skip to Main Content
CBT, Ovvero Come La Terapia Cognitivo Comportamentale Plasma La Morfologia Della Materia Grigia Influendo Sulla Percezione Del Dolore Cronico

CBT, ovvero come la terapia cognitivo comportamentale plasma la morfologia della materia grigia influendo sulla percezione del dolore cronico

L’accrescimento della materia grigia pare sia un fenomeno strettamente correlato con la decrescita della tendenza al catastrofismo e, di conseguenza, della percezione del dolore.

Il cervello umano è un meraviglioso organo plastico plasmato dal fuoco di potenti esperienze che implicano situazioni di dolore e sofferenza. Una recente ricerca ha dimostrato come i pazienti costretti a convivere con un dolore cronico abbiano dimostrato una presenza ridotta di materia grigia a livello cerebrale nelle aree correlate con l’anticipazione, l’esperienza e la trasmissione del dolore. Dagli ultimi studi è inoltre emerso come i mutamenti possano essere reversibili: i soggetti affetti da artrite o dolori nelle zone surrenali, dopo essere stati sottoposti a degli interventi chirurgici nelle aree deputate a contenere la materia volti ad alleviare le loro sofferenze, hanno confermato l’efficacia del trattamento.

Da uno degli ultimi studi condotti in materia di dolore cronico e funzionamento psichico riportato dalla Rivista del dolore nel mese di ottobre è possibile chiarire in maniera approfondita ed empiricamente avvalorata come la psicoterapia, uno degli ultimi trattamenti meno invasivi ricolti ai pazienti affetti da dolore cornico –e, in particolare, la terapia cognitivo comportamentale (CBT)— possa essere in grado di sortire dei cambiamenti comprovati e monitorabili nel volume della materia grigia e nella relativa densità correlata in maniera diretta con la convalescenza del paziente e la percezione del suo dolore. La ricerca venne porta in primis il nome di Magdalena Naylor, psichiatra e neuroscienziata all’Università del Vermont, a Burlington, negli Stati Uniti, attiva anche presso l’Università di Maryland, a Baltimore e la Duke University, a Durham, nel Nord Carolina.

Lo studio pionieristico “si pone come il primo studio documentato in grado di dimostrare come la terapia cognitivo comportamentale CBT applicata in sessioni di gruppo possa essere in grado di apportare delle modifiche nella struttura cerebrale dei pazienti affetti da dolore cronico” afferma la Naylor.

Nel 2011, David Seminowicz (primo autore dello studio) ed i suoi collaboratori hanno riportato come i pazienti affetti da dolore cronico nella zona surrenale riportassero una normalizzazione nello spessore della materia grigia residente nell’area dorsolaterale della corteccia parafrontale al seguito dell’intervento chirurgico volto alla diminuzione del dolore. (Seminowicz et al., 2011). Il lavoro del team di ricerca seguì ad uno studio preliminare condotto da Arne May ed i suoi colleghi dell’Università di Amburgo, in Germania il quale ebbe il merito di dimostrare una normalizzaizone dei livelli di materia grigia dopo alcuni interventi di sostituzione dell’anca in soggetti affetti da dolore cronico causato dall’artrite (Rodriquez-Raecke et al., 2009).

Nel più recente lavoro, Naylor ed il suo team decisero di impostare le proprie ricerche in base ad un obiettivo specifico e definito: stimare i cambiamenti a livello di materia grigia in 13 pazienti sottoposti a terapia cognitivo comportamentale di gruppo o group CBT per 11 settimane. Tutti i soggetti coinvolti erano lamentavano un dolore cronico a livello Gli studiosi si avvalsero di risonanze magnetiche per misurare il volume di materia grigia tramite morfometria voxel-based prima e attraverso la terapia cognitivo comportamentale o CBT poi. Adottando il metodo comparativo, inoltre, riuscirono perfino a scansionare 13 soggetti in piena conformità di salute in rapporto all’ età.

Al seguito del trattamento, i pazienti mostrarono un accrescimento della materia grigia nelle aree prefrontali dorsolaterali, posteriori parietali, subgenuale anteriore cingolata/orbitofrontale e della corteccia sensomotoria oltre che nell’ippocampo. La materia grigia cerebrale dei pazienti campione esibì, parimenti, una decrescita nelle aree motorie supplementari sinistre.

Questi cambiamenti strutturali si rivelarono fondamentali nel contesto di sviluppo della ricerca clinica in merito alla terapia cognitivo comportamentale CBT, afferma Naylor. Durante la terapia cognitivo comportamentale o CBT, infatti, ai pazienti vengono insegnate le tecniche più idonee ad alleviare il catastrofismo derivante dal dolore – allarme di un dolore cronico in grado di causare nei pazienti sensazioni di presentimento del peggio o di un dolore senza fine — e vengono loro forniti gli strumenti più idonei per raggiungere la calma quali tecniche di rilassamento come strategie di gestione dello stress e del dolore.

La materia grigia funziona, in conclusione, come uno specchio o un sismografo, capace di riflettere gli stati di miglioramento nella capacità di modulazione del dolore cronico, o meglio, della percezione mentale o emozionale del dolore, suggerisce il gruppo di ricerca. I cambiamenti riscontrati nelle aree sensorie e motorie risultano direttamente correlati al trattamento volto a provocare un adattamento indotto nei segnali nocicettivi continui, a corollario della tesi secondo cui l’anestetizzazione del dolore tramite la gestione dell’attenzione del soggetto possa essere influenzata positivamente dalla terapia cognitivo comportamentale o CBT.

 

Fonte:  Painreserachforum

Articolo pubblicato da Abdul-Kareem Ahmed il 25 novembre 2013, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

Antonio Fresco

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top