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Perchè Il Tempo Rallenta, Accelera O Si Distorce?

Perchè il tempo rallenta, accelera o si distorce?

 

“La percezione del tempo ci plasma e ci guida nella nostra realtà mentale”.

Claudia Hammond (conduttrice e scrittrice di psicologia della BBC) è autrice de “Il tempo distorto: svelando I misteri della percezione del tempo” un affascinante viaggio all’interno del concetto relativo all’esperienza del tempo come creazione attiva della mente umana, un’incursione nelle sensazioni evocate da ciò che gli neuroscienziati e gli psicologi chiamano “tempo psichico”.

Hammond scrive:

Il tempo può essere amico, ma può anche tramutarsi in un cinico nemico. Il segreto sta nel saperlo tessere, che siamo a casa, al lavoro o anche durante gli eventi in società, cercando sempre di assecondare la nostra propria concezione. La percezione del tempo è un elemento fondamentale perchè in esso stanno i binari attraverso cui prende direzione l’esistenza e si plasma la realtà mentale e psichica del soggetto. Il tempo non è solo il cuore dell’organizzazione di una vita, ma perfino il fulcro dell’esperienza che l’individuo fa di essa.

Il Tempo rallenta con la paura

Tra le più intriganti illustrazioni del “tempo psichico”, tra le più degne di nota rientra sicuramente quella inerente l’incredibile elasticità dell’esperienza temporale. (“Dov’è, questo presente?, si chiedeva William James“é sfuggito come acqua tra le dita, scappato prima che potessimo accarezzarlo, passato nello stesso istante del presentarsi”. Come rimarca Hammond, ad esempio, nei momenti di terrore è come se il tempo rallentasse – l’ormai noto uso della tecnica video in the slow-motion che mostra l’azione del soggetto “a rallentatore” nella resa degli incidenti automobilistici, in effetti, riflette una realtà cognitiva. Lo stesso fenomeno percettivo, però, non si limita a verificarsi nelle sole situazioni in cui sono in gioco la vita o la morte, ma si palesano anche in circostanze che suscitano dei sentimenti di forte paura. Hammond avvalora la sua tesi facendo riferimento ad uno studio nel quale ad alcuni soggetti affetti da aracnofobia venne chiesto di osservare dei ragni – il vero oggetto della loro più profonda paura – per un lasso di tempo di 45 secondi. Ne risultò una dichiarazione comune riguardo la sensazione di un tempo dilatato confermata dalla loro sovrastima dei secondi trascorsi dinanzi agli animali. Lo stesso principio di ricerca venne applicato (potendone constatare i medesimi risultati) con I neofiti paracadutisti che affermarono di stimare un tempo di atterraggio molto più breve di quanto non siano effettivamente rimasti sospesi nel vuoto.

Il tempo accelera con l’invecchiamento

Al contrario di quanto accade con le paure, il tempo sembra subire un’impennata con l’invecchiamento – un fenomeno sul quale differenti studiosi hanno cercato di far luce e a proposito del quale si sono alternate diverse teorie. Una di queste, nota come “teoria della proporzionalità”, si avvale della matematica per corroborare l’ipotesi in base a cui un anno di tempo passa più velocemente a 40 anni rispetto a quanto non faccia all’età di 8 anni e questo perchè a quest’età corrisponde circa un quarto della propria vita e non un intero ottavo. Tra I maggiori esponenti della tesi spiccano gli scrittori Vladimir Nabokov e William James. Nonostante ciò, nomi noti e rinomati, non bastano a convincere Hammond che scrive:

Il problema che sorge con la teoria della proporzionalità risiede nel suo innegabile deficit riguardo le modalità che singolo soggetto adotta nell’esperire il tempo in ogni suo istante. L’essere umano non è portato a giudicare ogni giorno all’interno di un più ampio contesto come quello di un’intera vita. Se così fosse per un quarantenne ogni singolo giorno dovrebbe scorrere ad altissima rapidità in quanto meno di un quattordicesimo di millesimo della vita che già trascorsa. Che il tempo appaia sfuggente e non consequenziale in circostanze simili alle attese “infinite” in aeroporto o ai momenti di noia è un fatto appurato anche a 40 anni, età in cui ancora si percepisce perfettamente la differenza dello scorrere “veloce” del tempo nei giorni felici e colmi di attività interessanti in contrasto con la “lentezza” di quelli in cui non si ha nulla da fare o si è costretti ad aspettare. Esattamente come accade nei più piccoli. […] Tale teoria ignora del tutto il ruolo giocato dalle emozioni che possono davvero rivelarsi imprescindibili ed influenzare la percezione del tempo.

Un’ulteriore teoria suggerisce come, con tutta probabilità, sia il tempo della vita e dell’esistenza in generale ad aver subito una considerevole accelerata, fino a far apparire gli eventi passati come più lenti, un scorrere depotenziato che investirebbe anche l’avanzamento del tempo stesso.

Ma con gli anni avviene un cambiamento fondamentale e definitivo: crescendo ed invecchiando, infatti, l’essere umano tende a percepire gli eventi del passato recente come se fossero trascorsi molto più rapidamente rispetto a quanto non accadesse per quelli accaduti durante i primi decenni della sua esistenza i quali, inoltre, sembrano essere avere avuto una durata decisamente maggiore. Allo stesso modo l’individuo mostra l’attitudine al pensiero degli eventi verificatisi durante gli ultimi 10 anni come se avessero avuto luogo in un passato molto più recente rispetto a quanto in realtà non sia stato. (Rispondi velocemente: quando lo tsunami ha colpito il Giappone devastandolo? Quando è scomparso Maurice Sendak?). Parallelamente è altrettanto vero che gli avvenimenti che hanno connotato la porzione di vita precedente rispetto all’ultimo decennio vengono percepito come se fossero accaduti in un passato molto più remoto (Quando è morta la principessa Diana? Quando è avvenuto il disastro di Chernobyl?). Questi fenomeni percettivi vengono denominati da Hammond come “telescopia anteriore”:

È come se il tempo andasse incontro ad un processo di compressione e – in maniera del tutto analoga a quanto accade guardando attraverso il telescopio – tutto appare ravvicinato rispetto a quanto non sia realmente. All’opposto troviamo il fenomeno che prende il nome di “telescopia inversa o posteriore”, anche nota come espansione del tempo e si verifica nel momento in cui si sarebbe portati a ritenere come molto più remote degli avvenimenti che, in realtà, si sono verificati in un passato relativamente recente. Sono rari i casi in cui il fenomeno si attualizzi in relazione ad eventi particolarmente distanti, ma piuttosto comune quando si tratta di eventi verificatisi nelle settimane recenti.

[…]

La spiegazione più immediate nell’analisi del fenomeno prende il nome di “chiarezza delle ipotesi mnestiche” e venne proposta per la prima volta nel 1987 dallo psicologo Norman Bradburn. Il pioniere degli studi ebbe un’intuizione piuttosto elementare, basata sul concetto in base al quale dal momento che tutti siamo consapevoli dello sbiadire dei ricordi sotto l’influenza del fattore tempo, tendiamo ad appigliarci alla chiarezza mnestica per farli apparire più nitidi nonostante gli anni passati che ci separano da essi. Perciò, se la memoria appare più fallace del consueto, se ne ricava che l’evento che tentiamo di far riaffiorare si è verificato molti anni a dietro.

Tuttavia il cervello continua comunque a tenere traccia del tempo che passa, per quanto inaccurate possano essere le sue deduzioni.

Hammond spiega i vettori e le variabili che entrano in gioco nel settaggio del nostro cronometro interiore:

Sembra chiaro come, a prescindere dai processi messi appunto dal cervello nella stima temporale, in esso trova sede un sistema ad altissima flessibilità. Esso tiene conto di fattori quali emozioni, rapimenti intellettuali, aspettative, richieste di portare a compimento un obiettivo e perfino della temperatura. Anche l’esatto senso che viene sollecitato in un determinate istante può costituire una variabile fondamentale; un evento prettamente uditivo, in effetti, tende a riaffiorare alla memoria come più remoto, a parità di circostanza di avvenimento, rispetto ad uno in cui entra in gioco anche la vista. Eppure, nonostante tutto, l’esperienza del tempo ricreata dalla memoria si manifesta come molto reale, talmente realistica da indurre l’individuo a calibrare con estrema consapevolezza le sue aspettative rispetto al risultato fornito dal ricordo e si rimane perpetuamente sorpresi quando si va incontro ad una sensazione di sovvertimento o distorsione del tempo.

In effetti, la memoria – che di per sè si potrebbe definire come un insidioso atto di trasformazione costante riattivato ad ogni raccolta di dati e ricordi – risulta essere relazionata in maniera complessa con il fenomeno di sovversione del tempo.

Sappiamo per certo che il tempo abbia un incontestabile impatto nella memoria, ma anche la memoria ha il potere di plasmare e addirittura creare la nostra esperienza del tempo. La nostra percezione dei moduli del passato che si ripercuotono nella nostra esperienza evocativa nel tempo presente presentano un’elaborazione per livelli molto più complessa e profonda di quanto immaginiamo. È la memoria, infatti, a conferire quella peculiare elasticità al tempo. Non solo consente all’essere umano di ricreare un’esperienza passata al futuro, ma anche di riflettere sui pensieri attraverso una coscienza di noi stessi come entità inserite all’interno di un’esistenza più ampia ed una memoria autobiografica – il senso che l’uomo ha di sè e del suo essere attraverso il tempo – donando l’abilità di ri-esperire una situazione mentalmente e di riemergere dai ricordi per analizzarli con il distacco del presente.

Ma, ciò che risulta curioso, è che l’uomo è propenso a rimembrare in maniera più vivida le esperienze vissute tra i 15 e i 25 anni. Ciò che i sociologi potrebbero far rientrare appieno sotto la nozione di “nostalgia”, per gli psicologi si converte in “sussulto della reminescenza” e, argomenta Hammond, proprio in essa potrebbe giacere la spiegazione al perchè si tende a percepire il passaggio del tempo come più rapido con l’avanzare dell’età.

Il sussulto della reminiscenza non coinvolge solo gli eventi collaterali o incidentali; non è infatti raro che tra le rimembranze riaffiorino anche scene di film e passi di letture appartenenti al decennio che separa i 10 e i 20 anni. Il sussulto, però, arriva a scavare perfino più a fondo: quando si spinge a farci rivivere mentalmente i grandi eventi di cronaca, il suo potere di precisione risulta più affinato nel riesumare accadimenti relative alla prima cinquina del decennio in considerazione, alla seconda, invece, allorchè ci ripropone quelli più intimi e personali.

[…]

Il cuore del sussulto della reminiscenza è la novità. La ragione per cui si ricorda il periodo della giovinezza così nitidamente consiste nel fatto che è proprio durante questo lasso esistenziale che si hanno più esperienze nuove ed inedite rispetto a quante non si abbiano negli anni a venire. Il decennio tra i 10 e i 20 anni, in effetti, si potrebbe definire l’ “epoca delle prime volte:” la prima relazione sessuale, la prima volta alla prese con le responsabilità lontano da casa, la prima volta che si prova il reale senso di autonomia nelle scelte e nella gestione del proprio tempo. La novità detiene un tale potere di impattare la nostra memoria che, anche a prescindere dal suddetto sussulto, l’inizio di ogni esperienza renderà impresso in maniera indelebile nella nostra mente l’episodio che ha introdotto.

Ma in questo discorso c’è qualcosa di ancor più affascinante: la ragione per cui il sussulto della reminiscenza si verifica in concomitanza della prima volta. Hammond spiega tale coincidenza con lo strettissimo legame che unisce memoria ed identità: è proprio durante il decennio tra i 10 e i 20 anni che il soggetto inizia un periodo di costruzione e tessitura della propria persona nel tentativo di arrivare a comprendere quale sia il proprio posto nel mondo; ed è proprio in questo momento cruciale che la memoria umana assorbe particolari dettagli in vista di un future utilizzo nel rinforzamento dell’identità. Hammond sottolinea, in maniera particolarmente interessante, come per gli individui che vanno incontro ai maggiori cambiamenti esistenziali dopo i 20 anni – cambiamenti di carriera o rivelazioni e acquisizione di un’identità sessuale differente da quella che li aveva caratterizzati agli occhi di sè o semplicemente degli altri nella fase precedente – tendono a vivere l’esperienza di un secondo sussulto identitario che segna l’inizio di un rinnovato percorso di consolidamento e riconciliazione identitaria.

Il tempo distorto in vacanza

Ma allora, cosa ci spinge a ricordare degli eventi così accuratamente? Hammond riassume il risultato della sua ricerca:

Si è più propensi a ricordare il tempo di un evento particolarmente significativo, vivido, coinvolgente, tipico di quelle esperienze che si raccontano più volte nella vita a parenti ed amici, quelle che divengono degli aneddoti da sfoderare alle cene in compagnia. Ma uno dei più ammalianti istanti di sovversione del tempo è quello che Hammond chiama Paradosso Festivo – “la sensazione contraddittoria che lascia come una scia di meraviglia che pertiene a tutte quelle vacanze stupende e che permane anche dopo il ritorno a casa”

La sua spiegazione relative al meccanismo di permanenza trae spunto dalle reminiscenze derivanti dalla teoria elaborata dallo psicologo Daniel Kahneman che si espresse in questi termini, definendola come lo scontro tra il “sè che esperisce” ed il “sè che ricorda”. Hammond approfondisce:

Il paradosso festivo o vacanziero è suscitato dalla capacità psichica di processare e concepire il tempo da due angolazioni differenti al contempo –prospettica e retrospettiva. Solitamente questi due punti di vista coincidono e collidono, ma è nelle circostanze del ricordo che si realizza la stranezza di un tempo che non appartiene loro.

[…]

L’essere umano utilizza costantemente entrambe le visioni prospettica e retrospettiva nel acquisire consapevolezza del passaggio del tempo. Di solito le due prospettive sono in equilibrio, ma le esperienze inusuali che incidono le esistenze e risaltano rispetto alla consuetudine si pongono come degli elementi di disturbo di tale bilanciamento, talvolta in maniera piuttosto drammatica. In tale fatto risiede la ragione per cui non si riesce mai ad abituarsi e mai si riuscirà a tale “scombussolamento” nella percezione del tempo. L’uomo continuerà a percepire il tempo in due maniere differenti ed a rimanere folgorato dalla sua stranezza ogni qualvolta si trovi in una realtà fuori da quotidiano, che lo “rompe”, come accade in vacanza.

Analogamente a quanto si verifica con il “sussulto della reminiscenza”, il “paradosso festivo” coinvolge il livello di concentrazione che subentra allorquando si vivono nuove esperienze, in particolar modo se queste ultime si collocano agli antipodi rispetto agli eventi della quotidianità. Nella vita di tutti i giorni il tempo sembra scorrere ad una velocità “normale” e nella società occidentale si è soliti ricorrere a dei “marcatori” che lo scandiscono e parcellizzano come l’inizio della giornata lavorativa, i fine settimana e l’ora di andare a letto. Ma una volta approdati nel magico reame di un viaggio o di un evento festivo, gli stimoli forniti dall’aprirsi di nuovi panorami, gli impulsi sonori inediti e le esperienze inconsuete e, talvolta, irripetibili, è come se iniettassero una quota sproporzionale di novità all’interno delle arterie esistenziali in cui scorrono globuli di “quotidiana normalità” e consuetudine. Il risultano è una percezione distorta del tempo.

Infine, c’è da sottolineare che la novità non è così foriera di adrenalinico stupore e gioia come potrebbe apparire, ma dietro al suo volto sbigottito, spesso si cela una grande carica di frustrazione e mistero a cui segue la promessa di una futura liberazione ed un rinnovato acquisto di potere sulla propria vita.

Hammond conclude:

Non conquisteremo mai il totale controllo del tempo nella sua straordinaria dimensione. Il tempo si confonderà e sovvertirà e farà i capricci e ci intratterrà a prescindere dalle conoscenze che potremmo acquisire sui suoi meccanismi e le sue capacità. Ma più si riesce ad apprendere a suo riguardo, più si acquisterà dimestichezza e padronanza nel plasmarlo esercitando un ruolo attivo nel costruire il proprio futuro ed il proprio destino. Si può arrivare a rallentarlo o ad accelerarlo. Si può giungere ad appellarsi al passato con maggiore sicurezza e prevedere il future con più accuratezza. Il viaggio mentale nel tempo è uno dei più grandi doni che la mente possa aver fatto all’essere. È ciò che ci rende umani ed è ciò che rende l’uomo unico e speciale.

Time Warped, un’approfondimento a questo articolo essenziale sul tempo si spinge fino ad esplorare i confini filosofici degli intriganti ed utili meccanismi che governano i nostri orologi interiori e, attraverso essi, danno ritmo alle nostre vite, con una panoramica su quale dovrebbe essere la scansione ottimale del tempo per la produttività e sul perchè vivere la vita al presente sia l’unica maniera per poter padroneggiare al meglio il tempo.  Il volume sarà inoltre accompagnato ad una significativa raccolta di figure che passano in rassegna le rappresentazioni che l’uomo ha fatto del tempo durante la storia.

Fonte: brainpickings.org

Articolo pubblicato da Maria Popova tradotto da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

Foto tratta da themindtrap.com

 

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