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Animali Domestici: Benessere Psicologico E Fisico

Animali domestici: benessere psicologico e fisico

Gli animali ci aiutano a stare meglio

Gli amanti degli animali lo sanno da sempre: a prescindere dalle circostanze con le quali la vita ci mette alla prova – malattia, tristezza o perfino se possediamo una salute di ferro – gli animali ci aiutano a stare meglio. Diversi studi argomentano questa tesi, supportandosi con una documentata serie di effetti positivi che il contatto con gli amici pelosi può sortire.

  • Per chi possiede un gatto, infatti, il rischio di incorrere in infarto è ridotto del 30%;
  • osservare i pesci nuotare in un acquario riduce la pressione sanguigna,
  • coccolare il proprio cane accresce le difese immunitarie.

Al seguito di numerose ricerche, i ricercatori sono giunti a far luce sui poteri curativi degli animali: un animale domestico sarebbe in grado di modificare profondamente la biochimica del cervello umano.

“Siamo in presenza di un caso in cui il dato scientifico conferma ciò di cui il cuore umano è sempre stato consapevole”, scrive Meg Olmert nel suo libro L’uno per l’altro (Made for Each Other), frutto di una sintesi durata più di 20 anni dedicati all’analisi biologica relativa al legame uomo – animale attuata tramite l’estrapolazione del neuropeptide l’ossitocina, elemento chimico conosciuto per il suo ruolo nel promuovere le cure parentali nei mammiferi.

I livelli di ossitocina aumentano nel cervello materno in concomitanza con la gestazione e le doglie del parto. Una volta dato alla luce il piccolo, la sola visione, il profumo o il pensiero del bambino, possono essere sufficienti a causare la produzione del latte nelle ghiandole mammarie. La consapevolezza umana che le stesse dinamiche biologiche si verifichino anche nel regno animale risalgono a tempi immemori, tanto che perfino nell’arte sepolcrale egizia sono riscontrabili dei geroglifici relativi all’allattamento che mostrano uomini inginocchiati intenti mungere una mucca con le zampa anteriore legata in segno di possesso.

Gli avvocati ritengono che gli animali migliorino le relazioni coniugali

Ma il potere dell’ossitocina, a differenza di quanto si era soliti credere in passato, non si limita alla maternità o alle fasi dell’allattamento. E non solo non è relegato al solo ruolo di ormone femminile, ma nemmeno al regno dei mammiferi o dei vertebrati. Anche tra esemplari di polpi e piovre, ad esempio – che non solo sono privi di ghiandole mammarie, ma muoiono in concomitanza con la cova delle uova – sono stati rilevati degli ormoni in tutto analoghi all’ossitocina che vanno sotto la denominazione di cefalotocina.

L’ossitocina è responsabile di una serie di effetti fisiologici a cascata, tra cui l’abbassamento del ritmo cardiaco e respiratorio, il rallentamento della pressione sanguigna e l’inibizione della produzione dell’ormone dello stress, effetti che potrebbero suscitare un grande senso di calma, quiete e concentrazione, condizioni critiche nello sviluppo di relazioni sociali positive – che siano tra madre e bambino, ma anche compagno o tra semplici sconosciuti – incluse quelle tra esseri appartenenti a diverse specie.

In uno studio pubblicato dal Proceedings of the National Academy of Sciences risalente allo scorso giugno, dei ricercatori giapponesi hanno condotto un esperimento procedendo con lo spruzzare sia dell’ossitocina, sia una soluzione salina sulle narici di alcuni cani campione che, al seguito dell’inalazione furono ricongiunti con i rispettivi padroni. I proprietari furono poi espressamente invitati ad evitare qualsiasi interazione con i propri animali, richiesta che si rivelò pressoché inadempibile da parte di coloro il cui cane fu vaporizzato con l’ossitocina. Le analisi statistiche dimostrarono che l’inalazione dell’ossitocina causavano nell’animale una calma superiore ed una maggiore propensione ad annusare, leccare e cercare attenzioni attraverso le zampate con il proprio padrone rispetto a quelli ai quali venne somministrata una semplice soluzione salina.

Ma l’ossitocina non è l’unico neurotrasmettitore che gli animali domestici sono in grado di risvegliare nel cervello umano. Un team di ricercatori sudafricani mostrarono come nelle situazioni che vedono coinvolti in una conversazione verbale degli esseri umani e degli animali, al pari del raddoppiamento dei livelli di ossitocina nel sangue umano, anche quelli relativi alle beta endorfine (degli ormoni che naturalmente annullano il senso di paura e rendono intrepidi verso alte prestazioni) ed alla dopamina (ampiamente conosciuta come l’ormone della gratificazione) subirebbero un netto incremento. Anche questi ultimi neurotrasmettitori risultano essenziali nell’economia del benessere umano. Uno studio successivo condotto dall’Università del Missouri gli scienziati arrivarono a documentare come la condivisione di parte della propria esistenza con un animale domestico potesse portare la serotonina (il neurotrasmettitore su cui va ad agire la maggioranza degli antidepressivi in commercio) a livelli apicali.

Dunque, non c’è da chiederci perché, ad oggi, molte tecniche di psicoterapia infantile si avvalgono dell’intervento di un animale da compagnia nella lotta all’autismo ed agli effetti collaterali derivanti da stress post traumatici, disordini di diversa natura e dipendenze: gli animali domestici, infatti, aiutano la corretta normalizzazione della chimica cerebrale.

“ Attraverso delle dimostrazioni relative alle interazioni tra uomo e animale ” afferma l’autrice principale dello studio, la Dr. Rebecca Johnson, “è possibile riuscire a far entrare nel novero degli interventi medici formalmente accattati delle forme di terapia assistita da animali”— ossia tra quelle papabili di prescrizione come le medicine e rimborsati dall’assistenza sanitaria statale.

Sembra che tutti gli animali siano provvisti di cellule sottocutanee capaci di attivare i livelli cerebrali dell’ossitocina. Perciò, carezze, e gesti d’affetto – dallo spazzolare la pelliccia ad un cavallo al fare l’amore con la propria compagna – sono degli attivatori ormonali molto potenti. Pensare a qualcuno che si ama è così semplice, che si tratti di un essere umano o di un animale . Ed in effetti, uno studio minore del Massachusetts General Hospital lo documenta tramite una scansione radiografica MRI volta a rivelare come le aree cerebrali femminili del piacere si attivassero anche solo attraverso un’immagine evocativa del proprio animale , ma ciò che più importa sottolineare è come le zone attive nel caso di cani e gatti coincidessero con quelle attive nell’atto del mostrare la foto dei figli.

Ed infine arriva la parte migliore dello studio: è reciproco! L’essere umano incorre negli stessi cambiamenti fisiologici grazie alla presenza animale che prova l’ animale stesso. 

Fonte: Bostonglobe.com

Articolo pubblicato da Sy Montgomery, il 12 gennaio 2015, tradotto da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

Antonio Fresco

 

 

 

 

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