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4 Strumenti Di Psicoterapia Nella Vita Quotidiana

4 strumenti di psicoterapia nella vita quotidiana

Molti fanno elementi di psicoterapia senza saperlo

Molte persone praticano quotidianamente una qualche forma di psicoterapia, spesso senza esserne pienamente consapevoli.

Un po’ di tempo fa mi trovai in macchina, diretto ad un convegno in un luogo poco distante dal paese in cui vivo e rischiavo di arrivare con un imperdonabile ritardo. Sicuramente ero distratto o sovrappensiero, così, improvvisamente, una brutta sterzata evitò che la mia auto collidesse con la vettura proveniente dal senso opposto lungo un tratto curvilineo. Scampato il pericolo, accostai sul ciglio della strada mentre la donna al volante della macchina coinvolta in quello che poteva essere un brutto incidente, affiancatasi e notando la mia totale assenza, il mio volto assorto e completamente estraniato dal contesto, disse con tono ironico “Non ti preoccupare, eh! Io sto bene”.

La gentile ragazza si era perfettamente resa conto del mio stato di shock, così provò a rassicurarmi mettendomi di fronte al fatto che sembravo un po’ turbato e che sarebbe stato meglio provare a calmarmi e prendere fiato prima di rimettermi in carreggiata proseguendo il tragitto.

Una volta tornato a casa, provai a riflettere a mente fredda su quanto accaduto e realizzai che:

  • la ragazza mi stava sottoponendo ad una forma di psicoterapia
  • lo stava facendo senza che le avessi rivolto nessun tipo di richiesta
  • per di più con uno sconosciuto, ciò che io rappresentavo per lei
  • era piuttosto brava.

Ma in cosa consiste la psicoterapia?

Secondo la definizione dell’Associazione degli Psicologi Americani (link: American Psychological Association):

“Con il termine psicoterapia si intende un trattamento collaborativo le cui premesse giacciono nella relazione tra un soggetto ed il suo psicologo. Compito di quest’ultimo è trovare le condizioni più idonee perché il paziente, sentendosi a proprio agio, riesca ad aprirsi in maniera incondizionata esprimendo i propri disagi senza censure con un interlocutore oggettivo, neutrale ed assolutamente non incline al giudizio”.

Ma dunque cosa serve perché la terapia possa attuarsi? Quali sono gli strumenti essenziali a cui i terapisti fanno appello perché si creino i contesti ideali al rapporto con il proprio paziente?

La donna che mi intimò di calmarmi dal finestrino della sua auto si dimostrò “cordiale e positiva, oggettiva e scevra da ogni giudizio”, elementi fondamentali per il percorso di costruzione dell’ambiente terapeutico, oltre che molto capace anche sotto altri aspetti di gestione relazionale.

Ricordo un altro caso che vide convolta Antoinette Tuff , una donna che fu in grado di sfoderare tutto il suo sangue freddo e rivolgersi al ragazzino che si aggirava armato in una scuola della Georgia lo scorso Agosto. Riporto le memorabili parole che pronunciò come esempio di un approccio terapeutico ottimale e fuori da un contesto clinico, direttamente nel quotidiano:

“Andrà tutto bene, tesoro… Voglio solo che tu sappia che ti vogliamo bene, nonostante tutto, ok? Sono orgogliosa di te. Lasciati andare, abbandona questa idea e sarà tutto a posto. Non ti preoccupare di quanto è accaduto, tutti, una volta nella vita ci troviamo ad affrontare delle situazioni difficili e reagiamo in maniera irrazionale… Un giorno ho pensato proprio la stessa cosa, sai. Sono stata tentata dall’idea del suicidio l’anno scorso dopo l’abbandono di mio marito, ma guardami! Continuo a lavorare e ora è tutto a posto e sto benissimo”.

I 4 strumenti 

  1. ARMONIZZAZIONE e ASCOLTO

Il cuore pulsante della relazione psicoterapeutica dal quale il trattamento trae efficacia consiste primariamente nell’adattamento variabile (armonizzazione) al soggetto perché quest’ultimo trovi il terreno a lui più adatto si fini di un’ottimale situazione di fiducia e sicurezza che lo proti a sentirsi libero di “entrare in contatto” ed esternare i propri pensieri, paure e sensazioni.

È normale che ognuno abbia le proprie preoccupazioni ed i propri piani da portare a termine, ma ciò non limita la possibilità di un ascolto completo ed una assoluta presenza nel momento in cui si decide di dedicarsi all’altro creando le condizioni per quella che clinicamente viene definita armonizzazione o ascolto attivo.

  1. RIFLESSIONE

Il processo attraverso il quale si induce la persona turbata a prendere coscienza circa la totale attenzione e comprensione a lui rivolta. Tutto questo senza mai uscire dall’area neutrale. La donna della macchina non si pose a me in termini di divieto o di giudizio dicendomi “Non puoi metterti alla guida adesso, finiresti per essere un pericolo pubblico!”, ma si limitò a farmi notare che lei per prima percepiva il mio shock invitandomi a prenderne consapevolezza ed a riflettere.

  1. CONFERMA

Attraverso il passaggio della conferma si esprime la propria genuina comprensione ed accettazione dell’interlocutore per come è, nonostante tutto, epurando il rapporto da qualsiasi moralismo. Esternare fiducia in ciò che l’interlocutore pensa e nelle sue capacità e rassicurarlo sulle proprie prospettive paritetiche ribadendo che quanto prova non è stupido o folle, ma semplicemente normale, sarà la chiave d’accesso al suo universo interiore in tempesta. Far percepire al soggetto di essere in una zona protetta in cui potersi sentire al sicuro creerà l’humus necessario perché il rapporto terapeutico possa attecchire.

  1. RICOSTRUZIONE

La ricostruzione costituisce la modalità di soccorso prospettico attraverso la quale si guida l’individuo ad assumere un punto di vista meno catastrofico. In quest’ultimo passo risiede la risposta al perché l’autoterapia sia un processo così arduo: un coinvolgimento emotivo troppo alto impedisce l’apertura razionale ad alternative prospettiche su una situazione che appare prendere il sopravvento, così occorre spesso una persona estranea perché i fatti possano assumere una nuova luce. Con la ricostruzione, tuttavia, non si intende solamente indurre il soggetto a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma condurlo a guardare gli eventi attraverso uno sguardo altro capace di cogliere delle vie d’uscita a quello che appare come un tunnel buio e cieco.

Tutti, almeno una volta nella vita, si sono ritrovati o possono ritrovarsi ad assolvere al ruolo di psicoterapeuta, senza per questo dover essere in grado di interfacciarsi con problematiche psicologiche che richiedono ben altre competenze. L’approccio terapeutico è una questione di sensibilità, non di rado di affinità tra soggetti, in quanto basato sulla relazione bidirezionale e ciò trova prova nel fatto che talvolta, per quanto esperti, anche i terapisti con una formazione accademica, si trovano nella situazione di dover consigliare un collega ai propri pazienti per mancanza di empatia.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

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Fonte:  PsichCentral.com

Articolo di Linda Hatch, pubblicato  il 24 novembre 2013,tradotto da Silvia Tramatzu. Per la versione originale clicca qui.

 

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