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10 Metodi Per Migliorare La Memoria Dei Bambini

10 metodi per migliorare la memoria dei bambini

Un neurologo ed insegnate mette a disposizione dei genitori le proprie competenze per svelare dei semplici trucchi in grado migliorare le capacità della memoria nei bambini.

I 10 migliori metodi per potenziare la memoria nei bambini coinvolgendoli.

Studiare per il un esame può apparire un arduo ostacolo per grandi e piccini. Non di rado mi viene richiesto di tenere delle conferenze o di scrivere in merito all’argomento della memoria infantile ed, in particolare, si metodi di miglioramento delle capacità di ricordo dei bambini perché possano acquisire delle facoltà di apprendimento scolastico più elevate. Dalla mia prospettiva di neurologo ed insegnante ho ritenuto imprescindibile una preliminare ricerca neuroscientifica circa i meccanismi di funzionamento più efficaci messi in atto dal cervello umano a livello di apprendimento e capacità di ricordare. Questo articolo è frutto di uno studio congiunto che pone le sue basi proprio su questa ricerca e che, al seguito di test empirici, ha portato i genitori ad attribuire ai dieci metodi che seguono, la maggiore funzionalità.

1) Usare stimoli multisensoriali per aumentare le capacità di richiamo della memoria

Aiuta tuo figlio ad acquisire una sensibilità sinestesica, multisensoriale a cui ricorrere nell’apprendimento sviluppando la vista, l’udito ed il tatto. In questo modo il bambino riuscirà con maggiore facilità a visualizzare la terra che orbita attorno al sole, immaginare un elettrone che gravita attorno ad un nucleo atomico, pensando al fruscio che può evocare il movimento o sentire concretamente le vibrazioni esercitate da una carica elettrostatica strusciando una palla di plastica sotto al braccio e avvicinandolo poi ai capelli che inizieranno a rizzarsi.

Incoraggia il bambino a creare un nutrito repertorio di immagini visive da conservare nella mente che siano in grado di evocare momenti storici o processi scientifici, come fossero delle metafore. Fornisci loro degli esempi di come potrebbero crearsi queste scene mentali e sii prospero di dettagli descrivendo,ad esempio, come tu visualizzi la scena dell’arrivo dei pellegrini alla Roccia di Plymouth Rock. Più le situazioni saranno drammatiche, bizzarre e strane, meglio sarà in quanto più memorabili e memorizzabili.

I bambini possono anche disegnare ciò che immaginano, farne uno schizzo e poi comunicare le proprie sensazioni su carta attraverso una spiegazione al genitore. Questo rafforzerà l’apprendimento multisensoriale grazie alla complessità ed all’alto grado di interazione e personalizzazione richiesto da questo metodo di allenamento della memoria. Più saranno aperte e multiple le strade dell’apprendimento offerte al cervello, più esso ne risulterà stimolato e verranno poste le basi per una solida memoria a lungo temine.

Come funziona: il cervello è un organo in costante mutamento grazie alla sua peculiare neuroplasticità (la capaictà di creare e rafforzare le reti sinaptiche più utilizzate e di recidere, per economia ed ottimizzazione delle risorse, i circuiti mnestici ai quali si ricorre con minore frequenza). Quando una regione del cervello viene stimolata in maniera costante (ciò che accade quando si fa pratica e di utilizza spesso un’informazione), le connessioni neuronali (tra le cellule nervose del cervello) esistenti al’interno dei circuiti della memoria aumentano per longevità e si moltiplicano. Tale rafforzamento tra connessioni, se viene coltivato e messo in atto con assiduità costituisce ciò che col tempo si tradurrà in una memoria a lungo termine decisamente solida e prestante.

Più saranno le regioni a cui si farà appello per la memorizzazione di un’informazione, più saranno le interconnessioni innescate. Questa particolare forma di ridondanza o di connessione incrociata di informazioni identiche immagazzinate da diversi, ma incrociati repertori sensori comporta un’accresciuta capacità per il bambino di accedere alle informazioni correlate da diverse aree d’accesso. Al momento del ricordo e dell’apprendimento il segnale verrà liberato dalle differenti aree di ritenzione della memoria ed indirizzato verso quella che viene definita memoria attiva.

 2) Usare le domande

– Porre domande:

Invitare il bambino a porre delle domande ancor prima di leggere o ascoltare qualcosa di nuovo o anche di ripassare determinate informazioni può essere importante. Tali domande possono derivare dai libri scolastici, possono essere frutto dell’immaginazione o create di sana pianta. È perfino possibile preparare delle domande in anticipo e spargerle scrivendole su post-it pronti da essere ripescati in diverse evenienze in quanto spesso le stesse domande possono essere applicate e funzionali in diverse occasioni nelle quali si deve mandare a memoria qualcosa. Semplicemente occorrerà scegliere le più idonee per il bambino prima di sottoporlo alla lettura.

Trovare le risposte mentre leggono o ascoltano accresce le facoltà di memoria grazie al grande impatto che tale esercizio possiede a livello di focalizzazione su obiettivi specifici. Esiste anche un ulteriore aspetto grazie al quale la memoria risulta potenziata e risiede nella grande soddisfazione che si trae dal raggiungimento di un obiettivo nel momento in cui si risolve un quesito o si trova una risposta.

– Autointerrogarsi:

Invitare il bambino ad elaborare delle ipotesi circa ciò che potrebbe imparare dalla lettura o apprendere a lezione è un altro interessante percorso per lo sviluppo della memoria. In questo senso è possibile prepararsi in anticipo facendogli scrivere ciò che pensa di imparare in forma di frasi incomplete o di una lista di domande sull’argomento ancora sconosciuto della lettura (riutilizzabile durante il ripasso per l’interrogazione). Si può eseguire tale operazione anche servendosi dei post-it o bigliettini con previsioni e pronostici o domande a priori. Prima e durante la lettura, il bambino scriverà le risposte non appena le scoprirà e completerà le frasi in itinere inserendole, passo, passo, accanto all’argomento associato sul libro.

Al momento del ripasso, i bambini possono riutilizzare la lista di domande o frasi incomplete private della risposta relativa da loro scritta drante la lettura. Dopo aver risposto ad ogni quesito o completato le frasi, immediatamente dovranno accertarsi della correttezza di quanto affermato, testando se hanno appreso l’informazione in maniera appropriata. Attraverso tale procedimento, il cervello ripristinerà le informazioni errate sostituendole nel circuito della memoria con quelle giuste.

Ecco alcuni esempi di domande da poter essere completate prima, durante e dopo la lettura.

Preliminarmente alla lettura si possono avanzare delle domande di previsione come:

* Secondo me mi dirai che…

* Ti conosco molto bene, perciò so che stai per raccontarmi di…

Durante la lettura, il bambino può completare le seguenti domande o propositi:

* Mi sembra di aver già sentito queste parole, perché mi ricordano ciò che ho appreso quando studiai…

* Avrei preferito un’immagine di…(o possono disegnarne una)

* Mi stupisce tutto questo perché…

* Su questo argomento mi piacerebbe approfondire, dunque ti dirò che…

Successivamente alla lettura

* Da questo quadro ha maturato un’idea per…

* Credo che sapere questa informazione potrebbe essere utile a…

* Credo che una delle domande della professoressa riguarderà proprio questo argomento perché…

Come funziona: Porgere delle domande prima della lettura è un metodo formidabile ai fini dell’apprendimento in quanto richiama tutte le facoltà di comprensione e fa appello a tutte le strategie che la memoria ha a disposizione per la metabolizzazione delle informazioni che, in tal modo, si trovano a lavorare in sinergia.in più, tale sincronia tra i processi acquista efficacia grazie al sentimento positivo che evoca nel bambino: il divertimento, senza richiedere troppo sforzo a livello di scrittura.

Dal momento che le domande ante-lettura, le previsioni e l’autointerrogazione per il ripasso non sono dei compiti formalmente assegnati dall’insegnante, la pressione data dalla paura di commettere degli errori risulta completamente annullata. Il bambino si sente, in tal modo, un partecipante attivo nel processo di apprendimento e ricorre al suo muscolo cerebrale in maniera entusiastica, coinvolta, contribuendo a consolidare la propria memoria a lungo termine.

Questo significa che il tempo investito nell’elaborare previsioni, valutazioni, e nel cercare possibili risposte a domande o problemi sarà ripagato da una memoria sempre più elastica e disposta ad ospitare sempre più informazioni una volta appresa la corretta soluzione. Quando esiste uno specifico obiettivo nella scoperta dell’informazione, infatti, quest’ultima si converte in un dato memorizzato con maggiore solidità e più permanente. Fornisci degli incentivi al bambino se inizialmente si dimostra poco disposto all’atto della scrittura, ma lascia che si immaginino tutto e lo esplicitino.

Quando coloro che verranno sottoposti ad un test si autointerrogano e si assicurano che le risposte ipotizzate siano corrette, il risultato sul piano di potere di ritenzione della memoria risulta triplicato rispetto a quanto non accadrebbe ripassando e ripassando le stesse informazioni per un’equivalente lasso di tempo. Inoltre i ricordi scaturiti da questo metodo di “test preventivo” seguito dall’accertamento della correttezza relativa alla risposta è più duraturo, dunque, necessita di un minore tempo per l’ultimo ripasso prima dell’esame o della verifica.

3) Stimolare curiosità e sorpresa

La curiosità sta nella natura primaria del bambino. I piccoli possiedono un’immaginazione molto fervida che è possibile preservare durante gli anni di studio rendendola una risorsa fondamentale capace di infondere allo studio una buona dose di divertimento da cui la memoria non può che trarre giovamento. Solleticando la loro curiosità o aggiungendo un pizzico di novità al metodo di studio, l’esperienza dell’apprendimento diventa più avvincente e l’informazione si consolida più a fondo nella memoria.

Il sistema che regola l’attenzione e la memoria dei bambini risulta più aperto e sensibile alla processazione ed al ricordo delle informazioni se queste vengono connesse con un tipo di esperienza del tutto nuovo. È possibile rendere diverso ciò che è oggetto di studio in moltissimi modi, trovando delle connessioni tra un evento storico e una parte del panorama cittadino che scorre dal finestrino nel percorso verso casa, ad esempio. Può essere davvero qualsiasi cosa, dal cantare una canzoncina sul fiume Mississippi all’indossare un cappello che ricorda Leopardi o guardare un video riguardante un determinato periodo. Perfino un cambiamento dell’area di studio può sortire degli effetti positivi a livello di memoria in quanto il fatto che hai acceso una candela sulla scrivania in cui il bambino stava studiando rimarrà impresso nel ricordo del bambino e, in tal modo, verrà associato all’informazione immagazzinata nella memoria reattiva a quel momento che sarà attivata.

Come funziona: il funzionamento del cervello si basa sull’economia delle risorse, ossia sulla selezione delle informazioni, dunque solo una piccola parte degli infiniti dati ricevuti ogni secondo si imprimerà nella memoria. Esiste come un filtro, infatti – risiedente della parte bassa del cervello, inconscio, automatico, istintivo ed ancestrale – che decide quali informazioni avranno accesso e quali, invece, saranno destinate all’oblio. Quando si riesce a collegare il nuovo, il curioso o l’inconsueto con l’informazione che si deve apprendere, questo filtro sensorio si apre nel cervello così, quando i dati appresi vi accedono si appellano al nuovo per avere un accesso facilitato e più fluidificato.

Ricorrere alla tecnica della sorpresa per fare accendere delle lampadine nel cervello del bambino che illuminino i circuiti della memoria consente alla curiosità suscitata durante l’ascolto della lezione o la lettura di un testo di trovare una completa soddisfazione. Il bambino connetterà l’informazione al momento dell’interrogazione con maggiore dimestichezza in quanto la curiosità ha fatto in modo che, durante l’apprendimento, il suo processo di elaborazione del dato fosse coinvolto attivamente.

4) Usare codici criptati

Consapevoli del fatto che il filtro della memoria consente solo a poche, selezionate informazioni di avere accesso all’attenzione tra i mille impulsi sensoriali che arrivano dall’esterno ogni singolo secondo, occorre ricordare che tra tutti, i colori sono particolarmente seducenti ed hanno un accesso facilitato rispetto agli altri.

Invitare i bambini all’utilizzo di un determinato colore (per i bigliettini, per le penne o gli evidenziatori) da associare ad una data tipologia di informazione nel proprio libro è una strategia efficacissima per la memoria. I diversi colori possono rappresentare categorie come: livelli di importanza, argomenti correlati, associazioni con esperienze personali, informazioni di difficile comprensione per le quali chiedere una spiegazione o altre alle quali viene attribuita particolare importanza per un futuro ripasso.

Per i bambini più piccoli è possibile ricorrere ad un promemoria, come ad una legenda che ricordi a quale colore è associato un certo livello di importanza. Può consistere, ad esempio, nel disegno di un semaforo che simboleggi i livelli di importanza, dal verde fino al rosso. I bambini più grandicelli, invece, possono ricorrere a livelli più strutturati e stratificati usando come simbolo l’arcobaleno (ad esempio, il viola indicherà qualche esperienza da loro associata all’informazione che parta dal repertorio delle esperienze personali).

Come funziona: le informazioni vengono apprese necessitano di essere inserite all’interno di un sistema duraturo che risieda nei circuiti della memoria a lungo termine, costituiti a loro volta da connessioni neuronali capaci di mantenere l’informazione immagazzinata disponibile e utilizzabile. Ciò significa che il soggetto che apprende deve “fare qualcosa” con quell’informazione in maniera tale da poter attivare la rete neuronale.

La codificazione cromatica è una delle tecniche di manipolazione delle attività del cervello più potenti ai fini del preservamento in quanto particolarmente idonea a suscitare una risposta neuroplastica che renda la memoria particolarmente solida. La manipolazione mentale si rivela essere critica specialmente nell’arco delle 24 ore successive all’apprendimento in quanto è proprio durante questo lasso temporale che si sviluppano le piccole connessioni e i nodi informativi si intersecano fino a creare dei legami neuronali capaci di ritenere l’informazione.

5) Preparazione il cervello

Il tempo di ritenzione delle informazioni nella memoria a breve termine consentito dal cervello è di circa un minuto fino a che l’informazione non venga associata ad un dato prioritario. Attivare la conoscenza prioritaria nel bambino attraverso dei continui rimandi ad argomenti appresi in passato o ad altre situazioni familiari particolarmente rilevanti inerenti l’argomento sono alcune delle strade possibili da intraprendere perchè la memoria possa subire un rafforzamento. La conoscenza prioritaria consiste nei dati che il bambino ha acquisito in passato tramite lezioni scolastiche, esperienze personali o associazioni tratte dal quotidiano.

“Attivare” la conoscenza prioritaria del bambino allertando la sua attenzione al momento di ricevenre un’informaizone implica creare delle connessioni tra il già noto ed il nuovo o appena appreso, che deve essere rivisto o mandato a memoria. Video, foto di famiglia, immagini dal web e discussioni possono funzionare come “campanello” in grado di instaurare dei legami tra quanto il bambino possiede nella sua memoria e quanto dovrà assimilare. Tale procedimento prepara il cervello affinchè possa accogliere nuovi dati tessendo una trama tra i legami del cervello esistenti ed i nuovi.

Come funziona: la memoria nuova codifica dei legami informativi con quanto già contiene. Il cervello costruisce, immagazzina e richiama la nuova memoria attraverso il processo di riconoscimento e connessione tra dati preesistenti. La più grande abilità del cervello legata all’apprendimento risulta direttamente correlata alla capacità di creare dei ponti cognitivi con quanto già si conosce.

Se il bambino acquisisce dimestichezza con quanto già sa, sarà maggiormente capace di creare dei legami significativi con le nuove informazioni: questo tipo di memorie relazionali diventeranno correlate a quelle precedenti per poi convertirsi in nuove conoscenze apprese. Si può fornire un consistente aiuto al bambino attivando le memorie relazionali che preparano il cervello ad accogliere nuovi dati e costruire delle connessioni nella memoria a breve termine.

6) Rafforzare la memoria relazionale

Dopo scuola, come ripasso, può essere utile invitare il bambino a “fare qualcosa” che abbia a che fare con quanto di nuovo ha appreso e che possa enfatizzare delle relazioni multiple con delle informazioni correlate o similari che esistono già nella sua memoria. Il bambino può scrivere o disegnare una sorta di linea del tempo sulla carta o creare una piano di lavoro da appiccicare sulle pareti di casa, pronto a seguirlo nei suoi movimenti rendendo utile ogni istante della giornata, specie se non direttamente connesso con il tempo dedicato allo studio.

Le informazioni possono aggiungersi e stratificarsi attraverso l’unità psichica dell’apprendimento in forma di novità, come dei piccoli cambiamenti in un romanzo che rimangono particolarmente impressi, una svolta narrativa in un racconto storico, o una scoperta progressiva legata alla lezione di scienze appena ascoltata e messa alla prova attraverso un esperimento. Questo comporta un moltiplicarsi di dati da assimilare nella memoria. L’utilizzo di colori specifici o penne con i brillantini, dei piccoli biglietti o disegni da applicare accanto alle informazioni incrementa la rilevanza personalmente attribuita al dato ed accresce la memoria attraverso la motivazione.

Come funziona: il cervello trattiene le informazioni che trovano delle associazioni nella memoria a breve termine per meno di un minuto fino a che, quelle considerate prioritarie, avranno accesso alla memoria a lungo termine tramite un’incremento di connessioni che, crescendo in numero e profondità, attivano nuovi apprendimenti.

Questa “accensione” nei circuiti della nuova memoria equivale a ciò che rafforza la sua “interconnessione” in un sistema riassumibilec come “i neuroni che si accendono insieme, si connettono tra loro. Ogni volta che il bambino ricorda o ricorre a qualcosa che già possiede in memoria, questi circuiti della memoria vengon “attivati” – come in un flusso di corrente elettrica che scorre attraverso i fili della rete. Questa attività elettrostatica tra i circuiti della nuova memoria fluidifica i cambiamenti neuroplastici che sostengono il passaggio delle informazioni nella memoria a lugo termine, facendo sì che vengano apprese”.

I circuiti della memoria ai quali si ricorre con maggiore frequenza o che subiscono una costante attivazione diventano i più forti e veloci all’interno delle reti neuronali. Essi equivalgono perciò alle informzaioni che riescono ad affiorare alla memoria qualora richiamate. Questa tecnica è quella della “esercizio che porta a permanenza” o “uso che rende abli”, in poche parole: “si impara facendo (e rifacendo)”.

7) Ricorrendo al supporto di cervelli esterni

Anche se il bambino si è dimostrato capace di richiamare l’informazione per la verifica, non significa che questa sia entrata pienamente a consolidarsi nella memoria a lungo termine. Se è stata mandata a memoria come un dato isolato e assimilato meccanicamente, è molto facile che venga espulso ed eliminato per mancanza d’utilizzo nell’arco di poche settimane. Questo è ciò che spesso accade quando i bambini rientrano a scuola dopo le vacanze estive, avendo fatto quasi tabula rasa di quanto appreso l’anno precedente: basti pensare a quante volte sembra essere necessario ripassare nozioni quali “il minimo comune denominatore” e il “massimo comune multiplo”.

Il rafforzamento della memoria nel passaggio delle informazioni dal breve al lungo termine avviene nel momento in cui il bambino diventa consapevole della rete relazionale che si dipana tra i dati nuovi e quelli preesistenti all’interno del database del suo cervello. Aiutarlo a creare delle connessioni attraverso l’utilizzo di documentazione scritta in grado di rendere i legami tra dati visualizzabili può essere fondamentale per renderlo capace di acquisire coscienza delle reti tra i fili intessuti dalla memoria precedente e quelli di nuovo inserimento.

Il ricorso a diagrammi e grafici si rivela particolarmente utile in quanto capaci di funzionare come “cervello esterno” oltre ad essere degli ottimi strumenti di organizzazione delle informazioni. Quelli che troverete di seguito sono una varietà di strumenti e modelli che possono fornire un supporto al bambino nella fase di riconoscimento delle relazioni multiple esistenti tra i dati preesistenti e quelli appena appresi all’interno delle reti neuronali della memoria. Dei validi esempi di organizzatori grafici sono quelli basati sugli antipodi o coppie oppositive come i grafici per differenza/somiglianza, altresì chiamati i diagrammi di Venn Diagrams, o, in alternativa i diagrammi ad albero come quelli presenti cliccando qui o qui.

In sostanza, riassumere in maniera concisa le informazioni tramite una comunicazione verbale o scritta richiede che la persona pronta ad apprendere capisca realmente ciò che gli si sottopone (basti pensare alla miriade di significati racchiusi all’interno di un poema di 17 sillabe come l’haiku). Tale livello di comprensione concettuale sta alla base dei dati sedimentati nella memoria in maniera più inossidabile, informazioni che risultano più durature e che possono, così, essere attivate come “stimolatori” dell’ingegno creativo e della capacità di problem solving.

Con i bambini più grandi è possibile adottare delle versioni reali o simili al formato del scoial network twitter che prevede delle stringhe di testo di massimo 140 caratteri oppure simulare un sms con uno spazio ridotto all’interno del quale riassumere ciò che hanno compreso. I bambini più piccoli, invece, possono ricorrere alla creatività per costruire delle cornette del telefono servendosi dei cilindri di cartone all’interno della carta da cucina e poi intraprendere delle “conversazioni” nelle quali raccontare le proprie nuove nozioni.

Come funziona: quando i circuiti della memoria si connettono attraverso delle relazioni multiple (come quelle nate dalla categorizzazione, dalle organizzazioni grafiche, dalle analogie o dalle connessioni per coppie oppositive di differenza/somiglianza) si estendono in concetti più complessi ed articolati che arrivano a raggiungere gli stati più profondi della memoria a lungo termine dove intessono delle reti più solide, forti e velocemente utilizzabili al momento del richiamo.

Schematizzare

La schematizzazione è un’operazione mentale che si esplica nell’organizzazione logica e compiutamente significativa o rilevante, nella codificazione nella categorizzazione della informazioni immagazzinate dal cervello. Attraverso i modelli di costruzione ed immagazzinamento in forma di connessioni neuronali che il cervello umano riconosce e conferisce significato ai milioni di atomi di informazione sensoria ricevuti come input ogni singolo secondo. Più il bambino fa esperienza in ambito di riconoscimento di questi modelli, più acquisisce padronanza delle sue capacità ed aumenta le possibilità di poter riconoscere delle connessioni importanti e rilevanti al momento di acquisire delle nuove informazioni da mandare a memoria.

I grafici e gli organigrammi sviluppano la naturale propensione del cervello a conferire significato ai dati attraverso un sistema modulare e schematico. I grafici che funzionano meglio coinvolgono l’immaginazione del bambino congiuntamente ai suoi sentimenti positivi in un processo creativo nel quale convergono facoltà di riconoscimento, capacità di indovinare e di scoprire nuovi metodi di assimilazione delle informazioni del tutto soggettivi e personalizzati.

Schematizzare tramite organigrammi, schemi e diagrammi permette al cervello di immagazzinare le informazioni aggiungendo nuove conoscenze alle preesistenti categorie. Utilizzare degli schemi come strategia di analisi dell’informazione consente al bambino di collegare dei nuovi dati e costruirsi una memoria fatta di connessioni permanenti relazionandoli alla memoria preesistente. Questi “serbatoi” di memorie relazionali incrementeranno le capacità decisionali, di scelta e persino l’abilità nel trovare delle risposte in quanto più la memoria è basata su legami di relazioni tra informazioni preesistenti, più successo avrà il cervello nell’elaborare delle interpretazioni di nuovi dati o domande. Si tratta di un processo di predizione che avviene quando il cervello ha assimilato abbastanza informazioni in uno schema della memoria basato su categorie predefinite all’interno delle quali possono aggiungersi a quelle già inserite delle nuove conoscenze. Se ne deduce che il bambino assumerà la capacità di predire il significato di un determinato schema e quale potrebbe essere il tipo di risposta necessario alla soluzione del problema.

Quando delle nuove memorie vengono connesse a delle rete di conoscenze preesistenti attraverso associazioni e legami relazionali, i curcuiti neuronali del cervello si espandono creando dei collegamenti ancora più solidi che risultano perfino più efficienti nel riconoscimento di nuovi modelli d’apprendimento in futuro, facilitando l’assimilanzione di nuove informazioni. Quando il cervello aggiunge alla memoria nuovi dati correlati a quelli presedimentati, i circuiti neurali tipici di tale tipologia categorica di conoscenza subiscono un processo di espansione formando delle nuove connessioni tra cellule nervose. In sostanza più aumenta il numero di informazioni immagazzinate nel cervello, più efficace sarà la risposta reattiva del bambino agli stimoli inviati dal mondo esterno. Più impara, più informazioni si trasformano in connessioni neuronali, più il cervello del bambino sarà propenso a creare nuove relazioni con le informazioni preesistenti incrementando le facoltà di apprendimento.

8) Personalizzare

Personalizzare ogni dato correlandolo ad un’esperienza particolare legata all’ambito familiare o soggettivo del bambino conferisce all’informazione che necessita di essere appresa un maggiore significato intrinseco diventando rilevante per il singolo grazie al legame con la sua stessa esistenza. Aiutare il piccolo a trovare delle strade per intessere i fili tra esperienze e informazioni che reputa importanti o degne di interesse diventa fondamentale nel processo di apprendimento in quanto gli insegna a scorgere l’applicabilità di quanto appreso alla vita quotidiana. Chiedere, ad esempio “cosa ti ricorda questo?” o “credi che sapere questo potrebbe tornarmi utile nel mio lavoro? Possono essere delle buone domande per iniziare ad instaurare una metodologia “connettiva” tra dati ed esperienze.

I bambini più grandi potrebbero mostrare maggiore affinità nel trovare delle relazioni tra ciò che vorranno diventare da grandi o altre situazioni che stanno loro a cuore e che appartengono alla vita reale, perciò, potrebbero fare a caso loro domande come: “Come pensi che potrà tornarti utile questa informazione?” o “perché pensi che sia utile saperlo per gli scrittori/matematici/storici/scienziati di domani”. Domande come queste accresceranno il potenziale attrattivo dei nuovi dati che, in tal modo, troveranno un accesso facilitato dalla rilevanza personale all’interno della memoria.

Classificare in liste personalizzate: quando il bambino viene invitato a creare una lista di parole (di vocaboli o sillabe, ad esempio) è più semplice cominciare con le parole che trova più “piacevoli” fino a quelle che trova meno facili o “simpatiche” da ricordare in quanto riuscirà a richiamare alla sua memoria più facilmente i dati elencandoli in maniera soggettiva piuttosto che limitandosi a copiare la lista più volte.

 Come funziona: la memoria profonda coinvolge sia il processo di immagazzinamento dei dati, sia quello dell’oblio, si tratti di fatti che inerenti l’ambito esperienziale soggettivo o concernenti oggetti di studio come liste di vocaboli. Solitamente l’ambito personale e quello di studio non vengono relazionati secondo legami di interesse che potrebbero infondere un significato contestuale o relazionale per il bambino rispetto alle sue esperienze passate e le informazioni nuove. Non esistono degli schemi di reti attraverso i quali gli atomi di informazione possano interconnettersi, dunque, se non si cerca di trovare delle trame relazionali funzionali alla memorizzazione, la memoria permanente non potrà sedimentarsi e accrescersi. .

Ricorrere alla personalizzazione, alla connessione e ad altri espedienti che conferiscano una rilevanza all’informazione da assimilare farà in modo che il bambino impieghi meno tempo nel processo di memorizzazione. Infatti, riuscirà a legare i nuovi dati con le informazioni precedentemente sedimentate nel suo cervello e le esperienze personali in maniera efficiente ai fini della costruzione della memoria permanente tramite l’espediente del divertimento coinvolgente.

9) Usare diverse strategie

Fare appello a diverse strategie che possano rendere l’oggetto da apprendere più memorizzabile significa anche intessere nuovi circuiti tra le cellule nervose in grado di fluidificare il processo di transito e sedimentazione dell’informazione in memoria.

Scrivere o raccontare una storia: dopo aver letto un capitolo di storia, letteratura, scienze, il bambino può divertirsi ad applicare gli stessi concetti ad un racconto del tutto nuovo e frutto della sua immaginazione. Tale strategia funzione attraverso l’estrapolazione dei concetti e la conversione di dati astratti in eventualità concrete tramite un procedimento che prevede una riflessione circa l’informazione che viene “tradotta” in maniera accurata e più assimilabile dal momento che viene partorita dalla mente del bambino, che potrebbe, ad esempio, riscrivere la storia di Paul Revere dalla prospettiva del suo cavallo.

* Recitare: Anche a casa, se il bambino si presta a recitare o simulare l’informazione di fronte agli amichetti o ai nonni trasformandola in un gioco dei mimi, sarà più semplice per lui creare degli schemi cerebrali che accrescono le possibilità di incrementare la memoria a lungo termine. È anche possibile simulare le parole e fare in modo che sia il bambino stesso a sceglierle dalla lista.

* Insegnare e trasmettere il proprio sapere: giocare a fare “il maestro” mentre il genitore, il gatto o il cane assumono il ruolo degli alunni può essere un simpatico espediente per facilitare la memorizzazione. Il plusvalore di tale attività nascerà dal fatto che lo sforzo più grande impiegato dal cervello nel comprendere meglio ciò che deve poi spiegare verbalmente sarà premiato con l’assimiliazione.

 Come funziona: per trasformare ciò che si deve apprendere in una storia, una recita o una lezione rivolta a qualcuno è necessario acquisire una grande chiarezza di pensiero e di comprensione che possa supportare i concetti che andranno ad alimentare le informazioni contenute nella memoria a lungo termine. Convertire l’informazione in una storia, narrativizzarla, insomma, tramite la scrittura di un racconto in cui gli elettroni faranno un girotondo insieme ai loro amici attorno al gran neutrone, ad esempio, accrescerà la memoria grazie al necessario coinvolgimento della fantasia del bambino. La struttura narrativa delle storie (inizio, complicazione, risoluzione e lieto fine) ha un forte impatto a livello cerebrale in quanto rende necessario un continuo lavorio sulle informazioni da rendere storie.

10) Staccare la spina

Il riposo notturno non è l’unico garante di un cervello sano e delle buone facoltà di memoria ed apprendimento. Anche i sonnellini o le pause per il cervello durante una sessione di compiti o studio risultano altrettanto importanti per rendere i neuroni efficienti e funzionanti a regimi ottimali. Le pause necessarie variano in numero e durata in base all’età degli studenti ed alle relative capacità. I sonnellini o le pennichelle dovrebbero essere predisposte prima dello sforzo, insieme a degli istanti dedicati all’ozio, al divertimento ed allo svago, tutte “inattività” che dovrebbero essere previste nell’arco della giornata. Come regola generale per tenere il bambino proattivo e coinvolto, le pause di rilassamento tensivo dovrebbero avvenire dopo dieci minuti di ripasso o di studio in cui viene richiesto un alto livello di concentrazione per i bambini delle elementari e dopo un quarto d’ora o mezz’ora per quelli delle medie o superiori.

Durante queste pause di durata compresa tra i tre ed i cinque minuti non è necessario che vi sia un effettivo distacco dal flusso dell’apprendimento. Stirare i muscoli, bere un bicchiere d’acqua o spostarsi in un altro ambiente possono costituire delle valide azioni atte ad allentare la tensione ed ossigenare il cervello. Un minimo di attività fisica, come qualche salto con la corda o cantare una canzone possono essere rivitalizzanti.

Come funziona: le pause di rilassamento offrono la possibilità di costruire una memoria a lungo termine nel mentre che il bambino si rilassa e ossigena i suoi supporti cerebrali. Le “ricreazioni” per la mente consentono alla chimica del cervello di essere ripristinata rivitalizzando i circuiti. Durante questi stop in cui non si dedica all’assunzione passiva di nuovi dati, il cervello si concede di dedicare maggiore energia ad intessere nuovi legami tra informazioni appena inserite, metabolizzandole.

Perché la memoria e l’attenzione possano essere sollecitate, è necesario un periodo di ristoro per i neurotrasmettitori e per la sintesi delle proteine del cervello che iniziano a subire un calo di prestazione dopo dieci minuti dedicati alla stessa attività. Bastano pochi istanti perché il cervello ristorato possa essere nuovamente pronto a ricevere nuovi dati da inserire in memoria.

Un movimento fisico durante le pause risulta particolarmente indicato in quanto ai benefici del ristoro aggiunge la possibilità di aumentare i flussi sanguigni nei circuiti circolatori del cervello. Una profonda respirazione, inoltre, porvvede al corretto mantenimento dei livelli di ossigeno nelle cellule.

Gioia ed entusiasmo

La felicità e l’entusiasmo sono delle componenti assolutamente essenziali perché l’apprendimento possa essere efficiente e tale affermazione è comprovata da dati scientifici e prove empiriche a supporto. Propongo queste strategie perché possiate incoraggiare tali tipi di esperienze positive con i vostri bambini e vi invito ad offrire dei suggerimenti, se li avete o, semplicemente, segnalare quelli che per voi risultano maggiormente efficaci così da poter continuare a promuovere nuovi metodi di miglioramento della memoria e del cervello dei bambini.

 

Fonte: Psychology Today

Articolo pubblicato da Judy Willis M.D., M.Ed.Radical Teaching, il 21 gennaio 2015,  tradotto da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

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