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Sesso, Genere E Testosterone:  Il Gender Fa La Differenza?

Sesso, Genere e Testosterone: il Gender fa la Differenza?

Le differenze tra generi: questione di ormoni o di cromosomi?

Il fattore ormonale gioca realmente un gioco fondamentale qualora si voglia fornire una spiegazione esaustiva delle differenze di genere tra esseri umani. Tuttavia il fatto che gli ormoni risultino associati a determinati tratti specifici a livello sessuale, non significa che ne siano la causa. In molti casi, in effetti, gli ormoni possono subire dei cambiamenti ed essere influenzati da alcuni comportamenti sessuali come conseguenza di alcune variazioni (Goldey & van Anders, 2014; Muller et al., 2009).

Alcune ricerche effettuate da studenti in ambito di differenze di genere suggeriscono come le distinzioni ormonali esistenti tra uomo e donna (congiuntamente alla maggioranza dei tratti psicologici distintivi di genere che appaiono strettamente correlati al fattore ormonale) siano dovute principalmente al diverso bagaglio esperienziale ed alle tecniche di socializzazione implicate dai distinti ruoli che la società attribuisce loro (e.g., Wood & Eagly, 2012). A parità di educazione, istruzione e di status familiare d’origine, non ci si dovrebbe aspettare alcuna differenza tra uomo e donna, fatta eccezione per la questione ormonale in cui rientrano i livelli di testosterone (Butler, 2002).

In un recente saggio, van Anders ed i suoi colleghi (2015) hanno cercato di approfondire attraverso laOrmoni Del Corpo ricerca sperimentale ed empirica alcuni aspetti legati alle differenziazioni di genere. Il gruppo di studiosi è partito da una preliminare misurazione dei livelli di testosterone in 26 uomini e 15 donne campione “addestrati” alla recitazione. In seguito fu loro chiesto di impersonare lo stereotipo del “capo” in diversi contesti lavorativi ed in giorni differenti. Ai partecipanti fu anche domandato di impersonare un capo in procinto di licenziare un suo dipendente sia con attitudine stereotipica maschile (assumendo, dunque, una postura di dominio, una tendenza all’invasione degli spazi di rispetto e palesando dei sorrisi finti e subdoli) sia con una verve spiccatamente femminile (prestando, cioè, particolare attenzione a soppesare i termini per non urtare i sentimenti dell’interlocutore, esitando, e mostrando una scarsa attitudine a mantenere il contatto visivo). A tutti i partecipanti fu infine richiesto di prestarsi ad una performance neutrale dal punto di vista ormonale, come guardare un documentario di viaggio.

Cosa accadde loro sul piano ormonale durante questi giorni?

Per quanto concerne gli uomini, niente di realmente significativo. Partendo da una condizione neutrale in prospettiva ormonale, venne rilevato come impersonare un capo in procinto di licenziare un dipendente accrescesse il testosterone negli uomini di circa un 3%, a prescindere dall’attitudine da essi assunta (mascolina o femminile). Venne inoltre rilevato come la media negli uomini equivalente di 29 anni (anagrafica calcolata sulla base del campione rappresentativo in generale) coincidesse con un livello di testosterone pari a circa 600ng/dL (nanogrammi per decilitro) in stato di quiete arrivando a 618ng/dl al seguito della performance (si tratta di semplici stime, in realtà gli scarti effettivi non furono riportati sulle statistiche). I salti che si verificarono nel testosterone degli uomini dopo essersi calati nei panni del datore di lavoro nell’atto di licenziamento di un dipendente furono, alla fine, reputati statisticamente insignificanti, ossia pressoché irrilevanti in termini di effetto. Niente di ché, dunque.

Per le donne, invece, accadde l’esatto opposto. Partendo da una condizione di neutralità a livello ormonale, fu constatato come calarsi nei panni di un capo nell’atto di licenziare un dipendente incrementasse il livello di testosterone di circa il 13%, di nuovo a prescindere dall’attitudine di genere assunta. Fu rilevato un livello di testosterone di base pari a 60ng/dL sulla media delle donne di 29 anni, che dopo la performance raggiungeva un livello di 68ng/dl approssimativi. Questi effetti, al contrario di quanto accadde con il genere maschile, vennero stimati come rilevanti da un punto di vista statistico e a livello di impatto negli effetti coprirono un range tra i.50 e .70— numeri piuttosto importanti.

Source: van Anders, S.M., Steiger, J., & Goldey, K.L. (2015). Effects of gendered behavior on testosterone in women and men. Proceedings of the National Academy of Sciences.

Il senso del potere fa la differenza sugli ormoni

Appare degno di nota il fatto connotare la performance attoriale nel ruolo di un datore di lavoro con un comportamento smaccatamente mascolino non sortisse alcuna differenza di esito rispetto ad una performance più “femminile”. La van Anders ed il suo team (2015) fornirono Differenze Di Sesso E Testosteroneun’interpretazione a questo risultato di analogia tra generi suggerendo come fosse il potere (tipicamente incarnato da un capo) e non la mascolinità ad influire nelle variazioni di livello del testosterone nelle donne. Ciò sembra anche smentire la convinzione comune che pretende di correlare direttamente il testosterone con il tasso di mascolinità, laddove per contrasto la femminilità causerebbe un’inibizione dell’ormone. In effetti le lampanti conclusioni scaturite dallo studio dimostrano come il semplice fatto di agire come un capo (o forse semplicemente di comportarsi come tale, anche fingendo, nonostante in questo caso non ci fossero vincoli alla performance) causi un incremento nei livelli di testosterone. Un dato da tenere in considerazione ai fini di una corretta lettura della ricerca, tuttavia, risulta il fatto che gli attori vantino – di base – un livello di tale ormone decisamente elevato (il più alto riscontrabile tra i soggetti impegnati nelle diverse professioni contro i ministri i cui livelli di testosterone risultano tra i più bassi; Dabbs & Dabbs, 2000). Chissà che non sia attendibile l’ipotesi che una carriera attoriale di diversi anni davvero possa causare un aumento del testosterone come una delle doti degli attori (o che, al contrario, siano proprio gli alti livelli di testosterone a “vocare” gli attori alla recitazione; o forse che agiscano entrambi i fattori).

Sfortunatamente, non sempre le informazioni trasmesse dai media risultano particolarmente accurate ed eticamente corrette ai fini si un’informazione appropriata del cittadino che, suo malgrado, potrebbe travisare delle dubbie “verità”. Molte degli articoli divulgati e pubblicati, infatti, hanno fornito delle interpretazioni sbagliate o delle prospettive soggette a fraintendimento riguardo tali studi lasciando trapelare che l’inibizione dell’atteggiamento femminile nei ruoli richiesti all’uomo e di quello maschile nell’agire sociale della donna fosse la chiave di volta nelle differenze esistenti tra genere a livello di testosterone. In effetti alcuni giornalisti sembrano presumere che se le donne che rivestono il ruolo di capo licenziano i dipendenti in eugual misura rispetto alla loro controparte maschile (e che uomo e donna interpretino gli stessi ruoli sociali), non dovrebbero esistere differenze di sorta dei livelli di testosterone. Se da un lato questo è possibile (nonostante risulti poco plausibile da un punto di vista biologico) i dati emersi da questo non supportano affatto tale tesi. Le differenze di genere in ambito di testosterone, infatti, non risultarono ridotte dall’atto della recitazione in quanto, per poter avvalorare una supposizione simile avrebbero dovuto essere decisamente maggiori.

Gli ormoni incrementano maggiormente nelle donne

Concentrandosi sui numeri risulta palese come gli effetti evidenti del testosterone negli attori che interpretano il ruolo del capo sembrino preponderanti tra gli individui di genere femminile (in Differenze Di Pesotermine tecnico siamo in presenza di un “cambio percentuale”), ma le differenze di genere in materia di testosterone non paiono realmente eliminate dal “potere della performance”. Nemmeno lontanamente, per giunta (i livelli ormonali stimati in condizioni di prestazione attoriale erano pari a 618ng/dL per gli uomini e a 68ng/dL per le donne). Infatti, proprio per il più alto livello di testosterone presente per natura ed in condizione neutrale tra i soggetti di genere maschile, nonostante l’ “incremento percentuale” di tale ormone nel loro sangue debba essere inferiore nel momento in cui si sottopongono ad una prestazione attoriale nei panni di un capo, le effettive differenze tra i generi in tale ambito risultano maggiori in condizioni di performance attoriale nel ruolo del boss (uomini = 618 vs donne = 68; 618 – 68, situazione che evidenzia un incremento maggiore di 550 negli uomini rispetto al genere opposto), se confrontati allo stato di quiete (uomini = 600 vs donne = 60; 600 – 60, ossia gli uomini mostrano un incremento maggiore di 540 rispetto alle donne).

Ancora una volta, tali numeri indicano delle cifre approssimative (dal momento che, anche in questo caso, i dati sui reali livelli di testosterone nel genere maschile furono omessi dalla documentazione relativa allo studio originario nel quale, per ragioni sconosciute, i ricercatori si limitarono ad inserire solo i dati inerenti cambiamenti percentuali). Tuttavia, ciò che appare evidente da questo studio è come sia decisamente fuorviante interpretare le differenze di genere in materia di testosterone direttamente correlate o incrementate dai ruoli sociali come dalle posizioni lavorative (o dall’assunzione di un’attitudine mascolina nel ruolo del capo piuttosto che dall’essere un boss femminile). I cambi percentuali manifesti tra esemplari di genere femminile risultano maggiori, certo, ma le reali differenze di genere quando si parla di testosterone sono decisamente maggiori qualora le donne interpretino il ruolo del capo!

A questo punto è importante sottolineare che:

  1. per natura, esista un alto tasso di variabilità a livello ormonale tra i differenti generi (secondo l’Istituto Nazionale della Salute, il tasso normale di testosterone manifesta un rapporto pari da 300 a 1,200ng/dL per gli uomini contro uno che varia da circa 30 a 95ng/dL per le donne), e talvolta dei livelli di testosterone estremamente alti o bassi possono distorcere le dinamiche ed i risultati di studi condotti secondo la prospettiva di quello qui preso in considerazione.
  2. Anche le rilevazioni demografiche come quelle legate all’anagrafica o lo status coniugale, infatti, sono elementi in grado di influire sulle differenze tra generi a livello di testosterone. La van Anders e i suoi colleghi (2015) hanno preso in considerazione, aggiungendole, anche queste variabili ed i risultati sembrarono combaciare.

Livelli di differenziazione di ormoni tra generi

GenderInsomma, per concludere è possibile confermare l’innegabile fascino di uno studio che va ad investigare gli effetti derivanti dal “comportarsi come un capo” sui livelli di testosterone. L’assumere un’attitudine mascolina non incrementa il testosterone più di quanto non lo faccia l’agire in maniera femminile in quanto, in realtà, ad influire è il semplice e puro atto di recitare il ruolo del capo. È l’azione e non l’attitudine (o probabilmente solo la recitazione) a causare la variazione incrementando il testosterone nelle donne (in particolare se si considerano i cambiamenti percentuali nel genere femminile, meno se vengono presi in considerazione i livelli dell’ormone in rapporto a quello degli uomini in stato analogo). Ancora, dati i livelli di testosterone maggiori per natura negli uomini, i cambiamenti percentuali registrati dalla van Anders et al. (2015) comportano che i livelli di differenziazione in materia di testosterone tra generi si accrescano qualora sia uomini che donne si trovino a recitare il ruolo del capo.

Appare anche fondamentale notare come il cambiamento percentuale nei livelli di testosterone delle donne (+8ng/dL) sia esiziale se comparato alle differenze dei livelli di testosterone in stato di quiete esistenti tra i diversi generi (600 versus 60ng/dL = 540ng/dL). Come confronto, lo scarto nel testosterone delle donne (+8ng/dL) – dati i tassi di tale ormone che caratterizzano di norma i diversi generi (540ng/dL) sarebbe equivalente ad una media di crescita superiore di 2 millimetri nelle donne (partendo da una media di differenziazione tra i sessi in materia di altezza di circa 5 cm e mezzo; Stulp et al., 2013) che assolvono un ruolo sociale specifico. Questo implicherebbe che interpretare un determinato ruolo sociale sarebbe un fattore in grado di incrementare la media di altezza delle donne di 2 millimetri (o di qualsiasi altezza), il che sarebbe davvero affascinante, ma di certo non comporterebbe che un reale scarto di 5 cm e mezzo tra i due generi sia imputabile solo ed esclusivamente al ruolo sociale. Esiste un oceano di variabili da prendere in considerazione prima di poter giungere ad una verità esclusiva. Un oceano ancora inesplorato in gran parte.

Il passo successivo per poter affinare la ricerca dovrebbe vertere sulle varianti della performance attoriale (chiedendo, ad esempio, agli attori di recitare il ruolo di un bambino, un ministro o qualsiasi altro soggetto) esaminando se effettivamente siano in grado di causare cambi percentuali maggiori nei livelli di testosterone delle donne e causare uno scarto reale tra i generi per quanto riguarda tale ormone a livello di base. E, fortunatamente, si prevede che nei prossimi studi siano riportati con precisione anche questi ultimi, ossia i livelli di testosterone allo stato di partenza che possano poi essere oggetto di un’analisi comparativa rispetto ai cambiamenti percentuali. Si spera.

Fonte: Psichology Today

Articolo pubblicato da David P Schmitt Ph.D.Sexual Personalities, il 5 febbraio 2016,  tradotto da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

Antonio Fresco

 

 

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