Il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo (OCD)

Introduzione

Il disturbo ossessivo compulsivo è una delle problematiche psichiatriche più difficoltose da comprendere. Si tratta di una condizione complessa e difficile da trattare se non in presenza di un professionista specializzato.            

Coloro che soffrono a causa di questa condizione si trovano a cadere in un loop comportamentale che li spinge a ripetere a catena gli stessi comportamenti ancora ed ancora, senza fine. Sono persone consapevoli dell’inutilità di questa ripetizione comportamentale, ma sono incapaci di smettere e mettere fine alla spirale.

Le manifestazioni più comuni del disturbo ossessivo compulsivo (OCD) comprendono: il continuo controllo della chiusura delle porte, degli infissi e del gas, lo spegnimento delle luci, ma anche dei pensieri intrusivi ricorrenti che riguardano la possibilità di causare del male a se stessi o ai figli degli altri.

La popolazione che soffre di disturbo ossessivo compulsivo di solito è afflitta da forti episodi di ansia che si palesa proprio nel momento in cui non è loro possibile dar via alla serie di rituali tranquillizzanti che caratterizzano il disagio e ciò accade nonostante molti terapeuti cerchino di portare i soggetti alla comprensione dell’assoluta mancanza di pericolo dovuto alla cessazione dei comportamenti ripetuti in ciclo.

I ricercatori hanno dimostrato come uno dei più grandi ostacoli impliciti al disturbo ossessivo compulsivo sia costituito dalle relazioni con la famiglia del paziente che deve essere portata alla comprensione del fatto che il proprio caro semplicemente non sia in grado di arrestare il suo comportamento. Spesso i parenti mostrano exploit di rabbia e frustrazione quando vengono messi di fronte all’enorme mole di tempo che i propri cari affetti da disturbo compulsivo richiedono loro per poter essere seguiti nel loro paradossale circuito di ripetizioni comportamentali.

Date queste premesse, non sorprende che i molti pazienti non parlino dei propri sintomi, mascherandoli dietro altre patologie come ansia o depressione, alle quali imputano tutto il resto.

 

Psicoterapia

Per molti anni il disturbo ossessivo compulsivo (OCD) venne catalogato come un puro disturbo psicologico correlato al desiderio di controllo rispetto al proprio contesto vitale o alla paura di compiere delle azioni percepite come sbagliate o dannose, così da prevenirle con determinati comportamenti. Tuttavia, la psicoterapia basata su queste intuizioni si è dimostrata inefficiente nel trattamento singolo di questo gruppo di disturbi.

Gli psicologi o terapeuti comportamentali hanno riscontrato un successo di gran lunga maggiore, in particolare coloro che hanno orientato i propri trattamenti si piccoli passi specifici verso le singole manifestazioni compulsive coinvolte nel caso individuale.

Attualmente riconosciuto come uno dei trattamenti più efficaci, – e considerato il “fiore all’occhiello” nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo. – è l’Exposure and Response Prevention (EX/RP), ossia l’ Esposizione con la prevenzione di risposta. Tale trattamento ha ricevuto un enorme sostegno da parte della ricerca attraverso numerosi test clinici utili a stimare l’efficacia nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo sia in maniera diretta sul paziente che in ambulatorio vle componenti del EX/RP comprendono:

  • la provocazione delle ossessioni per poter lasciare emergere la conseguente ansia nel paziente.
  • Evitando nel contempo il suo coinvolgimento nei rituali compulsivi.

 

Radicato nella terapia cognitivo comportamentale, lo scopo di questo processo consiste nell’estinguere in maniera graduale l’ansia correlata all’ossessione del paziente secondo il principio dellapprendimento tramite azione. Nel momento in cui un paziente mette continuamente alla prova le previsioni di un’impellente manifestazione delle proprie paure (e.g., “Mi ammalerò e morirò”) esponendosi alle situazioni generalmente fonte di ansia (e.g., sporco sulle mani) e resiste all’innesco dei rituali ossessivo compulsivi (e.g., lavarsi le mani tre volte di seguito), la correlazione tra l’ossessione e la compulsione comincia ad indebolirsi.

La questione cruciale è che, attraverso la prevenzione dei rituali, il paziente viene messo nella condizione di apprendere che:

  • Nonostante l’ansia e l’impellente compulsione, la temuta attesa di catastrofiche conseguenze non si verificherà (o, almeno, non in maniera così grave come si immagina)
  • L’ansia si conformerà autonomamente a dissolversi non appena le compulsioni non verranno assecondate. Come conseguenza secondaria, molti pazienti provano anche un senso di controllo e di potenziamento rispetto all’ansia e ciò per la prima volta, anziché rimanere inerti e succubi del disturbo ossessivo compulsivo.

 

L’esposizione comportamentale si verifica in maniera graduale e gerarchica, laddove gli stimoli che provocano meno paura vengono evocati per primi. Gli esercizi di esposizione possono essere messi in pratica durante una sessione (ed assegnati al paziente come dei compiti per casa) attraverso una guida dal vivo o tramite dei copioni immaginari in sala terapia.

Durante l’esposizione immaginaria, il paziente si siede generalmente di fronte allo psicoterapeuta e, ad occhi chiusi, racconta, in forma di narrazione verbale, gli episodi e le conseguenze temute derivanti dalle manifestazioni del proprio disturbo ossessivo compulsivo. Ad esempio, una donna che esercita costantemente dei rituali per neutralizzare l’ossessione di uccidere accidentalmente il proprio consorte potrebbe ricevere la richiesta di immaginare in maniera vivida di ucciderlo astenendosi dal contare.

Durante l’esposizione dal vivo, il terapeuta porta realmente il paziente a confrontarsi sul momento con le sue paure e gli stimoli che ne sono causa. Ad esempio, ad un paziente con il terrore della contaminazione potrebbe essere richiesto di giacere seduto sopra il pavimento di un bagno per un determinato lasso temporale, senza potersi lavare le mani o fare una doccia.

La terapia cognitivo comportamentale viene spesso chiamata in causa durante EX/RP perché il paziente possa processare le esperienze comportamentali e conferire loro un senso nell’economia del processo terapeutico. L’EX/RP generalmente si protrae da 12 a 16 sessioni; nonostante le sedute avvengano generalmente una volta a settimana, possono anche seguire una frequenza maggiore (ad esempio quotidianamente o due volte a settimana).

Altre forme di terapia comportamentale sono state fonte di successo nel trattamento del disturbo ossessivo, nonostante stiano subendo un processo di surclassamento da parte dell’EX/RP nel settore. Due tecniche comuni e diffuse sono la desensibilizzazione sistematica e il flooding.

La desensibilizzazione sistematica implica l’esposizione graduale del paziente a stimoli crescenti che sono risaputamente fonte della sua ansia. È importante tenere in considerazione, tuttavia, che tale strada terapeutica non è percorribile fintanto che il cliente non abbia appreso le tecniche di rilassamento e sia in grado di dimostrarlo al terapeuta. Esporre un paziente a una qualsiasi di queste tecniche senza che sia in possesso degli strumenti per poterle affrontare può avere delle conseguenze decisamente dannose per la sua psiche.

Le tecniche di rilassamento possono includere l’immaginazione, gli strumenti respiratori ed il rilassamento muscolare. Lo scopo è sempre quello di fare in modo che il paziente possa convivere ed abituarsi all’ansia, fino a normalizzarla. È fondamentale per il paziente che riesca a trovare una tecnica di rilassamento che funzioni in base alla propria problematica ed alla propria personalità specifica prima di provare a ricorrere a tecniche sistematiche come la desensibilizzazione.

La desensibilizzazione sistematica rimane la tecnica prediletta; il flooding non è raccomandato se non in alcuni, rari, casi particolari. Il potenziale dannoso del flooding, generalmente prevalica sui potenziali benefici se la tecnica non viene messa a punto in maniera idonea da uno psicologo psicoterapeuta preparato (ad esempio, se non eseguita correttamente, potrebbe causare traumi indelebili e futuri nel paziente). Il flooding consente al paziente di affrontare le situazioni più a rischio provocazione ansia mentre ricorre alle tecniche di rilassamento apprese.

Ulteriori tecniche di trattamento del disturbo cognitivo comportamentale che possono essersi dimostrate efficaci per gruppi di pazienti, includono la saturazione e larresto del pensiero.

Attraverso la saturazione al paziente viene chiesto di non far altro che pensare ad una delle situazioni ossessive per le quali ha palesato fastidio. Dopo un periodo di tempo dedito alla concentrazione sul pensiero negativo (e.g., 10-15 minuti alla volta) per un paio di giorni (3-5 giorni), l’ossessione comincia a depotenziarsi.

Tramite l’arresto del pensiero, il soggetto apprende come arrestare i pensieri ossessivi attraverso l’identificazione corretta e suggerendo al pensiero stesso di fare l’opposto, ciò risulterà incompatibile, dunque, con una risposta tipicamente compulsiva. Una reazione incompatibile ad un pensiero ossessivo può essere attuata semplicemente pronunciando la parola “Stop!” a voce alta. Il paziente può essere incoraggiato a praticare tali esercizi durante la terapia (in una situazione durante la quale lo psicologo fornisce un supporto nel creare un modello di arresto, se necessario), mentre poi viene incoraggiato all’esercizio per rafforzamento a casa. È possibile usare anche ulteriori stimoli di incompatibilità, come pizzicare un elastico al polso qualora si presenti un pensiero negativo. La seconda tecnica potrebbe essere più efficace se eseguita di fronte a una platea o in situazioni nelle quali sono presenti altre persone.

Ricerche recenti hanno supportato i trattamenti basati sulla mindfulness per la cura del disturbo ossessivo compulsivo OCD, e, in maniera più specifica, La Acceptance and Commitment Therapy o ACT. ACT è una terapia comportamentale che presenta lo scopo primario di attuare un cambiamento di paradigma nella relazione esistente tra il paziente e le sue ossessioni o sensazioni fisiche generalmente abborrite o evitate. Analogamente a quanto accade con l’ EX/RP, al paziente viene richiesto di prestare particolare attenzione e far perdurare lo stato ossessivo legato all’ansia, resistendo al bisogno di reagire (mettendo in atto i rituali compulsivi).

A differenza dell’EX/RP, l’ACT si focalizza sul valore dell’accettazione che guida verso stati mentali di pace; al paziente viene insegnato a concentrarsi in maniera più efficace sul presente e ad agire in maniera coerente con i propri principi ed obiettivi anziché seguire il flusso indotto dalle emozioni negative e dalle ossessioni. Una volta che il paziente è in grado di dimostrare che i rituali altro non sono se non un metodo efficace nel ridurre lo stress sul breve termine, risultando del tutto inefficaci nella soluzione definitiva di un problema, si può dire che possa cominciare ad agire anche inconsciamente secondo i propri valori (come famiglia, lavoro, salute), a prescindere dallo stress. Diverse ricerche hanno dimostrato quanto sia importante questa tecnica, probabilmente la più efficace nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo nei pazienti con maggiore lucidità.

 

Cure

Durante gli ultimi 25 anni, i trattamenti per il disturbo ossessivo compulsivo sono apparsi sempre più efficaci. Prima vennero gli antidepressivi triciclici come la clomipramina (Anafranil). A questi sono seguite numerose nuove classi di antidepressivi SSRI che possono agire selettivamente sulla ricaptazione del neurotrasemttitore serotonina.

Durante gli ultimi anni, gli studi di neuroimmagine hanno iniziato a farsi strada facendo luce e sottolineando l’importanza psicopatologica del disturbo ossessivo compulsivo OCD. L’area del cervello che presenta un funzionamento anomalo si trova direttamente adiacente alle aree correlate con i tic causa di patologie come la sindrome di Tourette e il deficit di attenzione. Attualmente pare che un numero variabile di disfunzioni possa produrre sintomi riscontabili in una sola di queste aree o potrebbero anche sovrapporsi. Molte persone affette da ADD presentano anche dei tic esattamente come accade per coloro che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo.

Ciò che risulta più sorprendente è stata la scoperta del fatto che i bambini affetti da febbre reumatica e che sviluppino il corea di Sydenham’s siano decisamente più a rischio di sviluppo anche del disturbo ossessivo compulsivo. Tuttavia un trattamento antibiotico fin dai primi stadi della malattia infettiva può ridurre notevolmente la possibilità di un futuro disturbo ossessivo compulsivo.

 

Epilogo

Studi condotti attraverso mappatura hanno perfino dimostrato come entrambe le tipologie di trattamento terapeutico e comportamentale siano in grado di alterare il metabolismo cerebrale verso la normalizzazione.

Si tratta di una delle poche aree relative alla salute mentale per le quali siano presenti delle prove empiriche a favore dell’efficacia di multiple tipologie di trattamento.

Attraverso le cure, generalmente le dosi utilizzate nel trattamento della depressione non sono sufficienti a controllare il disturbo ossessivo compulsivo ed i suoi sintomi. I pazienti ne dovrebbero assumere dalle due alle quattro volte tanto. L’esposizione con la prevenzione di reazione o altre forme di terapia comportamentale sembrano essere decisamente più efficaci sul lungo termine.

Virtualmente nessun trattamento fornisce una cura definitiva al disturbo ossessivo compulsivo. Tuttavia, la maggior parte dei trattamenti possono dimostrarsi efficaci nella riduzione dei sintomi dal 50 all’80%. La malattia è ciclica e peggiora decisamente quando l’individuo è sottoposto a grande stress.

Come appunto conclusivo, è cruciale, nel momento di ricerca di uno psicoterapeuta, che questi sia specializzato nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo.

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Fonte: Psychcentral

Articolo pubblicato da Johnna Medina, M.A. su Psychcentral, il 30 Novembre 2016, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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