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6 Strategie Per Promuovere Emozioni Positive Nei Figli

6 strategie per promuovere emozioni positive nei figli

Il ruolo delle emozioni nell’apprendimento

Un esperto spiega come le emozioni siano in grado di influire nelle dinamiche di apprendimento, memorizzazione e prestazione scolastica del vostro piccolo.

In che modo le emozioni influenzano il cervello

I bambini a scuola a volte provano la sensazione che tutto quanto hanno appreso si dissolva, scappi via dalla finestra e se la squagli, abbandonandoli proprio nel momento di massima paura. Di fronte a frustrazione, disperazione, preoccupazione, tristezza o vergogna, è come se i bambini perdessero le chiavi d’accesso alla memoria, al ragionamento ed alla logica associativa.

Quando si chiede loro di svolgere un compito come leggere di fronte alla classe parte di un brano ad alta voce appare in realtà abbastanza impegnativo da un punto di vista emotivo da diventare, talvolta, paralizzante per alcuni di essi. Allo stesso modo quando si è sottoposti ad una prova scritta, un esame o altri test che richiedono al soggetto un mix sinergico di facoltà come memoria, ragionamento, scrittura, pianificazione e organizzazione, la pressione può giocare brutti scherzi a livello di ingranaggi psichici del bambino, fino a bloccarli. Al solo citare un “problema di matematica” alcuni ragazzi entrano in panico e vorrebbero sprofondare.

Spesso lo scarso rendimento scolastico dei bambini non è dovuto ad altro se non alla paura che impedisce loro di assorbire nuove informazioni creando come uno strato repellente alle nozioni. L’ansia ostruisce il metabolismo dei dati e frena l’azione della memoria. Purtroppo, in molte classi di oggi, vediamo i bambini le cui energie intellettuali e capacità vengono frenate da stati emotivi negativi. L’emozione è l’interruttore on/off per l’apprendimento.

Tutto questo non è certo una novità per le persone sensibili, ma ad oggi è possibile, tramite il ricorso alla neuroscienza, convertire in dato empirico ciò che finora è rimasto a livello di intuizione esperienziale.

Il cervello emotivo che risiede nel sistema limbico, detiene le chiavi d’accesso all’apprendimento ed è responsabile delle attività legate ai processi mnestici ed alla capacità di creare nuovi collegamenti tra le informazioni. Da una prospettiva tridimensionale, è possibile esplorare il cervello umano da un lato all’altro, al rovescio, e dal basso verso l’alto. Da un lato, l’emisfero sinistro è responsabile delle attività legate alla logica, alla sequenzialità, alla percezione del tempo, ed alla lingua. Dal lato opposto, l’emisfero destro ospita i processi di organizzazione spaziale, alcuni tipi di intuizione, e le attività legate alla matematica ed ai numeri.

Dalla parte posteriore muovendoci verso l’emisfero frontale, è possibile notare come la prima si comporti come una cassaforte strettamente riservata alle informazioni derivanti da esperienze e conoscenze pronte per essere poi gestite e rese disponibili attraverso l’attività svolta dai lobi frontali.

Muovendoci come su un ascensore, risulta possibile spostare la visione in tre dimensioni verso la parte inferiore del cervello (ossia alla parte superiore della colonna vertebrale o alla base del cervello) che contiene il meccanismo di eccitazione. Al piano superiore risiede il sistema limbico il cui compito è quello di interpretare il valore emozionale degli stimoli in arrivo, attribuendo loro valori che si spostano su un range da neutrale, buono, o mortale. La valutazione delle informazioni da parte di questo sistema viene poi trasmessa a tutto il corpo ed in base all’esito della sua valutazione si apre o chiude l’accesso all’apice in cui ha sede la più alta funzione corticale: l’arresto superiore.

Se il sistema limbico dice “Pericolo”, l’accesso si spegne. L’ascensore non raggiunge il livello più alto. Al contrario, se il sistema limbico dice “Benissimo” l’ascensore sale senza problemi verso l’attico condiviso da conoscenza, fantasia e creatività.

Le emozioni sono le “portinaie” di questo “condominio cerebrale”, ed a loro spetta il potere esclusivo di regolare l’ascensore.

Rafforzare abitudini emotive positive

(6 strategie)

I genitori sono la principale fonte da cui si plasmano e scaturiscono le abitudini emotive dei bambini. In effetti papà e mamma pianificano, mettono al corrente e preparano i loro pargoli ad affrontare le emozioni derivanti dalla vita scolastica o accademica così come si fanno carico di insegnare loro a forgiare collegamenti soddisfacenti o deludenti nelle relazioni il mondo esterno. I bambini le cui esperienze in fase parentale hanno favorito l’ottimismo trascinano con sé questa attitudine anche sui banchi di scuola.

Qui ci sono 6 principi di buona pratica per aiutare i genitori a rafforzare le emozioni positive dei figli.

  1. Motivazione pronta all’uso (Prompt motivation). Questo tipo di carica motivazionale deriva dalla fiducia che il genitore tenta di fare acquisire al figlio nei confronti delle sue possibilità. Da essa nasce a sua volta la competenza che il bambino tende a preservare perché convinto di poterla costantemente migliorare. Se si vuole ricorrere a questa specifica tipologia di motivazione, risulta fondamentale iniziare col suddividere le grandi sfide in piccole prove più facilmente gestibili da parte del piccolo. Dall’andare in bicicletta all’imparare una nuova lingua, occorre monitorare i progressi, valutare gli sforzi, sostenere la fatica, lodare nuove competenze, e dare al bambino la possibilità di mostrare i suoi progressi ed esprimersi.
  2. La scintilla della curiosità (Spark curiosity). La miccia della curiosità sta nel brivido del rischio, nell’idea dell’adrenalina indotta dall’affrontare domande difficili e caotiche per trarre piacere dalla gratificazione nel trovare l’ordine delle risposte, ma si spegne inesorabilmente quando l’immaginazione, l’umorismo, e il rischio vengono meno (perché non sostenuti dal genitore).
  3. Il cibo per intelletto, talento, e potere (Nourishintellect, talent, and power)Focalizzarsi sul talento del bambino è la strada maestra perché la sua abilità possa essere coltivata al meglio. È necessario trarre un lucido bilancio di costi e opportunità relative a tempo e denaro necessari per la crescita delle sue facoltà così come risulta imprescindibile valutare le energie psicologiche da investire perché tutto accada al maglio. Bisogna insegnare al piccolo che le debolezze possono far male, ma anche ad accettare che il talento può sollecitare il prurito dell’invidia altrui.
  4. Incoraggiare le connessioni (Encourage connections)Troppo spesso l’apprendimento scolastico si svolge tra quattro a settiche pareti. Per sopperire a questa mancanza di connessione con il mondo i genitori possono incoraggiare i loro figli a creare dei ponti tra quanto imparano durante le lezioni ed il mondo esterno attraverso l’uso dei vocaboli legando le esperienze con le parole, le parole con le immagini, le immagini con la musica, ed aiutando il piccolo nella tessitura dell’unica rete della vita fatta di idee e avvenimenti.
  5. Monitorare i progressi nella crescita (Monitor growth)Anche assemblare un portfolio è utile ai fini della positività del piccolo. Chiedergli di tenere un diario (scritto o anche disegnato), registrare l’incremento di altezza nelle diverse fasi della vita sul lato di un telaio sono piccole azioni che possono infondere in lui un senso di gratificazione. Se il genitore ogni domenica sera prima di mettersi sotto le coperte assume l’abitudine di chiedere a suo figlio di raccontare qualcosa che gli è successo per la prima volta per quanto banale sia, il bambino capirà che sta imparando cose nuove e che voi siete interessati, così che sarà invogliato a soddisfare le vostre e le aspettative accrescendo il suo bagaglio esperienziale. Questo piccolo gioco del racconto può essere svolto anche con i ruoli invertiti, con papà o mamma che raccontano al figlio le proprie giornate: non è necessario che si tratti di esperienze esotiche o costose, basta aver camminato due miglia, sfornato una torta, scritto una poesia sui Boston Red Sox per poter diventare un modello per i propri bambini.  Fate la stessa cosa da soli. Essere un modello.
  6. Accettare considerazioni particolari (Accept special considerations). I genitori devono fornire il supporto alle debolezze dei propri figli, insegnare loro che le risate sono un balsamo per lo spirito, aiutarli sotto l’aspetto organizzativo e dare loro le opportunità per lo sviluppo del talento ed il rafforzamento caratteriale.

Abitudini emotive positive derivanti da questi principi di buona pratica aiuteranno i bambini ad affrontare ogni sfida con la quale si troveranno a confrontarsi nel proprio percorso con ottimismo e vigore rispondendo agli altri con attitudine aperta e gioiosa.

Fonte: greatschools.org

Articolo di Di Priscilla L.Vail, M.A.T., tradotto da Silvia Tramatzu dall’originale visionabile a questo link.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

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Foto tratta da mammematerane.com

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