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Convivere Con Il Disturbo Ossessivo Compulsivo – Approfondiamo Con Lo Psicologo

Convivere con il disturbo ossessivo compulsivo – approfondiamo con lo psicologo

 

Le persone che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo o (OCD) vivono delle esperienze caratterizzate da ossessioni, compulsioni o entrambe le tendenze. “Le ossessioni nascono da pensieri, immagini o impulsi indesiderati che il soggetto si trova ad esperire in maniera continua e reiterata” afferma Andrea Umbach, PsyD, psicologo clinico specializzato nel trattamento dei disturbi legati all’ansia al Southeast Psych di Charlotte, N.C.

 

Esistono spesso delle terrificanti cause e conseguenze legate all’ansia.

Mara Wilson nel suo pezzo su ciò che nessuno dice a proposito del disturbo ossessivo compulsivo  OCD, chiede di provare a “immaginare quella strana sensazione, come quando si ha una canzone che non smette mai di suonare nella testa, per poi pensare che non si tratta dell’ultima hit del nostro gruppo preferito, ma dell’idea di uccidere il nostro migliore amico. Con tanto di accuratissimi dettagli visivi. Ancora e ancora. Eppure non siamo arrabbiati con il nostro migliore amico, né abbiamo mai commesso alcun crimine o atto violento, ma quell’idea non smette di rimbombare nel cervello”.

Anche quando non si tratta di pensieri così cruenti, è sempre poco gradevole aver qualcosa che continua a ripetersi sempre uguale nel cervello, specialmente se i pensieri in questione hanno lasciano un profondo retrogusto di ansia.

Al fine di riuscire a ridurre o prevenire le emozioni negative e lo stress, le persone che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo o OCD spesso di dedicano alle proprie compulsioni, quelle che Umbach definisce come “azioni ripetitive, sia fisiche che mentali.”

Le persone affette potrebbero sviluppare una tendenza a conformarsi a rituali caratterizzati dal controllo, dalla mania del sistemare o dal continuare a ripetere determinate azioni finché tutto non appare perfetto. Tali soggetti affetti da disturbo ossessivo compulsivo potrebbero contare o ripetersi delle frasi nel cervello come sintomo di diffusione imperante dell’ossessione. Gli individui affetti da disturbo ossessivo compulsivo OCD potrebbero anche continuare con petulanza a porre domande per riuscire ad ottenere delle rassicurazioni circa il fatto che andrà tutto bene.

Questi soggetti potrebbero chiedere agli altri se hanno mai fatto qualcosa di sbagliato, come far uscire qualcuno fuori strada, o alcuni altri potrebbero domandare se sono dei pedofili, o se andranno all’inferno, afferma Tom Corboy, MFT, fondatore e direttore esecutivi dell’OCD Center of Los Angeles.

Le persone affette da disturbo ossessivo compulsivo vivono con grande vergogna la propria malattia e ciò spesso porta ad altri disturbo collegati all’alienazione ed all’isolamento.

Ma se si è affetti da disturbo ossessivo compulsivo, in realtà non si è soli. Secondo il National Institute of Mental Health, il disturbo ossessivo compulsivo affligge 2.2 milioni della popolazione americana adulta. A livello globale, il disturbo ossessivo compulsivo ed i disordini ad esso correlati sono riscontrabili in scala 1 a 100 e ciò è quanto afferma l’International OCD Foundation.

Il disturbo ossessivo compulsivo è una malattia fortemente debilitante. Fortunatamente, tuttavia, esistono dei trattamenti molto validi per le cure, afferma L. Kevin Chapman, Ph.D, psicologo clinico specializzato nel trattamento dei disturbi legati all’ansia a Louisville, in Kentucky.

Di seguito, uno sguardo approfondito alle caratteristiche delle ossessioni e delle compulsioni e un approfondimento sui miti da sfatare sul disturbo ossessivo compulsivo, sugli standard aurei nel trattamento e sulla malattia in generale.

 

Uno sguardo più da vicino sulle ossessioni e le compulsioni

  1. La contaminazione è la tipologia più diffusa di disturbo ossessivo compulsivo, asserisce Chapman.

Gli individui risultano ossessionati dall’idea di contrarre delle malattie derivanti dal contatto con gli oggetti o con le persone. Per questo motivo le loro compulsioni si declinano in azioni come: pulizia e lavaggio eccessivo e non giustificato delle mani e del corpo, nonché dei vestiti.

Le persone affette da disturbo ossessivo compulsivo generalmente si trovano a dover fronteggiare anche delle ossessioni aggressive che si possono manifestare in forma di pensieri, immagini o impulsi che potrebbero causare danni non intenzionali agli altri, dice Chapman. “Ad esempio, alcuni potrebbero avere paura di accoltellare il proprio partner con un oggetto contundente trovato fortuitamente in cucina, il terrore di guidare per la possibilità di investire qualche pedone o di avvelenare non intenzionalmente un proprio caro.

Gli individui affetti da disturbo ossessivo compulsivo non hanno alcuna intenzione di commettere tali atti violenti e, comprensibilmente, questi pensieri causano loro un forte stress. Per lenire l’angoscia, possono intraprendere diversi rituali, come “ripercorrere le strade di guida per ore per paura del “nastro giallo” e di causare incidenti, evitare oggetti taglienti o armi a tutti i costi ed film aggressivi.

 

  1. Un altro risvolto del disturbo ossessivo compulsivo è la scrupolosità.

Ciò implica ossessioni legate alla religione, alla morale ed all’idea di “fare sempre la cosa giusta”, continua Chapman. Le persone potrebbero preoccuparsi potenzialmente per qualsiasi cosa, dal commettere un peccato mortale all’offendere il prossimo.

I rituali possono assumere le sembianze di una fonte di rassicurazione individuata nel prete o nella religione, come espediente per riuscire a trovar conferma della propria buona fede e della rettitudine del proprio operato. Ciò si concretizza in continue confessioni, recite di preghiere o nel continuare incessantemente a farsi il segno della croce dinanzi ad eventi traumatici – siano essi notizie sul giornale o accaduti personali – o ancora, all’opposto, nell’evitare attività di stampo religioso come la lettura o la scrittura.

I soggetti potrebbero inoltre evitare in maniera compulsiva oggetti e situazioni che sono potenzialmente pericolose o potrebbero mettere a rischio l’incolumità degli altri tra cui passare del tempi con i propri figli per paura di ferirli o rifuggere da oggetti contundenti per paura di accoltellare qualcuno.

I miti da sfatare sul disturbo cognitivo comportamentale OCD

  • MitoI problemi repressi sono alla base del disturbo cognitivo comportamentale. “Molte persone trascorrono anni in psicoanalisi alla ricerca di problemi inesistenti, nel tentativo di spiegare perché stanno vivendo delle situazioni nelle quali i pensieri indesiderati sembrano prendere il sopravvento”, spiega Corboy. Tuttavia, le persone con disturbo ossessivo compulsivo hanno questi tipi di pensieri perché, in fondo, li hanno tutti. La differenza è che le persone con disturbo ossessivo compulsivo “si fossilizzano su di essi e attuano comportamenti specifici nel tentativo di sfuggire all’ansia da essi provocata”, continua. Mentre non siamo ancora a conoscenza delle reali cause del disturbo ossessivo compulsivo, alcuni ricercatori cominciano a ricondurla a fattori genetici. “Il disturbo cognitivo comportamentale è talvolta “scatenato” da eventi caratterizzati da forte stress e pare svilupparsi come risposta inconscia, conseguente ad un rifiuto nei confronti dell’adattamento e dell’impulso ad affrontare una specifica situazione nello sforzo di gestire l’ansia che essa provoca”.
  • MitoTutti gli esseri umani possiedono qualche tendenza al disturbo ossessivo compulsivo. Secondo Umbach, “La parola “disturbo ossessivo compulsivo” e l’aggettivo o “ossessionato” tendono ad essere utilizzate con troppa leggerezza e spesso senza cognizione di causa”. Per questo è importante ribadire il fatto che il disturbo ossessivo compulsivo sia una malattia debilitante che trascende la semplicistica casistica che vede un soggetto preoccupato per qualcosa. Quando il disturbo ossessivo compulsivo viene preso con leggerezza si potrebbero verificare situazioni nelle quali l’individuo affetto è portato a ritenere non necessario l’aiuto di uno specialista e, di conseguenza, a soffrire di più ed in solitudine.
  • Mito: Se solo le persone riuscissero a rilassarsi, il disturbo ossessivo compulsivo non sarebbe un problema. “In realtà, le persone con disturbo ossessivo compulsivo di solito fanno tutto il possibile per ridurre il disagio”, chiarisce Umbach. Questo è lo scopo delle compulsioni: allontanare l’ansia e rilassarsi. Tuttavia, la ricerca del comfort non fa che perpetrare il disturbo ossessivo compulsivo. “Ciò di cui le persone con disturbo ossessivo compulsivo necessitano effettivamente è un programma strutturato e di supporto che possa aiutalre a liberarsi dai cicli ripetitivi del disturbo ossessivo compulsivo stesso”.
  • Mito: Le persone che hanno tendenza al perfezionismo o all’ordine sono affette da disturbo cognitivo comportamentale. In numerose occasioni si sente attribuire impropriamente alle persone il disturbo ossessivo compulsivo per descriverne che si verificano in determinati contesti piuttosto che la presenza di vere ossessioni e compulsioni. Tuttavia, è possibile riscontrare come questi sintomi possano indicare un disordine non correlato – sebbene con il nome simile – chiamato disturbo di personalità ossessivo compulsivo (OCPD).

Il trattamento: la scelta

“Uno dei primi passi per affrontare il disturbo ossessivo compulsivo sta nel prendere sul serio i suoi sintomi“, suggerisce Umbach. Quando si lotta con ossessioni o compulsioni angoscianti, è importante non trascurarli.

Non bisogna provare vergogna nel chiedere aiuto.

Il miglior trattamento per il disturbo ossessivo compulsivo è un tipo di terapia cognitivo comportamentale chiamata Exposure and Response Prevention – (Prevenzione con esposizione e reazione o ERP). Secondo Corboy, negli ultimi 15-20 anni, studi di ricerca controllati hanno rilevato che l’ERP (con o senza farmaci) è superiore a tutti gli altri tipi di trattamenti per il DOC.

Nello specifico, con il trattamento ERP, “gli individui con disturbo ossessivo compulsivo si espongono gradualmente a eventi, situazioni o oggetti che causano ansia, senza attuare le consuete risposte compulsive”, ha detto Corboy. A seguito di osservazioni cliniche, infatti, è stato rilevato come, col passare del tempo, le persone diventano meno ossessive e ansiose.

L’esposizione è condotta in modo graduale creando una gerarchia di situazioni stressanti, spiega Chapman. Il terapeuta aiuta il cliente a elencare queste situazioni in ordine, in genere da zero a 100 (100 è il più angosciante). Successivamente i soggetti vengono invitati a lavorare su questa lista, passando dalla situazione di angoscia più bassa a quella che causa più ansia. Quasi tutti i medici iniziano ad un livello stressogeno di circa 50 – a volte più basso, a volte più alto – che rappresenta “un disagio moderato”.

 

Chapman ha condiviso questo esempio di una gerarchia per un paziente con ossessioni di contaminazione:

 

50 = toccare le maniglie sul posto di lavoro (senza lavarsi le mani)

60 = utilizzo di penne a inchiostro dei clienti al lavoro

65 = mangiare cracker caduti sul tavolo

75 = toccare il pavimento sporco

100 = sedersi sulla tavoletta del water senza avvolgerla con la carta igienica.

 

In alcuni casi i soggetti hanno ciò che a volte viene chiamato “Pure O“, una problematica i cui sintomi compulsivi risultano palesi. Ma Corboy avverte che il termine “Pure O” può essere fuorviante in quanto ogni persona da lui trattata per la cura del cosiddetto ‘Pure O’ ha esibito numerosi comportamenti compulsivi.

 

Quando si tratta il Pure O, Lesposizione immaginativa, un tipo di esposizione, risulta particolarmente efficace. In questo caso di invita il soggetto a scrivere una breve storia sulla propria paura ossessiva per poi leggerla ripetutamente fino a quando non diventa meno angosciante secondo le linee guida dell’esposizione standard, salvo per il fatto che in questo caso l’esposizione sia specifica per fonte di ansia, piuttosto che per un evento, una situazione o una cosa esterna.

La CBT o terapia cognitivo comportamentale implica anche l’apprendimento alla pratica del pensiero flessibile che implica la tolleranza nei confronti delle angoscianti e l’adattamento, spiega Umbach.

Le persone con disturbo ossessivo compulsivo tendono a rimanere bloccate in paradigmi di pensiero rigidi. Un esempio potrebbe riscontrarsi nei soggetti che ritengono fondamentale riuscire a presentare delle relazioni ineccepibili per non essere licenziate. I medici aiutano i pazienti ad allontanarsi dagli estremi, ad aprirsi ad altre possibilità ed esplorare ipotesi piuttosto che prenderle per il loro valore nominale senza un atteggiamento critico. Ciò avviene invitando il soggetto a lavorare sulla revisione del proprio scritto fino alla conclusione relativa che lo porta a ritenere quanto messo su carta leggibile e pulito, e dunque lungi dal portare al licenziamento, anche se le linee non risultano perfettamente dritte.

Il terapista lavora, inoltre, sullo sviluppo di abilità che consentiranno al paziente di fronteggiare le situazioni in maniera efficace, agendo sulla respirazione, sull’immaginazione e sulle tecniche di rilassamento che potrebbero includere l’esercizio fisico o l’ascolto di musica. I pazienti possono creare un elenco di situazioni e di frasi efficaci e motivatorie che possano aiutarli ad affrontare i momenti più difficili durante la giornata come: “Sono forte e posso farcela”.

 

Un’altra strategia di coping, ossia utile a fronteggiare le situazioni critiche, consiste nel vedere il disturbo ossessivo compulsivo come un personaggio fuori di sé che si deve sconfiggere.

Dal momento che esporsi a situazioni che provocano ansia innesca emozioni negative, la CBT o terapia cognitivo comportamentale insegna anche ai pazienti a tollerare con successo l’angoscia.

Piuttosto che evitare il problema, i pazienti imparano che sono in grado di tollerare bassi livelli di pericolo e di affrontarlo senza per forza darsi alla fuga. Il soggetto apprende la sua facoltà di cavalcare le proprie emozioni poiché diventa consapevole del fatto che siano temporanee e che col tempo andranno a dissiparsi”.

Dopo aver appreso a tollerare situazioni più semplici, i pazienti sono pronti ad affrontare quelle più difficili.

Per quanto concerne i farmaci per il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo o OCD, questi possono fornire un sollievo molto necessario dagli effetti paralizzanti tipici del disturbo ossessivo compulsivo, come dichiara Brian Briscoe, MD, socio fondatore e CEO del Kentucky Psychiatric and Mental Health Services, PLLC. I farmaci possono ridurre la frequenza e l’intensità delle ossessioni ed aiutano a trattare i sintomi depressivi che spesso accompagnano il disturbo ossessivo compulsivo. Tra quelli comunemente prescritti troviamo gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori della ricapitazione della serotonina e norepinefrina (SNRI). In alcuni casi, i medici prescrivono anche altri farmaci per aumentare gli effetti degli SSRI o degli SNRI, tra cui alcuni supplementi, come N-Acetyl Cystiene (NAC) che hanno dimostrato di essere in grado di aumentare gli effetti diegli SSRI o SNRI.

Tuttavia, il Dr. Briscoe raccomanda vivamente che i suoi pazienti affetti da disturbo ossessivo compulsivo si affidino alla Prevenzione dell’esposizione e della risposta (ERP) con l’aiuto di un terapista esperto. Alcuni pazienti possono anche non assumere farmaci e raggiungere la completa guarigione dal disturbo ossessivo compulsivo solo attraverso il trattamento ERP. Altri medici, invece, sono in grado di raccomandare con successo il trattamento del problema sia con l’ERP che con i farmaci.

Se il paziente sta prendendo in considerazione l’assunzione di farmaci, Briscoe sottolinea l’importanza di affidarsi ad uno psichiatra certificato o ad un infermiere psichiatrico esperto nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo. Inoltre, instaurare una relazione collaborativa con il proprio medico è essenziale per un trattamento dal risultato ottimale. Ossia, risulta imprescindibile che “il paziente e il medico [lavorino insieme per trovare un farmaco efficace con effetti collaterali minimi o nulli” e “si impegnino a coordinarsi per raggiungere gli obiettivi che il paziente ha predisposto per se stesso o se stessa”.

 

Mindfulness e disturbo ossessivo compulsivo

Corboy ha scoperto come gli individui affetti da disturbo ossessivo compulsivo traggano enormi benefici quando il trattamento ERP risulta coniugato con le tecniche di Mindfulness o consapevolezza. Secondo lo studioso, la Mindfulness per il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo è da interpretare come la conquista della consapevolezza che porta all’accettazione dei propri pensieri, dei sentimenti e delle sensazioni indesiderati che si verificano. Ciò significa accettare che i pensieri esistano nella coscienza – e non che i pensieri siano veri e concreti allarmi. L’accettazione anziché l’eliminazione dei pensieri, porta il paziente ad imparare come affrontarli senza agire in maniera ossessiva o compulsiva sia possibile. In questo ambito, una lettura consigliata è The Mindfulness Workbook for OCD: A Guide to Overcoming Obsessions and Compulsions Using Mindfulness and Cognitive Behavioral Therapy, una guida per superare le ossessioni e le compulsioni usando la consapevolezza e la terapia cognitivo comportamentale di cui Corboy è coautore con Jon Hershfield, MFT.

 

Ulteriori considerazioni

È importante apprendere quanto possibile sul disturbo cognitivo comportamentale in quanto più è approfondita la conoscenza, più è possibile lavorare sui propri schemi personali di pensiero. E più si comprendono gli tuoi schemi, più sarà facile romperli. Corboy raccomanda anche la lettura di libri come: Getting Control e The Imp of the Mind di Lee Baer, Ph.D; e The OCD Workbook di Bruce Hyman, Ph.D e Cherry Pedrick, RN. Il sito web di Umbach include un elenco di risorse raccomandate su OCD. E, ancora, la International OCD Foundation ha informazioni eccellenti.

È importantissimo essere pronti al cambiamento. Ciò che può aiutare il paziente ad essere più aperto mentalmente consiste nel considerare in che modo il disturbo ossessivo compulsivo abbia influenzato la propria vita, e tutti i motivi per cui vuoi è necessaria una spinta al cambiamento per giungere alla completa libertà dal giogo del problema.

 

 

La motivazione chiara nelle mente è il sostegno più grande nellaffrontare i momenti difficili.

È altresì importante comprendere che il trattamento non è immediato, ma consiste in un processo.

Nonostante le persone desiderino comprensibilmente migliorare in maniera rapida e semplice, essere consapevoli del fatto che il cambiamento richieda tempo renderà il processo più tollerabile.

Umbach sottolinea inoltre l’importanza di praticare le abilità che si apprendono in terapia.

Conoscere e confrontarsi con altri soggetti che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo aderendo a gruppi di supporto online come http://groups.yahoo.com/group/OCD-Support (online dal 2001 e con quasi 5.000 membri) può essere davvero frutto di una reale svolta.

Inoltre, è fondamentale essere costanti ed impegnarsi in “mini esposizioni” quando insorgono situazioni dolorose o difficili. Secondo Chapman, una volta che il trattamento è giunto al termine, le persone con sintomi di disturbo ossessivo compulsivo dovrebbero rimanere proattive nell’affrontare situazioni angoscianti dal momento che cercare di evitarle potrebbe ritorcersi loro contro intensificando i sintomi di angoscia che l’individuo sta tentando di eliminare. Ad esempio, se una persona diventa angosciata per un Sermone sulla dannazione eterna, sarà necessario che si impegni in un’ “esposizione immaginaria” nella quale tenta di “entrare nelle porte dell’inferno, concentrarsi sull’incertezza di andare in paradiso, e sui sentimenti associati a questa incertezza [come ad esempio] il fatto si sentirsi angosciato perché sono incerto della propria salvezza.

Il disturbo ossessivo compulsivo è una malattia debilitante. La buona notizia è che è altamente curabile ed è possibile uscire dal tunnel con l’aiuto di un professionista esperto.

 

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Fonte: Psychcentral

Articolo pubblicato da Margarita Tartakovsky, M.S. Psychcentral, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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