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La CBT Durante la Dialisi Aiuta a Combattere la Depressione
La Terapia Cognitivo Comportamentale Proposta Come Affiancamento Terapeutico Dolce ai Pazienti con Maggiori Difficoltà Durante il Periodo di Dialisi, Secondo Alcuni Studi si è Rivelata un Utile Strumento nel Combattere la Depressione e Migliorare la Qualità di Vita
Se da un lato l’evoluzione delle tecnologie in campo medico ha aiutato i pazienti a vivere meglio e più a lungo nonostante la dialisi, dall’altro la depressione rimane ancora un problema “serio e preponderante” stando a quanto dichiarano i ricercatori. Oltre ad avere un impatto fortemente negativo a livello di benessere emotivo, i sintomi della depressione risultano direttamente connessi con l’accorciamento della vita nei pazienti in dialisi.
I trattamenti tradizionali contro le diverse patologie o insufficienze fisiche includono sia cure mediche che psicoterapeutiche, ma i pazienti che devono affrontare la
dialisi si trovano spesso nella situazione di doversi sottoporre a così tante e diversificate cure mediche da stentare a trovare il tempo e le energie necessarie per sottoporsi ad ulteriori incontri con i dottori.
Daniel Cukor, ricercatore all’Università Statale di New York, nel dipartimento Downstate Medical Center, insieme ai suoi colleghi ha investito i suoi sforzi nel tentare di ovviare a tale situazione attraverso la messa a punto di una speciale strategia di terapia cognitivo comportamentale indirizzata nello specifico alla lotta contro la depressione. Tale innovativa forma di terapia cognitivo comportamentale è stata pensata per svilupparsi in affiancamento ad altre forme terapeutiche, mentre il paziente si sta sottoponendo alla dialisi.
La terapia cognitivo comportamentale insegna ai pazienti come acquisire degli utili strumenti ai fini del raggiungimento di una maggiore consapevolezza di sé attraverso un cambio di paradigma nella maniera di pensare, reagire e di affrontare le situazioni dell’esistenza. Per sua natura si tratta di un trattamento orientato all’azione che aiuta il paziente ad ottenere un più consapevole status di indipendenza e coscienza nel destreggiarsi con le problematiche della vita, spiegano i ricercatori.
“Siamo convinti che un intervento come quello implicato dalla terapia cognitivo comportamentale sia eminentemente pratico e realizzabile nel concreto all’interno delle unità di dialisi” sottolinea Cukor.
Il gruppo di ricerca ha cercato di consolidare la propria tesi in favore della nuova tecnica di terapia cognitivo comportamentale attraverso un test empirico che ha coinvolto 59 pazienti sottoposti a dialisi nei centri di New York. In 33 di essi la terapia cognitivo comportamentale venne proposta nella forma di sedute d’affiancamento durante i trattamenti di dialisi nell’arco di tre mesi, mentre ai restanti 26 non venne proposta nessuna terapia cognitivo comportamentale durante la dialisi. Tre e sei mesi dopo i soggetti coinvolti vennero invitati per un monitoraggio dei risultati.
I ricercatori riscontrarono come, nel caso soggetti vennero sottoposti a terapia cognitivo comportamentale in affiancamento ai trattamenti classici, gli indicatori relativi alla depressione diminuissero sostanzialmente rispetto a quanto non accadesse tra i 26 appartenenti al gruppo a cui non venne proposta la terapia cognitivo comportamentale.
Tra i pazienti ai quali venne diagnosticata la depressione nella fase iniziale di ricerca, l’89 per cento degli appartenenti al gruppo per cui venne prevista la
terapia cognitivo comportamentale di affiancamento finirono con l’uscire liberati dalla depressione nella fase conclusiva della cura, in contrasto con il 38% del gruppo di controllo.
I pazienti coinvolti nel trattamento riportarono notevoli miglioramenti nei livelli di qualità della vita e iniziarono a sentirsi maggiormente abili nel controllare l’ingresso dei fluidi tra le sessioni di dialisi, il che innalzava l’efficacia di ogni sessione successiva, stando a quanto affermano i ricercatori.
“Riuscimmo ad ottenere un impatto sostanziale e positivo nei livelli di depressione, di qualità della vita ed aderenza dei fluidi nei pazienti sottoposti a dialisi, senza dover ricorrere all’utilizzo di alcun trattamento di natura medica, richiedendo al paziente solo un minimo sforzo aggiuntivo”, dice Cukor.
“I risultati ottenuti appaiono innovativi ed incoraggianti in quanto capaci di indicare come, nonostante la difficoltà delle sfide che il dover convivere con la dialisi imponga, esistano nuovi strumenti disponibili per i medici nel trattamento della depressione per i pazienti affetti da diverse patologie”.
Lo studio venne pubblicato dalla rivista Journal of the American Society of Nephrology (JASN).
American Society of Nephrology
Fonte: Psychentral

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