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4 Obiettivi Della CBT Come Terapia Per Superare La Dipendenza Da Internet. Il Counselling Directory E La Terapia Cognitivo Comportamentale Nei Casi Di Web Addiction

4 obiettivi della CBT come terapia per superare la dipendenza da Internet. Il Counselling Directory e la terapia cognitivo comportamentale nei casi di web addiction

LOnline support network Counselling Directory ha rilevato come l 82% dei visitatori di un determinato sito web ammettano di permanere online più a lungo del previsto, mentre la metà circa afferma perfino di sentirsi depresso, irritabile o lunatico qualora si trovi nella situazione di difficoltà daccesso ad internet, tutti sinetomi di una possibile dipendenza da Internet. 

Nell’era in cui è diventato pressoché impossibile evitare l’accesso ad Internet nella vita di tutti i giorni, il Counselling Directory si interroga rispetto a quali siano i meccanismi in grado di rendere un semplice passatempo qualcosa di molto più serio e su come la CBT o terapia cognitivo comportamentale e la psicoterapia  possano essere utilizzate nell’integrazione del trattamento della cura alla dipendenza da internet.

Internet ha attualmente conquistato con la sua realtà virtuale ogni angolo delle società sviluppate in maniera pervasiva rendendo praticamente impossibile la vita senza la sua presenza. Effettuare il log in ad internet e rimanere connessi costantemente è diventato, oggi, una condizione praticamente fisiologica per milioni di esseri umani, imprescindibile sia sotto le spoglie di diversivo sia come mezzo d’affari e lavoro.

Secondo le statistiche stilate dall’Internet World Stats, tra il 2000 ed il 2011 si è verificato un aumento del 528% nell’utilizzo di internet e se da un lato tale fenomeno di capillarizzazione ha reso decisamente più semplice comunicare e garantire libero accesso all’informazione, dall’altro esistono alcuni effetti collaterali quanto sinistri legati a tale massiccia diffusione.

La dipendenza da Internet è un fenomeno relativamente recente e si riferisce ad un utilizzo del computer talmente eccessivo da compromettere le normali attività quotidiane. Nonostante non si tratti di un disturbo clinico riconosciuto, esiste una crescente evidenza empirica che la rende una condizione potenzialmente seria anche da una prospettiva medica.

Scommesse on line, avatar e giochi di ruolo, scambio e furto di identità, dipendenza dai social network e dalle relazioni virtuali, chatrrom e pornografia sono solo alcune delle attività che potrebbero nascondere un alto tasso di rischio dipendenza e diventare un problema qualora il loro svolgimento cominciasse a diventare smodato.

Il Counselling Directory – ossia il database on line di consulenti e psicoterapisti – ha condotto una ricerca su un campione di visitatori di un sito di offerte per analizzare le modalità d’utilizzo di internet ed il ruolo giocato dal web nella vita quotidiana di un occidentale medio. Tra i dati rilevati, le scoperte di maggiore importanza comprendono:

  • Il 77% dei partecipanti dichiararono di utilizzare internet come mezzo di svago su base quotidiana.
  • L’82% dei soggetti campione coinvolti ammisero di trattenersi on line per un periodo di tempo superiore rispetto a quanto previsto.
  • Circa un terzo degli individui affermarono di trarre un senso di soddisfazione dell’utilizzo di internet.
  • Il 65% dei partecipanti sostiene di utilizzare internet come mezzo di distacco dai problemi di tutti i giorni o per scaricare le tensioni negative.
  • Circa la metà dei soggetti ha confessato di sentirsi depresso, lunatico ed irritabile qualora riscontri delle difficoltà nell’accesso ad internet.

Le conclusioni tratte dallo studio dimostrano in maniera inconfutabile come, ad oggi, una porzione consistente della popolazione occidentale nutra una reale dipendenza da internet, dunque come è possibile comprendere quando l’uso di internet come diversivo si sta convertendo in qualcosa di più serio come una dipendenza?

Joyce Walter (MBACP, MCOSRT) consulente e psicoterapista sessuale operante nel Kent sottolinea come segnali d’allarme della dipendenza da Internet e potenziali sintomi i seguenti:

1.Distorsione temporale

Alcuni minuti dedicati al controllo delle e-mail possono facilmente convertirsi in ore o in una serata intera senza che vi sia una cosciente percezione del tempo. La conseguenza di questa mancata consapevolezza temporale comporta che il soggetto arrivi a dimenticare o evitare appositamente alcune attività basilari della vita quotidiana quali la preparazione dei pasti (che richiederebbe del tempo prezioso da sottrarre ad Intarnet) o la pulizia e l’igiene domestica o personale che passano in secondo piano.

2.Degenerazione relazionale

Quando le relazioni personali e lavorative risentono della dipendenza da Internet a causa della compulsione del soggetto nei confronti dello stato di connessione siamo dinanzi ad un segnale d’allarme decisamente grave.

3.Escapismo e tendenza alloccultare

Se per il soggetto la dipendenza da Internet diviene un segreto da custodire gelosamente, ciò potrebbe essere indicativo di qualcosa di realmente serio. Walter spiega come possano esistere alcuni aloni di colpevolezza o vergogna che appesantiscono metaforicamente il lungo tempo trascorso on line, tanto da implicare alcuni tentativi di occultamento della mole di ore dedicate ad Internet al cospetto dei propri cari.

4.Ricadute fisiche

“Uno dei più comuni segnali d’allarme che dovrebbe far riflettere sulla possibile dipendenza da Internet emerge quando il tempo trascorso di fronte al monitor viene percepito come distorto o come se sparisse insieme al soggetto” spiega Walter.

Le ore trascorse davanti al monitor del computer potrebbero avere delle conseguenze anche sul piano fisico causando al soggetto dei dolori alla schiena, tensioni alle spalle, lacrimazione oculare, sindrome al tunnel carpale e perfino aumento di peso.

Allora, quando si dovrebbe cominciare ad allarmarsi realmente e cercare aiuto? Walter raccomanda massima attenzione qualora ci si rispecchi nei sintomi sopracitati e, qualora le conseguenze dovessero cominciare a compromettere non solo la vita individuale ma perfino l’esistenza di coloro che vivono accanto al soggetto coinvolto, invita a richiedere aiuto e rivolgersi subito ad uno specialista.

Spesso i soggetti che hanno maturato una dipendenza da Internet cominciano ad affrontare il problema indipendentemente ed a prescindere dalla presenza di una persona competente nella ferma convinzione di poter adottare delle misure autonome ed arbitrarie quali lo spegnimento del computer e l’imposizione di alcuni limiti. Tuttavia, se la compulsione e la dipendenza appaiono più forti di buoni propositi e vincono la volontà di “disintossicazione”, la decisione di rivolgersi ad un consulente o uno psicoterapista potrebbe essere la soluzione utile per poter riscontrare un aiuto nell’impostazione strutturata di un percorso funzionale alla riacquisizione del controllo su se stessi ed il proprio tempo.

Stando a Walter, la terapia cognitivo comportamentale o CBT può rivelarsi una forma di terapia particolarmente utile nel fornire degli strumenti efficaci ai fini di una riconquista di sé tramite il superamento della propria dipendenza da Internet reso possibile dalla sua strategia che rende il paziente capace di assumere il distacco necessario a poter valutare la propria forma di pensiero, i propri comportamenti e relative percezioni.

Lo psicologo e consulente psicoterapista Matt Shorrock è uno dei maggiori esperti in Gran Bretagna nel trattamento della dipendenza da Internet ed al pari di Walter sostiene che se da un lato l’autoterapia si strutturi sul principio dell’astinenza e possa risultare utile, dall’altro è fermamente convinto che non sempre si tratti di metodi appropriati, specialmente nei casi in cui Internet sia un elemento imprescindibile dell’esistenza del soggetto.

“L’obiettivo di un trattamento efficace dovrebbe implicare un utilizzo moderato ed un controllo garantito” afferma. Inoltre non può prescindere dall’impostare degli scopi che risultino non solo compatibili con i valori ed i principi, ma anche congruenti con la personalità del soggetto stesso. Tra questi troviamo:

  1. La reimpostazione di nuovi schemi di comportamento come l’abitudine di prendersi una pausa tra una sessione e l’altra d’uso del computer o fare allenamento piuttosto che trascorrere il proprio tempo su Internet.
  2. Il ricorso a deterrenti esterni come sistemare il computer in uno spazio pubblico condiviso o impostare dei filtri di controllo simili a quelli adottai dai genitori per tutelare i propri figli sul browser durante la navigazione.
  3. Entrare a far parte di un gruppo di sostegno.
  4. Tenere un diario o un taccuino che consenta di annotare e, dunque, monitorare, il tempo trascorso su Internet grazie al quale sarà possibile identificare ed affrontare gli imput all’uso compulsivo di Internet.

Shorrock, attualmente dottorando e ricercatore presso l’Università di Manchester, durante la stesura del suo ultimo libro (un manuale inerente il trattamento terapeutico della dipendenza da Internet), ha affermato come mentre la ricerca sul settore delle dipendenze da Internet sia attualmente ancora in stato embrionale, esista un’evidenza lampante circa l’efficacia dell’approccio della terapia cognitivo comportamentale (CBT) – nonostante in alcuni casi alcuni trattamenti “più profondi” come l’analisi transazionale (TA) siano necessari al completamento di un percorso di normalizzazione inaugurato dalla terapia cognitivo comportamentale – CBT.

Le possibilità di uscire dal tunnel della dipendenza, per coloro che realmente lo desiderano, si accrescono esponenzialmente grazie al supporto di uno specialista rispetto a quanto non sia possibile attraverso un percorso di autoterapia. Con un nutrito archivio di dati ed analisi ed un database di esperti consulenti e psicoterapisti noti a livello internazionale, il Counselling Directory può essere una valida rete di supporto per gli individui che lottano quotidianamente contro le proprie dipendenze e si pone come punto di partenza per un iter di conquista verso un futuro positivo.

Fonte: Counselling Directory

Articolo pubblicato da Counselling Directory, il 16 marzo 2012, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

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