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L’origine Dei Nostri Superpoteri, La Resilienza

L’origine dei nostri superpoteri, la resilienza

In tante occasioni mi è successo di osservare donne e uomini compiere gesti straordinari o affrontare ostacoli impossibili come compiere senza riposo centinaia di chilometri nei deserti, raggiungere le più alte vette del mondo senza l’ausilio di ossigeno o assistere per anni familiari malati. Mi sono sempre chiesto a quale tipo di energia si appellassero, quale fosse il segreto della loro forza insomma quale fosse l’origine del loro “superpotere”.

E’ ormai assodato da diversi dati scientifici che l’essere umano è programmato per affrontare le difficoltà e gli stress che l’ambiente gli propone e lo fa tramite una competenza innata, ma che si può imparare a potenziare, che si chiama resilienza o resistenza psicologica.

Ma cosa significa resilienza?  La parola resilienza deriva dalla tecnologia metallurgica e serve per descrivere la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. I latini utilizzavano la parola “resalio” per intendere l’azione di risalire su di una barca che si era capovolta a causa delle intemperie, pertanto è possibile definire la resilienza come quell’atteggiamento dell’essere umano che lo spinge ad andare avanti senza arrendersi alle difficoltà. Pietro Trabucchi, psicologo dello sport (in particolare di discipline sportive di resistenza), nel suo libro “Resisto quindi sono” (2007), definisce la resilienza o resistenza psicologica “la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli eventi negativi che si incontreranno sul cammino”.

La persona resiliente:

  • è tendenzialmente ottimista;
  • interpreta gli eventi negativi come temporanei e circoscritti;
  • è convinto di avere una significativa dose di controllo in ciò che sta facendo;
  • è motivato a raggiungere i suoi scopi;
  • non teme il cambiamento ma lo interpreta come un’opportunità;
  • non perde la speranza davanti a frustrazioni ed ostacoli;

Nei miei articoli sullo stress e sulla gestione dello stress ho fornito diverse motivazioni per le quali è impossibile eliminare lo stress e che esso dipende in gran parte dalla valutazione che la persona fa dell’evento stressante e delle proprie abilità nel gestirlo.

Pertanto esistono valutazioni dell’evento stressante che ci rendono più vulnerabili allo stress (spesso servono a preservare la propria autostima e a non sentirsi troppo responsabili per proteggersi da eventuali emozioni negative) e valutazioni più efficaci che ci aiutano a diventare più resilienti e meno fragili sia mentalmente che fisicamente.

Infatti diverse ricerche scientifiche indicano che mente e corpo possano condizionarsi reciprocamente e che a seconda della valutazione cognitiva che facciamo su di un determinato evento si attivano risposte fisiologiche molto differenti che, a loro volta, possono incidere notevolmente sul risultato del nostro comportamento.

Per esempio se si pensa ad un certo obiettivo come impossibile da raggiungere (e molto spesso le convinzioni di impossibilità sono infondate) si sta diminuendo vertiginosamente le probabilità di realizzarlo. Infatti le convinzioni di controllo (in certi casi anche illusorie) modificano la percezione fisica dello stress che finisce per incidere in modo minore sulla performance e promuovono un maggior impegno. Non è un caso che numerose ricerche psicologiche in ambito sportivo provino che i successi di moltissimi campioni si basano più sull’impegno che sul talento innato.

In sintesi, attribuire all’impegno o alla mancanza di impegno i propri successi o insuccessi sembra la strategia cognitiva più efficace per affrontare sia le grandi che le piccole sfide della vita; solo quando un obiettivo è oggettivamente irraggiungibile tale strategia risulta controproducente.

Un’altra componente della resilienza è la capacità di tollerare le frustrazioni e la fatica fisica. Essa sembra originare dalle aspettative della persona e gli psicologi evidenziano come aspettative eccessivamente elevate portino maggior vulnerabilità alla frustrazione e alla percezione di fatica fisica. A sua volta il sistema di aspettative delle persone è condizionato dall’ambiente sociale e dalla cultura di riferimento ma anche in questo caso è possibile lavorare per modificare le proprie attese in modo più realistico.

Tuttavia non bisogna sottovalutare l’importanza dello sperimentare frustrazioni che comunque l’essere umano è in grado di affrontare; ricevere una certa dose di frustrazioni fin da piccoli ci rende spontaneamente resilienti alla vita perché esse spingono a impegnarci per trovare nuove strategie e soluzioni ai nostri problemi. Le frustrazioni diventano dannose e portano ad uno stato depressivo invalidante solo quando sono eccessive e costanti.

Sia per modificare le convinzioni relative al controllo che per rendere le aspettative maggiormente realistiche esiste una competenza che in alcuni si attiva spontaneamente ma che può anche essere appresa: la ristrutturazione cognitiva ovvero la capacità di sperimentare nuove prospettive e di produrre interpretazioni alternative di un certo evento, senza mentirsi o consolarsi.  

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Foto tratta da ais-tirana.org

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