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5 Miti Dannosi Sulla Depressione Postpartum.

5 Miti dannosi sulla depressione postpartum.

 

La depressione postpartum (PPD) è una delle principali complicazioni legate alla nascita di un nuovo membro del nucleo familiare, secondo Samantha Meltzer-Brody, MD, MPH, direttore del Programma di Psichiatria Prenatale all’ UNC Center for Women’s Mood Disorders. La depressione postpartum affligge dal 10 al 15% delle neomamme.

E si tratta, purtroppo, di un fenomeno ancora decisamente frainteso — perfino dai medici e dagli psicologi o dai professionisti in ambito di igiene mentale.

Katherine Stone, portavoce delle donne affette dalla depressione postpartum, afferma che per comprendere appieno quanto questa tipologia di disagio sia fraintesa sarebbe opportuno che tutti fossero messi al corrente delle orribili accuse che le mamme si sentono rivolgere dai propri compagni, dai membri della propria famiglia, dai colleghi, medici ed infermiere. Katherine è anche fondatrice e scrittrice del blog Postpartum Progress vincitore del premio internazionale nonché superstite della sindrome tipicamente correlata alla depressione postpartum OCD.

Dopo aver chiesto aiuto, molte mamme si ritrovano sole. Alcune ricevono qualche prescrizione senza seguito o monitoraggi sullo stato di avanzamento terapeutico. Alcune vengono informate semplicemente del fatto che i sintomi presentati non siano affatto riconducibili alla depressione postpartum, mentre ad altre viene rivolto l’insulto di essere egoiste, viene dato il superficiale consiglio di uscire un po’ o di cercare di star su di morale.

Esiste una tale confusione su ogni aspetto della depressione postpartum e dei sintomi ad essa riconducibili da presentare delle gravissime conseguenze e fraintendimenti anche a livello terapeutico. Esistono perfino dei falsi miti che spesso ritraggono le donne con sindrome postaprtum come circondate da un’aura lugubre e ciò dissuade e funge da deterrente per molte mamme nei confronti di una richiesta di aiuto. Le neomamme si preoccupano dell’opinione altrui, anche nel caso in cui siano particolarmente votate alla maternità o, peggio, il proprio figlio venga portato via stando a quanto affermano Stone e Meltzer-Brody.

Il risultato è che la maggioranza delle mamme affette da depressione postpartum non riesce ad ottenere le cure necessarie per uscire dal tunnel.

Alcuni studi dimostrano come solo il 15% delle mamme affette da depressione postpartum riceve un serio e valido aiuto professionale.

La depressione postpartum, se trascurata può portare a gravi conseguenze nel lungo periodo sia per la madre che per il piccolo.

La buona notizia è che la depressione postpartum si può curare grazie all’aiuto dei professionisti. E l’istruzione e l’informazione sono le premesse base dalle quali partire. Di seguito vengono elencati 5 miti comuni sulla depressione postpartum.

  1. Mito: le donne affette da depressione postpartum sono sempre tristi e tendono a piangere spesso.

Realtà: Secondo Meltzer-Brody, le donne affette da depressione postpartum di solito sono di malumore, soffrono spesso di ansia e vengono assalite dalle preoccupazioni, il loro sonno è disturbato, si sentono sopraffatte e possono anche cadere nel vortice del senso di colpa per non essere in grado di vivere con felicità un momento così importante come quello della maternità nel loro percorso di donne.

Ma questa tipologia di disturbo può variare da soggetto a soggetto. La depressione postpartum non è un postulato equivalente per ogni donna. Vi sono infatti molte madri che non si accorgono o si rendono conto solo dopo che i loro sintomi coincidono con quelli impliciti alla depressione postpartum.

In effetti, vi sono donne che si sentono tristi e cadono in preda alle crisi di pianto. Altre, invece, affermano di sentirsi apatiche, mentre altre ancora provano principalmente un senso di irritazione e rabbia. Alcune mamme presentano perfino delle paure relative alla possibilità di ferire o causare del male ai propri bambini, il che amplifica ansia e stress. Il mito che vede le mamme affette da depressione postpartum protagoniste dei danni causati ai propri figli non fa che acuire ed enfatizzare queste paure e le loro sofferenze in quanto consapevoli di queste accuse.

Molte mamme sembrano non aver nessun problema per il semplice fatto che si abituano a soffrire in silenzio. Continuano a lavorare, si prendono cura dei propri figli ed appaiono calme ed educate. Questo accade perché la maggior parte delle donne presentano dei sintomi legati alla depressione postpartum molto moderati, sono in grado di condurre un’esistenza quasi normale, ma dentro sono divorate dall’ansia latente e dagli sbalzi d’umore che s’impossessano del piacere di essere madre ed interferiscono con la loro capacità di sviluppare un corretto rapporto affettivo ed un sano legame con il proprio figlio.

  1. Mito: la depressione postpartum si manifesta nei primi mesi dal parto.

Realtà: la maggior parte delle donne tende a prendere consapevolezza dei sintomi legati alla depressione postpartum a tre o quattro mesi dal parto stesso. Tuttavia è possibile che la patologia si presenti in qualsiasi momento durante il primo anno dalla nascita.

Sfortunatamente i criteri DSM-IV per la depressione postpartum PPD non contengono queste informazioni. Secondo Stone, nel momento in cui venissero inserite delle informazioni omesse nel DSM-IV, è praticamente impossibile stimare quante mamme riuscirebbero a trovare il coraggio di rivolgersi ad un professionista durante la seconda metà del primo anno di vita del proprio pargolo senza sentirsi dire di non avere alcuna patologia. Perciò le madri tornano a casa e si chiedono se sarebbe stato giusto chiedere aiuto dal momento un cui nessuno pare poterle aiutare.

  1. Mito: La depressione postpartum si cura da sé.

Realtà: La nostra società vede la depressione come qualcosa de affrontare e superare, afferma Meltzer-Brody. La depressione viene relegata ad una patologia minore che è possibile curare con dei semplici aggiustamenti a livello comportamentale e di attitudine. Esistono in effetti molti pazienti che affermano di sentirsi colpevoli e sotto il continuo giudizio dei parenti ed amici per non essere stati in grado di vedere la luce ed uscire dalla negatività.

Ribadiamo, dunque, che la depressione postpartum è una patologia seria e come tale necessita di un aiuto professionale. è una malattia completamente trattabile con l’aiuto dei medici e della psicoterapia. Il trattamento medico potrebbe spaventare alcune donne e per questo vengono allontanate da una possibile cura. Tuttavia, il trattamento è individuale e soggettivo, dunque una terapia utile per una donna può non esserlo per un’altra. È importante non lasciare che questi fraintendimenti fungano da deterrente per le donne dal cercare aiuto.

 

  1. Mito: Le madri affette da depressione postpartum possono causare del male ai propri figli.

Realtà: Quasi sistematicamente, ogni volta che una madre causa del male al proprio figlio, i media riconducono l’accaduto alla depressione postpartum. Come ribadisce Stone, le donne che soffrono di depressione postpartum non fanno del male ai propri figli e non sono affatto delle cattive madri. L’unica persona a cui una madre affetta da depressione postpartum può fare del male è se stessa se la malattia raggiunge livelli così intensi da indurre pensieri suicidi o autolesionisti.

Esiste un 10% di rischio infanticidio o suicidio riconducibile ad una patologia denominata psicosi postpartum. Le mamme potrebbero causare del male ai propri figli in caso di psicosi.

La depressione postpartum viene spesso confusa con la psicosi postpartum. Ma, sottolineiamo che si tratta di due patologie differenti. La psicosi postpartum è piuttosto rara. 1 mamma su 8 presenta i sintomi della depressione postpartum, mentre 1 su 1.000 da psicosi postpartum.

(A questo link è possibile trovare delle informazioni sui sintomi da psicosi postpartum)

 

  1. Mito: La depressione postpartum deriva sempre, in qualche maniera, dalla madre.

Realtà: Le donne spesso si biasimano per essere affette da depressione postpartum e provano un profondo senso di colpa perché non riescono ad entrare nel magico clima della maternità. Maè fondamentale ricordare che la depressione postpartum non è qualcosa che si sceglie di avere. È una seria patologia che non può semplicemente essere soffocata.

Secondo Meltzer-Brody, gli ormoni giocano un ruolo sostanziale nella depressione postpartum e nella suscettibilità delle donne che si trovano ad affrontarla. Alcune donne sono particolarmente suscettibili alle fluttuazioni tra progesterone ed estrogeni che risulta direttamente correlata con il parto. È come se la predisposizione genetica delle donne influisca su questi sintomi dell’umore e su queste fluttuazioni. Storie personali pregresse di traumi e abusi possono accrescere il rischio nelle donne geneticamente vulnerabili.

Stone afferma come non sia facile riuscire a persuadersi che non sia colpa propria, che sarebbe stato meglio non diventare mai madri e che un giorno si riuscirà a stare meglio.

La depressione postpartum è una malattia seria che richiede il supporto di un esperto. Far finta di nulla può avere delle gravi conseguenze nella madre e nel bambino. È inutile essere superficiali e sperare per il meglio. Occorre richiedere un aiuto serio e professionale il prima possibile.

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Fonte: Psychcentral

Articolo pubblicato su Psychcentral da Margarita Tartakovsky, M.S., tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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