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4 Falsi Miti sulla CBT

Come Accantonare le Favole ed Apprendere la Realtà Riguardo la CBT (Psicoterapia Cognitivo Comportamentale)

 

1. La CBT consiste in una pratica meccanica e che si avvale in larga misura di mezzi tecnologici.

FALSO! Se da un lato è vero che la psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) può vantare di numerosi assi nella manica nell’ambito delle nuove tecnologie e si basa su prove empiricamente accette in ambito scientifico, in realtà si tratta di una pratica lungi dall’essere ridotta alla meccanica. In effetti la CBT, esattamente al pari di qualunque terapia psicosociale,  predilige di gran lunga la via della relazione terapeutica, il rapporto interpersonale e l’interscambio durante il lavoro compiuto dall’individuo che vi si sottopone.

Falsi Miti CBT Il primo ad essere convinto dell’importanza relazionale è proprio lo psicologo Dr. Arnold A. Lazarus che da diversi anni ormai si batte perché venga compresa la caratteristica fondamentale della CBT: “senza la pietra angolare della relazione terapeutica l’efficacia dell’edificio tecnologico risulterebbe vana”. Se quanto sostenuto dallo psicologo divenisse a tutti gli effetti il presupposto di partenza per la strada terapeutica, l’evoluzione e il pregresso di una vera e propria alleanza basata sulla fiducia e la reciproca onestà giungerebbero ad essere finalmente considerate le caratteristiche basilari ed imprescindibili perché la cura sia efficace.

Inoltre c’è di più: arrivare a comprendere in maniera inequivocabile quando e come potersi avvalere degli strumenti tecnici in maniera tale da ottimizzarne gli effetti durante la terapia e renderli personalizzabili in base al soggetto specifico è indubbiamente un processo definibile molto più come “organico” che non “meccanico”. Ciò che è vero, infatti, è che uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale possiede tutti gli strumenti per comprendere l’importanza intrinseca ad una buona intesa che si viene a creare tra paziente e psicologo psicoterapeuta.

2. La CBT si occupa esclusivamente dei sintomi, ma non ha alcun effetto sulla totalità del soggetto

FALSO! Nella sua forma più professionalmente corretta la psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) è la terapia che Miti Falsi CBTper antonomasia si prende carico della persona a livello olistico e pensare che agisca solo a livello sintomatico sarebbe un riduzionismo ed una scorretta semplificazione. Questo è ancor più vero dal momento che la CBT si pone come lo specifico percorso curativo che si fa carico di analizzare e concettualizzare molti dei problemi relativi alla sfera definita come “bio-psico-sociale”; questo significa che in quanto organismi composti da un corpo fisico, non sorprende che gli umani vadano incontro, nella loro vita, a disturbi fisiologici o metabolici (inerenti, appunto alla parte del bio). Come possiede un corredo fisico, l’essere umano è dotato di un apparato mentale da cui scaturiscono emozioni e sensazioni (inerenti, invece, alla parte psico del bio-psico-sociale). In ultimo, ma primariamente, l’uomo si distingue per essere un organismo sociale le cui relazioni ed interconnessioni personali compongono gli atomi primari di vita degna di essere vissuta (la parte sociale).

Per concludere, se è un dato certo che la cura dei sintomi costituisca uno degli obiettivi della psicoterapia cognitivo comportamentale, il successo terapeutico deriva dal trattamento dell’organismo completo.

3. Il passato è trascurabile

FALSO! Gli psicoterapeuti cognitivo comportamentali sono molto interessati a conoscere la storie e i retroscena delle esperienze passate dei propri pazienti in quanto ognuno è il risultato di un percorso intrapreso in precedenza che ha plasmato ed influenzato l’essere nel presente. Tuttavia, rispetto alla psicoterapia classica che ripone un’enfasi maggiore nel passato personale e prospetta di condurre l’individuo a sondare tra le pieghe delle proprie vicende personali e tra i meandri della memoria, la psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) analogamente, cerca di dare sempre uno sguardo allo specchietto retrovisore della mente senza però fissarne troppo l’immagine riflessa. È certo, infatti, che un professionista del settore si porrà come obiettivo principe quello di arrivare a comprendere e studiare la storia ed il backgrownd socio culturale del paziente con cui si raffronta al fine di poter avere accesso ad una stima corretta dei fattori del passato che nel presente terapeutico ancora esercitano un certo influsso.

4. L’importanza delle prove scientifiche come presupposto base riveste un limite per lo sviluppo della CBT

FALSO! Risulta ovvio che la psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) tenti di stare sempre al passo con le nuove scoperte scientifiche orientandosi attraverso al bussola della scienza, ma non risulta in alcuna maniera limitata dai dati attualmente disponibili. Posta la loro esistenza, le barriere consistenti nella limitatezza del dato scientifico risultano infatti– come spesso accade nei percorsi che adottano un approccio psicoterapeutico – facilmente sormontabili grazie al fatto che presupponga un alto grado di coinvolgimento ed investimento da parte delle componenti creative/artistiche relative all’essere relazionale.

A onor del vero, tuttavia, è necessario far presente una fondamentale differenza che distanzia la psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) dalla maggior parte delle altre psicoterapie psicologiche, diversità che consiste nel tentativo intrapreso dalla prima di coniugare il lato creativo/artistico ad essa specifico con l’inconfutabilità dell’evidenza scientifica.Falso Mito CBT

Questo matrimonio tra dato e creazione spontanea appare come una sfida per gli psicologi psicoterapeuti i quali, dal canto loro, fanno in modo che venga compresa la validità delle tecniche o dei metodi cognitivo comportamentali di cui si avvalgono attraverso qualche forma di dato verificabile concretamente come guida e parametro di misura del livello di efficacia del trattamento (ad esempio fornendo report a testimonianza dei cambiamenti nell’umore e nei pensieri dei pazienti, procedendo con la compilazione di questionari accertativi o monitorando determinati comportamenti, attitudini e sensazioni relativi al paziente).

Come sottolineato in precedenza, le facoltà artistiche alla quali la psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) si appella includono, da parte del professionista, la capacità di comprendere come e quando risulti adeguato implementare le tecniche possedute al meglio e quale sia la strategia appropriata ai fini di accompagnare al meglio il soggetto durante il trattamento senza sovraccaricarlo (determinando in maniera corretta e preliminare in quale stadio il soggetto si trovi sullo spettro relativo alla prontezza per un eventuale cambiamento).

Parafrasando il Professor Gordon Paul, potremmo dunque chiudere affermando che la psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) presuppone che gli psicologi psicoterapeuti siano perfettamente consapevoli riguardo il come agire, il quando farlo, cosa fare e se siano in effetti i terapeuti idonei ad intraprendere un percorso di guarigione efficace con il soggetto specifico col quale si rapportano. Senza mai dimenticare che affinché la CBT riesca concretamente nell’intento di aiutare il singolo non si possa prescindere dalle fondamenta poste da una solida relazione.

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