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Gli 8 Trucchi Per Presentazioni Efficaci

Gli 8 trucchi per presentazioni efficaci

I segreti delle neuroscienze per presentazioni efficaci e discorsi pubblici

Il segreto di presentazioni, discorsi pubblici memorabili e di  speach capaci di colpire l’immaginazione e sedimentarsi nel ricordo anche dopo le conferenze ed i convegni che li hanno visti protagonisti è molto più che un’arte o una tecnica da affinare: è neuroscienza.

Nell’arco degli ultimi decenni è stato investito un enorme capitale intellettuale ed economico che ha visto confluire ingenti sforzi nel comprendere e fare luce sui meccanismi di funzionamento del cervello umano. La grande novità arriva direttamente dalla ricerca Neuroscientifica che ha consentito di pervenire ad otto preziose (quanto efficaci) regole a cui ogni uomo d’affari che desidera emergere dalla massa dei parlanti e colpire mente ed emozioni del proprio interlocutore dovrebbe attenersi durante una presentazione.

Gli otto semplici, ma formidabili consigli condivisi in questo post sono frutto di una conversazione tenuta con responsabile in capo del dipartimento di psicologia alla Harvard University e basata sui suoi recenti studi.

  1. Personalizzare sempre le proprie slide

Gli esseri umani sono connotati dalla fisiologica tendenza a compartire sogni e desideri comuni. D’altro canto sono altrettante le differenze che caratterizzano le situazioni individuali che fungono da cornice contestuale a tali sogni e desideri, influenzandone inevitabilmente e profondamente la percezione. Appurato questo dato fondamentale, è possibile giungere all’argomentazione secondo la quale risulta imprescindibile che una presentazione, per essere ricordata debba imprescindibilmente porsi come un discorso rivolto ad un auditorio unico e specifico nel suo genere includendo, ad esempio:

  • Una terminologia specifica e settoriale facente parte di un vocabolario posseduto e maneggiato con dimestichezza dalla propria nicchia di interlocutori
  • Mirando a conferire credibilità validando l’argomentazione alla propria tesi attraverso il ricorso ad un repertorio esperenziale condiviso da quell’auditorio
  • Aggiungendo un surplus di colore che incrementi l’interesse tramite dei dettagli seminati per destare l’attenzione del pubblico
  1. Parlare non basta, occorre mostrare

Le recenti ricerche in campo neuroscientifico rivelano che il cervello umano processa il linguaggio verbale e quello visivo in due aree differenti e specificamente deputate a tali scopi. Da tale elementare constatazione è possibile pervenire all’efficace conclusione: se la presentazione include elementi visivi, immagini a costellare l’apparato testuale la percentuale di possibilità che il proprio discorso rimanga impresso nella memoria dell’audience risulterà duplicata.

Il connubio di testo e grafica costituisce il segreto fondamentale per far sì che un punto importante della dissertazione emerga e risalti rispetto al flusso. Ancora meglio, il ricorso ad elementi audiovisivi come videoclip o frammenti di riprese video funziona come una sorta di anabolizzante per la presentazione in quanto risulta in grado di attivare delle regioni cerebrali ulteriori incrementando (letteralmente) la memorabilità del discorso.

  1. Pianificare strategie per dirigere l’attenzione

Assicurarsi che i membri dell’auditorio stiano effettivamente prestando attenzione ed interesse alla argomentazione della presentazione è un’arte raffinata. Evidenziare attraverso il ricorso a font differenti, immagini e suoni ad un volume maggiore potrebbe essere un trucco semplice per fare in modo che i punti chiave del discorso saltino letteralmente all’occhio (e alla mente) del pubblico il cui processo di apprendimento del messaggio complessivo risulta in tal modo semplificato e fluidificato.

Se è necessario che gli ascoltatori si focalizzino su elementi complessi come diagrammi multistrutturati comprensivi di dati e grafici divisi su più slide risulterà necessario ai fini di una più semplice comprensione che le varie membra del corpus vengano mostrate una per volta e solo nel momento in cui il discorso si lega ad esse.

  1. Ribadisci il nucleo della conversazione

Più che sovraccaricare di imput informativi l’auditorio, la strategia perfetta di ottimizzazione del messaggio consiste nel fornire solo le informazioni davvero essenziali a supporto dello stesso. Epurare il discorso da dettagli irrilevanti includendo solo gli aspetti davvero cruciali ai fini della comprensione dell’oggetto della comunicazione risulterà imprescindibile perché venga compreso. Arrivare, dunque, al cuore del messaggio, senza tuttavia trafiggerlo, ma aumentando il volume e non il ritmo delle pulsazioni che lo rendono vitale.

L’ancestrale attrazione dell’essere umano per storie che riescano a portare ordine nel caos informativo con cui la vita impone di confrontarsi ogni giorno fa sì che, a livello discorsivo, perché una presentazione acquisti efficacia venga strutturata secondo le linee narrative tipiche del racconto, ossia che possieda un inizio, uno sviluppo ed una fine. In questa maniera e secondo le linee guida della morfologia della fiaba proppiana l’ascoltatore verrà guidato nell’assimilazione di un discorso reso avvincente.

  1. Parla con l’audience e non all’audience

Perché l’efficacia di una presentazione sprigioni tutta la propria forza attrattiva, la dissertazione, lungi dall’essere pensata secondo i dettami previsti da una lettura, da un monologo o, ancor peggio, da un sermone o da una predica, dovrebbe essere concepita secondo un modello conversazionale, come uno scambio d’opinioni tra amici o colleghi. Rilassati e prendi fiato. Modula la vocalità in maniera tale che rispecchi il tono di una conversazione a due.

Lascia che lo sguardo serpeggi incessantemente alla ricerca di un contatto visivo con ogni singolo membro dell’auditorio e racconta la tua storia come se stessi narrando una vicenda personale ai commensali durante una cena gradevole. Non incartarti e non abbassare la testa nello spasmo di non ricordare ogni singolo punto della scaletta: è sintomo di insicurezza, l’ancora sta nel linguaggio, non nella carta. Scandisci i periodi e prendi tempo in maniera tale che non sia il tempo a divorare l’enfasi del discorso pressandoti.

  1. Utilizza tecniche comunicative e figure retoriche

Pensare alle slide create non come fine ultimo o prodotto del proprio discorso a monte della filiera produttiva, ma cambiare il paradigma concependole piuttosto come mezzo utile ai fini della sistematizzazione di una tesi consente al parlante di spostare la propria attenzione verso quello che si rivela essere in realtà il fine della comunicazione: creare una reale empatia tra soggetto, oggetto, emittente e destinatario del messaggio in un flusso virtuoso di scambi e stimoli attraverso cui quest’ultimo avrà la sensazione di comprendere davvero chi parla e non la sua presentazione in slide.

Tenere a mente l’importanza di questa rivoluzione copernicana e prospettica rispetto all’elaborazione di un discorso si traduce naturalmente nella prassi che vede il ricorso ad aneddoti, racconti di vita e saccheggi dal repertorio esperenziale al centro dell’effettiva potenza comunicativa di una presentazione in quanto il bagaglio personale è spesso più persuasivo, eloquente e sicuramente molto più empatico di qualsiasi immagine, testo o oggetto sonoro proiettabile su schermo.

  1. Alterna e coinvolgi

Nei casi in cui i tempi della presentazione dovessero essere dilatati e flessibili, la regola fondamentale per colui che si accinge a disquisire risiede nell’imbastire il percorso argomentativo come un viaggio per tappe scandite che consentano ai marinai-audience che seguono la rotta della presentazione di metabolizzare poco a poco e così meglio imprimere nella memoria i paesaggi attraverso cui si intersecano le coordinate della navigazione discorsiva prevenendo il mal di mare che spesso scaturisce da un eccesso informativo.

Per fornire un esempio concreto, una tappa potrebbe consistere nella proiezione di un contributo in forma di cartone animato, in un videoclip o in una sessione di domande per alzata di mano che rendano dinamica e bidirezionale la conversazione, convertano la dissertazione in effettiva interazione e, presentandosi come momenti in cui la pressione dello scorrere del tempo risulta rarefatta, sollecitino e favoriscano la ritenzione informativa a livello mnestico.

Arrogare all’auditorio il diritto di essere attivo, reattivo, interattivo, soggetto e non solo oggetto passivo e statico del discorso costituisce la pietra filosofale per accedere alle differenti parti del cervello umano destando in tal modo l’attenzione del pubblico agente e non più patente. Ancor più importante ai fini della memorabilità della propria presentazione, secondo la filosofia dell’audience attiva, sarà ingegnarsi affinché gli interlocutori siano appellati e sollecitati nel compimento di un’azione, un’iniziativa di qualsiasi natura che allestisca il momentum, la transizione enfatica e di climax che prepari la distensione tipica dell’apertura di un nuovo argomento, una parte di tragitto verso una nuova tappa argomentativa.

  1. Sollecita ed invita il pubblico all’interazione con domande

Quando, alla fine di un discorso, si chiede all’auditorio la fatidica domanda “Ci sono domande?”, l’incubo ricorrente di colui che ha tenuto la presentazione è che piombi un silenzio tombale. Onde prevenire tale funesta situazione, tuttavia, giunge oggi in soccorso la neuroscienza secondo la quale, per assicurarsi che si instauri una fluida, produttiva e interattiva situazione di Domanda-e-Risposta (Q&A) alla fine di qualsiasi conferenza il segreto consiste nel prevedere, preventivare ed immaginare preventivamente le ipotetiche possibili domande che il pubblico potrebbe plausibilmente avanzare, in una parola: calarsi nei panni di chi ascolta e (possibilmente) è intenzionato a comprendere.

Nonostante ogni previsione, però, a volte ogni auspicio e la più fervida immaginazione non bastano. Spesso è il pubblico a detenere l’ultima parola, come giudice supremo. E se questo giudice decidesse di fare voto di silenzio? La prima mossa utile è non cedere al panico. Respirare e lasciar scorrere almeno venti secodi reggendo il suo sguardo, stando in piedi dinanzi all’assemblea e mostrandosi pronti e disponibili a qualsiasi reazione, per quanto violenta. Immolarsi di fronte agli occhi del pubblico si tradurrà in indice di disponibilità e propensione alla conversazione ed allo scambio facendo sì che sia la pressione del tempo muto a spingere automaticamente la società, non incline a reggere il suo peso, a romperlo Rotto il ghiaccio, poi, tutto provvederà in maniera più semplice a cascata.

Se vi interessa l’argomento consigliamo un utile approfondimento bibliografico presente nel volume Business Without the Bullsh*t, ed un link on-line nel quale la tematica viene affrontata in dettaglio cliccando qui.

Fonte: Inc.com

Articolo pubblicato da  GEOFFREY JAMES, il 14 aprile 2014, tradotto da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

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