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Mindfulness, Ovvero Come Raggiungere La Consapevolezza Attraverso La Terapia Cognitivo Comportamentale CBT

Mindfulness, ovvero come raggiungere la consapevolezza attraverso la terapia cognitivo comportamentale CBT

La consapevolezza tramite terapia cognitivo comportamentale o Mindfulness CBT trae origine dalla meditazione buddista praticata nell’ est fin da secoli antichi. Oggi l’antica tradizione Zen incontra la psicologia e libera la mente dal pensiero negativo.

Studi recenti sulla terapia cognitivo comportamentale mirata alla conquista della consapevolezza o mindfulness CBT (condotti da Hayes, Follette e Linehan nella loro ricerca intitolata Mindfulness and Acceptance Guilford edita nel 2004) sono stati in grado di dimostrare l’efficacia psicologica della pratica meditativa nel sortire dei benefici volti al trattamento di una vasta gamma di problemi clinici come ansia, depressione, gestione dello stress, ansia sociale, disordini delle personalità e OCD ovvero disturbi depressivo compulsivi.

Che cos’è la consapevolezza e come si raggiunge la Mindfulness?

La consapevolezza o Mindfulness è una modalità di osservazione ed attenzione nei confronti di pensieri, immagini, e sensazioni verso le quali ci si pone in una prospettiva di accettazione scevra da:

  1. Coinvolgimento, riflessione a posteriori ed interpretazione dei pensieri secondo la classica concezione occidentale. La terapia cognitivo comportamentale o CBT fa in modo che il soggetto assuma il punto di vista dell’osservatore che mette alla prova l’ipotesi in base alla realtà, testando e sfidando il pensiero negativo o automatico.
  2. Tecniche della distrazione nell’intento di sopprimere o scappare da essi.

Come funziona la Mindfulness o consapevolezza tramite CBT – terapia cognitivo comportamentale?

Quando un soggetto decide di ricorrere alla terapia cognitivo comportamentale o CBT la sua naturale propensione risulta quella all’analisi e all’interpretazione del pensiero negativo in quanto suo primario obiettivo sarà quello di trovare una soluzione alle euristiche del suo pensiero trovando, al contempo, un metodo che possa essere d’aiuto nell’affrontare i problemi di tutti i giorni, come quelli inerenti l’ambito del lavoro, della salute, le difficoltà finanziarie e le criticità derivanti da tutte le variabili che rientrano nella quotidiana esistenza.

Tuttavia, i problemi legati al pensiero non sempre derivano in maniera causale da un fattore risolvibile tramite degli esercizi di risoluzione pragmatici meccanicistici e ciò accade perché generalmente il pensiero negativo affonda le proprie radici nei meandri di un passato più o meno remoto e le sofferenze emotive, parimenti, trova origine in traumi accaduti durante l’infanzia o l’adolescenza. Questo comporta una minore idoneità della terapia cognitivo comportamentale nella versione standard CBT in quanto mancano le condizioni ottimali perché possa esprimere le proprie potenzialità, che risiedono nella possibilità d’identificazione del problema in vista dell’elaborazione di una nuova e più equilibrata prospettiva su di esso.

L’ingresso della terapia cognitivo comportamentale all’interno dei domini della meditazione, della compassione e delle dinamiche tipiche dell’ ACT (terapia dell’accettazione e dell’impegno) trae spunto dalla base di partenza comune che lega CBT e mindfulness. Tuttavia, la prima necessita della seconda laddove viene coinvolta l’interpretazione dell’evento e non l’evento in sé (quella che Marsha Linehane chiama Wise Mind o mente saggia, in contrapposizione alla mente emotiva o Emotional Mind) e piuttosto che ambire alla ristrutturazione del pensiero si pone come cuore della “terza onda” delle terapie comportamentali.

Il normale processo del pensiero in reazione alle problematiche o agli eventi, sensazioni o immagini negative che si presentano alla mente implica il coinvolgimento del soggetto in prima persona all’interno delle dinamiche emotive che il pensiero negativo o l’evento stesso suscitano. Nella CBT o terapia cognitivo comportamentale la tendenza alla Magnificazione viene classificata come un errore logico o euristica della mente secondo cui quando un pensiero giunge alla mente, come per automatismo o effetto domino , assume la capacità di associarsi ad un altro ed un altro fino a diventare sempre più insormontabile.

Se si pensa di fallire, di non riuscire a superare con successo un esame imminente o si perdere la ragione per l’ansia da prestazione che precede una presentazione, se ci si autoconvince che qualsiasi invito ad un potenziale partner verrà miseramente declinato, la mente umana comincerà a comportarsi esattamente secondo il meccanismo di risposta negativa tramite impulsi analoghi a quelli che potrebbe inviare un computer che si ripeteranno in modalità meccanica ogni qualvolta un evento o accadimento verrà associato ad un simile contesto emotivo. Ciò provocherà un effetto cascata in quando la negatività del pensiero e la sua entità inizieranno a crescere in maniera direttamente proporzionale all’incapacità di poterlo sormontare o risolvere, fino a renderlo un ostacolo invalicabile quanto il Monte Everest.

La soluzione alternativa al fissazione e magnificazione dell’evento consiste nella Distrazione. Distraendosi da essi attraverso delle attività differenti dal solito, l’individuo riesce a scappare o alleviare il loro influsso negativo. Tuttavia, questo metodo presenta delle criticità riscontrabili ed appurate dalla letteratura sul pensiero negativo. Secondo i manuali concepiti come guide per la gestione del pensiero negativo, infatti, più ci si rifugia in un atteggiamento escapista, più si concederà al pensiero la facoltà di influenzare in profondità nella mente umana.

Mindfulness CBT o terapia cognitivo comportamentale della consapevolezza – La terza via.

La Mindfulness CBT o terapia cognitivo comportamentale per la consapevolezza funziona esattamente come una terza via. Anziché risultare coinvolto nel pensiero negativo, nell’immagine, nell’emozione cupa e reagire col tentativo di acquistare maggiore distanza, il soggetto che opta per la terza via lascia che il pensiero negativo permanga nella sua mente fino a raggiungere uno stato di accettazione dello stesso (wise mind accepts – la mente saggia accetta, afferma Marsha Lineham DBT) pur nella totale negligenza.

Nel libro di Daniel Pink intitolato “Una mente completamente nuova” (A Whole New Mind), l’esperto conferma come la mente umana riceva ogni singolo momento più di 10.000 nuovi bits di informazione e come, essendo la memoria e l’attenzione due risorse limitate, secondo l’economia e l’ottimizzazione delle risorse scarse, solo ad una minima parte di essi (circa ad una mezza dozzina di mega bite sensomotori al secondo) viene concesso il giusto riguardo.

La mente lavora secondo il principio in base al quale, paradossalmente, nell’esatto istante in cui vengono accettati sentimenti, immagini ed il relativo pensiero negativo associato e si consente loro di permanere nel cervello fino a sedimentarsi, quest’ultimo procederà naturalmente verso altri territori del pensiero come in un flusso di coscienza piuttosto che fossilizzarsi o cristallizzarsi sul pensiero negativo ormai fissato.

Il grande maestro Zen Hisamatsu disse: Quando nessun idolo pesa troppo nella mente, significa che la stagione propizia è giunta.

Un esempio di questo spontaneo processo di negligenza è riscontrabile nella percezione di uno spot commerciale in tv. In quanto un americano, completamente e quotidianamente immerso in un liquido amniotico di pubblicità televisive e non, ho dovuto imparare a afre scudo ed a tutelarmi dalla loro violenza, imparando a non udirle, né sentirle, allenandomi fino a non essere coinvolto o influenzato da quanto passa sullo schermo.

Nel volume di Adrian Wells su Cognizione ed Emozione, lo studioso spiega come esiste un’area, all’interno del cervello, deputata alla processazione delle informazioni nella quale quanto esperito viene immagazzinato senza che vi sia una totale consapevolezza da parte del soggetto di quanto entra nella mente. Tale meccanismo è altrettanto valido in una vasta gamma di circostanze dell’esistenza. Scoprire l’esistenza di una zona del cervello nella quale i pensieri si depositano, ma non ci possiedono – dove permangono senza creare disturbo o consapevolezza è sicuramente una delle maggiori conquiste in ambito psicologico nello studio per la gestione di problematiche di natura psicologica o emotiva.

 

Fonte: The Centre for Cognitive Behavioural Therapy

Articolo pubblicato su The Centre for Cognitive Behavioural Therapy , tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

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