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Immaginazione Che Cambia La Realtà

Immaginazione che cambia la realtà

Potrebbe apparire come una tesi ai confini della fantascienza, eppure  oggi la scienza è pronta a fornirne le prove: l’immaginazione detiene l’immenso potere di riplasmare tutto ciò che l’essere umano vede e sente.

Le recenti scoperte di un gruppo di ricercatori svizzeri hanno aperto uno spiraglio sulle dinamiche di un mondo, è il caso di dirlo, fantastico, giungendo alla conclusione che l’immaginazione possiede la facoltà di modificare profondamente la percezione del reale.

La mente umana si comporta esattamente al pari di un meccanismo avanzato, perfetta metafora di un marchingegno perfetto ma che, al pari di ogni strumento, per quanto perfetta possa essere, necessita di continue cure e manutenzioni in carenza delle quali, talvolta, lancia dei segnali d’allarme che si concretizzano in strani effetti psicologici come forme d’illusione o alterazioni percettive rispetto agli impulsi ricevuti sensorialmente tramite i recettori uditivi o visivi. In preda a sintomi simili, il cervello potrebbe iniziare a giocare brutti scherzi facendo sì che il soggetto si trovi ad esperire uno stato del reale allucinogeno, ma della cui deformazione non è in grado di prendere coscienza.

Lo studio innovativo condotto dal from Karolinska Institutet è stato pubblicato e consultabile tra le pagine della rivista scientifica Current Biologye si colloca come uno sguardo inedito sul funzionamento del cervello umano e le relative facoltà combinatorie delle informazioni che partono dalla percezione sensoriale per giungere ad essere elaborate attraverso le facoltà dell’immaginazione.

Christopher Berger, dottorando al Dipartimento di Neuroscienza ed autore principale della ricerca afferma che:

“Capita sovente di pensare che quanto è percepibile attraverso i sensi sia ascrivibile ad un universo parallelo e dissociato rispetto a quanto l’immaginazione non possa generare. Tuttavia, questo studio dimostra l’esatto contrario e smentisce quanto fino ad oggi è stato ritenuto opinione comune. I dati dimostrano che proprio nell’immaginazione dalla mente umana risiede la scintilla che conferisce essenza e vita a ciò che l’uomo percepisce in forma sonora o visiva fino a indurci a ritenere questa peculiarità precipua all’intelletto umano la principale artefice e responsabile della percezione umana del mondo stesso. Nel dettaglio, infatti, ciò che supporta la tesi avanzata è riscontrabile in un fatto elementare: ciò che l’individuo immagina di sentire è in grado di cambiare profondamente quanto realmente esso veda in un dato momento e, di contro, quanto l’individuo immagina di vedere può arrivare a modificare gli impulsi che arrivano all’apparato uditivo”.

Lo studio svedese che ha condotto a tali risultati si è avvalso di una struttura a supporto della tesi basata su una serie di esperimenti illusivi nei quali le informazioni sensoriali inviate ad un senso percettivo risultavano in grado di modificare profondamente quelle ricevute da un altro.

In sintesi, ciò appare in grado di conferire una validità rivoluzionaria ovvero la possibilità dell’utilizzo della tecnica di Consapevolezza (mindfulness) come strumento detentore di un potere mai sondato: quello dell’uomo di essere “artefice del suo mondo” nel senso letterale del termine, ossia, rendendolo capace di modellare la realtà in base al proprio arbitrio, sia esso tinto di un rosa ottimistico o di un nero pessimistico e cinico; tutto risiede comunque nella volontà del soggetto, che, cosciente della magia che la sua mente è in grado di compiere attraverso tale tecnica, sceglie deliberatamente in quale maniera far virare la propria percezione del reale.

Il mio mondo a tinte rosa

Ad avvalorare ulteriormente lo studio sopracitato esiste un’ulteriore ricerca – il cui merito va attribuito all’israeliano Weizmann Institutee che risale al Giugno del 2013 – nella quale trova conferma empirica la tesi secondo la quale l’allenamento mentale può essere affinato al punto tale da consentire al soggetto la capacità di rimodellare le onde cerebrali tramite espedienti neurali i cui effetti si ripercuotono a livello esperienziale e con delle eco relative alle aspettative del soggetto per un tempo pari o superiore alle 24 ore.

Durante la mia vita atletica ho imparato ad affinare le tecniche dell’immaginazione e le facoltà della mente al pari dei poteri fisiologico-sensoriali come l’olfatto così come ho appreso ad avvalermi della musica ai fini della creazione non solo di un’atmosfera psichica, ma anche per riuscire ad acquisire il potere di alterare le percezioni dell’universo attorno a me. Il profumo della protezione solare ed il ritmo inconfondibile di una canzone pop, ad esempio, sono in grado di mettere in atto una magia che mi trasporta lontano, come in un tappeto volante, verso orizzonti popolati da celi sereni in cui il sole splende invincibile nonostante fuori il tempo sia uggioso e tetro ed il mondo proceda col suo malinconico ritmo.

Per approfondire le associazioni mentali suscitate da percezioni sensoriali, suggerisco la lettura di un altrettanto evocativo post dal titolo La neuroscienza della musica, dell’impostazione mentale e della motivazione (The Neuroscience of Music, Mindset, and Motivation) fruibile nel mio blog PsychologyToday .

Ad un livello neuronale profondo la decodifica psichica di una percezione che evoca l’associazione del tipo “Dolce = Felicità”, ad esempio, mi ha consentito più volte di trascendere e superare il disagio fisico dandomi la sensazione di vestire i panni di un triatleta di ferro ed eroe della corsa. Vestirmi di tale fulgida corazza mi ha infuso innanzitutto il potere di comprendere come il dolore provato non sia altro che un’esperienza soggettiva e, preso coscienza della sua natura relativa al soggetto, mi ha poi conferito la capacità di manipolarlo a mio piacimento convertendolo in fonte di gioia.

Così ho potuto vedere ogni sofferenza e sforzo doloroso che ha intercettato il mio percorso agonistico trasformarsi spontaneamente in un’estatica sensazione sempre più sublime all’aumentare dell’investimento fisico richiesto dalla corsa: questo è stato il segreto del mio successo, la chiave d’accesso all’olimpo dei maratoneti. L’abilità di servirmi dell’immaginazione come strumento atto a levigare le percezioni del reale provate in un dato momento è stato il mio mantra ogni qualvolta volessi vincere. E così è stato. Ciò di cui sono convinto, tuttavia, risiede nel fatto che la tecnica che si è rivelata sortire degli effetti così strabilianti nel mio caso possa estendersi ed essere valida non solo per tutti, ma in ogni ambito del quotidiano in quanto consente al soggetto di detenere l’esclusivo arbitrio del poter superare le difficoltà e raggiungere il traguardo prefissato nella vita di cui l’ambito sportivo non è che una metafora.

Conclusioni: Il potere del Pensiero Positivo

L’immaginazione che si dipana nella mente umana e la visualizzazione mentale dotano il soggetto della facoltà di alterare e plasmare le percezioni inviate dal reale. Estremizzando, infatti, è vero che a livello neuronale il cervello umano è in grado di creare la propria realtà, prescindendo del reale, optando per una focalizzazione sugli aspetti positivi, sulle tinte rosa della vita, riuscendo a cogliere sempre la parte piena del mezzo bicchiere rendendo l’individuo un soggetto che si trova ad agire in un mondo straripante di speranza e pronto ad offrirgli infinite possibilità.

Attenendoci a quanto affermato dagli scienziati del Institutee, i risultati emersi dallo studio oggetto d’analisi risulterebbero addirittura idonei ai fini di un’evoluzione nel campo della ricerca relativa ai meccanismi distorti di elaborazione mentale che provocano in alcuni soggetti dei fraintendimenti o distorsioni tali per cui il cervello dell’individuo perde la capacità di distinzione tra immaginazione e realtà, sintomi tipici di patologie psichiche come la schizofrenia.

La prossima frontiera della ricerca, insomma, sembra essere quella inerente il cervello artificiale e le interfacce computerizzate ispirate ai circuiti neuronali della mente umana che possano divenire in un futuro, speriamo molto prossimo, un valido aiuto per le persone affette da paralisi che potranno avvalersi del potere dell’immaginazione come maccanismo di controllo e comando delle interfacce virtuali ed artificiali.

Antonio Fresco

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Fonte: Psychologytoday

Post pubblicato da Christopher Bergland il28 Giugno 2013 in The Athlete’s Way, tradotto da Silvia Tramatzu e visionabile a questo link.

Foto tratta da bigquestionsonline.com

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