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Smascherare le Bugie: il Ruolo della Colpa

Lo Psicologo Americano Esperto in Emozioni è Stato Consulente per la Pixar nella Realizzazione di  del Cartone Animato “Inside Out

Secondo di due articoli scritti da Paul Ekman sul ruolo delle emozioni nello smascherare bugie.

Bugie: la colpa di tradire e poi tradirsi

Ho provato a domandare alle persone “Se potessi avere la certezza il tuo compagno rimarrà all’oscuro dei fatti, accetteresti di trascorrere la serata con una persona che ritieni moltoAvere Colpe attraente?”. Circa la metà dei soggetti ha risposto negativamente. I soggetti che risposero affermativamente e quelli appartenenti al gruppo dei rinneganti (che reputano i primi dei traditori infedeli) presi in considerazione non si differenziavano per lo status sentimentale, né per il fatto di essere sposati o meno, né per la durata del vincolo e nemmeno per quella relativa al tempo trascorso in compagnia del proprio partner. Uomini e donne indifferentemente dichiararono di non essere inclini al tradimento. Quando ho chiesto al gruppo dei “fedeli” il perché della loro riluttanza tutti risposero all’unisono che la motivazione principale risiedeva nel senso di colpa generato dal tradimento.

Non tutti i traditori riescono a realizzare con anticipo quanto sarà oneroso il peso emotivo della colpa ad atto compiuto. Nel senso di colpevolezza di aver infranto la fiducia di un’altra persona che porta a doversi districare con difficoltà di fronte al tentativo di mantenere il segreto risiede la prima emozione in grado di mettere a rischio una bugia. La colpa influisce sul tono di voce. La micromimica facciale ad essa attribuibile non diverge da quella implicata dalla tristezza, ma la vera discrepanza si rivela allorquando il contatto visivo viene meno e la testa assume una angolazione calante, tendente al basso o girata.

I cambiamenti comportamentali tipici del bugiardo sono del tutto involontari e difficili da controllare, come se si vivesse una situazione di estrema paura nella quale la parte razionale dell’essere viene annullata; ma le sensazioni di paura e colpa non sono poi così assimilabili come generalmente si potrebbe ritenere. Il potere emotivo di entrambe arriva ad incidere sulla capacità di formulare delle frasi di senso compiuto e mina l’abilità di articolare le parole o essere coerenti ed è proprio in questi sintomi che latita il rischio, per il bugiardo, di auto-smascherarsi.

Provare sensi di colpa “solo al pensiero” di compiere qualcosa di illecito

Sensi di ColpaAlcuni soggetti, addirittura, iniziano a provare un forte senso di colpa ancor prima di compiere un misfatto o tradire qualcuno, come se fossero alla ricerca di un’opportunità potenziale di cui farsi carico, di un atto illecito di cui attribuirsi la responsabilità. La polizia necessita di prendere le dovute cautele di fronte a tali soggetti inclini a dichiararsi colpevoli di reati di fatto non commessi solo per il senso di colpa nascente dalla possibilità di “averli potuti compiere. Altri individui, invece, si comportano in maniera esattamente opposta dimostrandosi repulsivi dinanzi alle proprie responsabilità, pronti a tutto pur di non farsi carico dei danni che potrebbero aver causato ad altri e si discolpano con frasi ricorrenti tra cui – “è stata colpa sua”, o “non sarebbe ferita ora se non avesse deciso di sua spontanea volontà di correre un rischio”. Nei casi più estremi, tale atteggiamento auto-assolvente degenera nella psicosi: gli psicopatici, infatti, sembrano essere del tutto incapaci di sentirsi in colpa per aver fatto del male ad altri.

Il senso di colpa può giungere a farsi talmente pressante da spingere alla confessione. I colpevoli si sentono spesso alleggeriti da un peso enorme dopo essersi puliti la coscienza vuotando il sacco e nutrono speranza in un atto di perdono concesso dalla parte lesa. Potrebbero perfino non prendere in considerazione il fatto che per una persona che si sente tradita può risultare davvero difficile concedere la propria fiducia una seconda volta.

Bugie e vergogna

La vergogna può costituire un vero deterrente alla confessione in quanto potrebbe nascere dalla consapevolezza della possibilità di inclemenza e condanna da parte della persona che dovesse venire a conoscenza del riprovevole atto compiuto. Non si tratta semplicemente del misfatto in sé; le persone possono vergognarsi anche di ciò che sono, di se stessi. A questo gruppo di individui appartengono coloro che si detestano, soggetti che prendono di mira se stessi arrivando a negarsi qualsiasi possibilità di riscatto. Ritengono che non possa mai esistere una via di scampo, né possibilità di perdono o accettazione per le colpe di cui si sono macchiati, né compassione per ciò che si sono rivelati essere con un dato comportamento “peccaminoso” che metterebbe in luce la loro vera natura di esseri “orribili” qualora venisse scoperto.

Ritengo che la maggior parte delle persone non sia in grado di valutare in maniera opportuna quanto sia difficile tutelare le bugie o procrastinare nello stato di menzogna necessario a tutelare un misfatto.

Sono certo che non considerino appropriatamente quanto sia dura:

  • Dover cinicamente calcolare con anticipo le proprie mosse e le potenziali situazioni di pericolo in cui si potrebbe essere “sospettati”;
  • Valutare ogni strumento possibile per potersi “nascondere”;
  • Ponderare le difficoltà derivanti dal dover ricordare con estrema precisione quanto affermato per poter mantenere una coerenza con quanto verrà dichiarato successivamente;
  • Riflettere sul senso di colpa che potrebbe derivare dalle bugie;
  • Pensare all’impatto deleterio generato dalla paura d’essere scoperti;
  • Prendere coscienza circa la durezza delle conseguenze, prima tra tutte la perdita di fiducia concessa da parte degli altri.

Il senso di colpa: direttamente proporzionale al tipo di relazione con colui che subisce

Il senso di colpa si accresce in maniera direttamente proporzionale al rispetto ed alla condivisione dei valori che intercorre tra il colpevole e colui che subisce il tradimento, ossia la persona a cui mente. Ferire o mentire a qualcuno verso il quale si nutre una certa stima o che si è sempre dimostrato leale diventa molto più difficoltoso. Ma se la posta in gioco si abbassa o il legame inizia a vacillare (come nel caso di una moglie distante e fredda o dei genitori troppo severi), il bugiardo potrebbe iniziare a sentirsi autorizzato a mentire, fino a non provare alcun senso di colpa, nonostante il vincolo che lo lega a coloro di cui tradisce la fiducia.

Quando le bugie sono autorizzate dalle alte cariche come nel caso degli spionaggi congegnati dalle massime autorità statali non si prova alcun senso di colpa, aColpe prescindere dal fatto che a mentire sia il capitano della polizia, o un terrorista.

Colui che riveste il ruolo di “investigatore” – ossia la persona che cerca di scoprire se si trova a che fare con un bugiardo o un innocente – deve prestare molta attenzione ai fini di interpretare in maniera corretta le emozioni espresse dal parlante senza mai incorrere in fraintendimenti o associazioni affrettate che potrebbero indurlo ad attribuire una valenza di prova sufficiente di colpevolezza ai i sintomi tipici generati dal senso di colpa. Anche quando le persone lottano nel tentativo di celare un segreto, le sensazioni derivanti dalla colpa evincibili dalle sue espressioni o atteggiamenti non possono essere ritenute degli indizi inconfutabili per l’attribuzione di colpa. Il soggetto in questione, infatti, potrebbe potersi sentire colpevole anche per ragioni estranee all’atto oggetto dell’interrogatorio. Occorre sempre avere la mente lucida e mostrarsi irremovibili di fronte al dato di fatto: le emozioni non rivelano la loro natura, non si è mai in grado di evincerne la fonte.

Non tutti convengono sulle circostanze in cui la verità debba essere rivelata: come dovrebbe rispondere un uomo al quale viene domandato con quante donne è stato a letto durante l’ultimo anno? e una donna? È davvero tutto concesso in tempi d’amore o di guerra? Il/la seduttore/seduttrice che promette amore eterno al partner che tenta di approcciare potrebbe essere convinto/a che la sua controparte sia disillusa/o e consapevole del fatto che la sua affermazione rientra tra le frasi “standard” previste dal codice del corteggiamento. Se è vero che non esiste un’effettiva concordanza riguardo i momenti in cui dichiarare la verità diventa necessario o riguardo il fatto che il bugiardo possa ritenere che, in alcuni casi, il suo interlocutore non desideri sentirsi dire il vero, lo è altrettanto che in questi casi il senso di colpa svanirà completamente.

Fonte: PaulEkman.com

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