come riflesso di quanto si prova a livello di sensazioni”.

La terapia cognitivo comportamentale intende sostituire questo orientamento negativo al pensiero con un approccio al reale decisamente più realistico e costruttivamente ponderato.

Questo scopo costituisce una vera sfida per coloro che manifestano delle patologie psichiche come disturbi mentali in quanto il loro stile di pensiero potrebbe essere già consolidato e difficile da plasmare.

Come si possono infrangere i circoli viziosi del pensiero negativo?

Terapia Cognitivo Comportamentale e CervelloAlcune teorie elaborate nell’ambito della psicologia sembrano corroborare l’ipotesi che l’essere umano apprenda ad adottare il pensiero negativo attraverso un processo chiamato rinforzo negativo.

Per fornire un esempio concreto, se si ha la fobia dei ragni, evitandoli è come se si apprendesse che i propri livelli d’ansia possono essere gestiti e controllati. Dunque si prova una sensazione di appagamento nel breve periodo attraverso la messa a punto di strategie d’autodifesa che finiscono col rinforzare la paura.

Per liberarsi da tali sovrastrutture legate al pensiero negativo i soggetti che manifestano dei disturbi psichici o problemi legati alle fobie ricorrono spesso alla terapia cognitivo comportamentale nella sua declinazione che prende il nome di esposizione graduale. Confrontandosi gradatamente con l’oggetto delle proprie ansie fino a constatare la loro assoluta innocuità è possibile stemperare l’approccio negativo, fino a plasmare la mente affinché la paura scompaia del tutto.

In che modo la terapia cognitivo comportamentale lavora a livello psichico?

Gli istinti di sopravvivenza ancestrali dell’uomo subiscono un processo di elaborazione che ha sede nella parte del cervello chiamata sistema limbico all’interno del quale sono comprese l’amigdala, una regione cerebrale che processa le emozioni, e l’ippocampo, area in cui ha sede l’assimilazione delle memorie traumatiche.

 

Sembra che la terapia cognitivo comportamentale sia in grado di cambiare realmente il cervello e resettarlo. Sarà vero?

Da alcune scansioni cerebrali è emerso che l’iperattività riscontrata nelle due aree dell’ippocampo e dell’amigdala ripristina i normali livelli di Terapia Cognitivo Comportamentale ed Emozionifunzionamento subito dopo alcune sessioni di terapia cognitivo comportamentale nelle persone affette da disturbi psichici o fobie.

Ma i benefici della CBT non si arrestano: ulteriori studi hanno dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale può perfino modificare la corteccia prefrontale, la parte del cervello responsabile dei livelli alti del pensiero.

In conclusione, pare che la terapia cognitivo comportamentale sia in grado di apportare realmente dei cambiamenti fisici sia a livello di “cervello emotivo” (istinto) che di “cervello logico” (pensiero, ragione).

Ciò che desta maggiore intrigo è il fatto che tali cambiamenti cerebrali siano stati constatati grazie alla terapia cognitivo comportamentale ed alle cure farmaceutiche, lasciando trapelare la possibilità che i risultati dei percorsi di guarigione psicologica attraverso l’assunzione dei farmaci e la terapia di parola possano essere analoghi e, dunque, intercambiabili e similmente efficaci.

Quali sono i livelli d’effettiva efficacia della terapia cognitivo comportamentale?

Tra tutti i tipi di terapie, quella cognitivo comportamentale detiene il primato assoluto rispetto alle evidenze cliniche di effettiva efficacia.

Studi hanno dimostrato che i benefici della CBT siano paragonabili a quelli apportati dall’assunzione di farmaci nel trattamento di disturbi psichici e disordini mentali con la differenza sostanziale degli effetti collaterali che con la terapia cognitivo comportamentali si riducono drasticamente. Inoltre, dopo un periodo di cura relativamente breve, numerosi sono stati i soggetti pronti a dichiarare i benefici della CBT come più duraturi nel lungo periodo.

Durante le prove di laboratorio con i soggetti campione affetti da disordini da stress post-traumatico [PTSD] ed ansia sociale, abbiamo potuto comprovare come anche dopo la cessazione del percorso terapeutico, i soggetti continuassero a migliorare grazie all’ormai assodata acquisizione di nuovi strumenti messi a disposizione della CBT, riportando mutamenti a livello di prospettive di pensiero e stili d’interpretazione” spiega il Dott. Wild.

Dal momento in cui la terapia cognitivo comportamentale si focalizza sul momento presente, i soggetti che riportano delle problematiche psicologiche maggiormente complesse e radicate nella loro mente fin dall’infanzia più recondita, ad esempio, potrebbero necessitare di un altro approccio terapeutico più a lungo termine.

La terapia cognitivo comportamentale non può inoltre prescindere per l’ottenimento di buoni risultati dall’impegno soggettivo che implica degli esercizi individuali tra le sessioni terapeutiche nei quali occorre essere disposti a confrontarsi con le proprie ansie e le proprie paure, il che potrebbe non essere poi così facile.

In ultimo, esattamente come sono variegate le tipologie terapeutiche, alcuni soggetti traggono maggior giovamento dalla terapia cognitivo comportamentale rispetto ad altri e sia gli psicologi che i neuro-scienziati iniziano a comprendere le motivazioni celate da tali differenze.

 

Fonte: BBC Science

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