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Effetto Placebo

Perché Sempre più Qmericani si Lasciano Persuadere dall’Effetto Placebo Come Terapeutico?

Di recente sono stati pubblicati ben tre studi in merito all’effetto placebo ed ai suoi effettivi effetti teraputici che hanno destato la mia attenzione, in particolare per le grandi questioni che sollevano in merito ai presunti esiti curativi a livello medico ed alle profonde, affascinanti implicazioni che si celano dietro alle analisi sul piano psichico.

Nel primo di questi studi, datato 30 settembre 2015 e pubblicato sulle colonne della rivista JAMA Psychiatry, i ricercatori hanno scoperto come, dagli scan cerebrali a cui vennero sottoposti i pazienti affetti dalle più gravi patologie legate alla depressione, emergessero delle palesi analogie nella risposta psichica a seguito del trattamento farmaceutico con antidepressivi e quello tramite placebo. Dalle analisi scaturì inoltre come i soggetti che riportavano una risposta significativa al placebo sembrassero più inclini a dichiarare degli effetti di sollievo derivanti dalla terapia, dato che suggerisce una connessione reale tra l’efficienza della cura e la reazione al placebo.

Effetto Placebo: la ricerche in Michigan

La ricerca, condotta dal Dr. Jon-Kar Zubieta dell’Università del Michigan coinvolse 35 pazientiEffetto Placebo campione ai quali venne diagnosticata una sindrome depressiva piuttosto grave. Durante lo studio correlato e suddiviso in due settimane di test randomici, a tutti i partecipanti venne offerto lo stesso placebo da assumere per via orale descritto come un “antidepressivo potente e dagli effetti immediati”. La seconda fase, invece, avvenuta dopo un breve periodo di disintossicazione, ai pazienti venne dato un antidepressivo dai principi farmacologici reali al seguito della cui assunzione era previsto uno scan cerebrale ad intervalli regolari.

I risultati furono stupefacenti. I partecipanti nei quali la reazione al placebo risultò significativa, ossia venne stimolato il loro “sistema dei recettori mu-oppioidi” (che coincide con la parte del cervello adibita alla minimizzazione di dolore e stress), si dimostrarono anche coloro nei quali l’effetto del farmaco antidepressivo farmacologicamente testato si dimostrava più efficiente. In tale gruppo di soggetti, insomma, la differenza a livello psichico sul piano della differenza tra la cura reale ed il placebo risultarono pressoché trascurabili.

Effetto Placebo: la ricerca in Massachusetts

Effetti PlaceboIn un editoriale specificamente dedicato alle implicazioni complessive di tali studi, il Dr. Maurizio Fava dell’Istituto di Ricerca Generale del Massachusetts ha sottolineato come le analisi da lui condotte sulla risposta “biologica” al placebo “fossero realmente illuminanti in quanto in grado di appurare come il trattamento placebo possa agire ad un livello profondo influenzando notevolmente i cambiamenti neurobiologici” indicendo “dei mutamenti significativi sul piano delle funzioni del cervello”. Esistono, inoltre, vari rami della medicina, aggiunge l’esperto, che si moltiplicano quando i placebo cosiddetti “double-blind” (ossia doppiamente ciechi) si dimostrano “per l’80% di un’efficienza approssimativamente equivalente rispetto a quella degli antidepressivi farmaceutici durante dei test clinici randomici”. “Il condizionamento classico” costituisce “un possibile meccanismo di automedicazione automatica”, conclude lo studioso, e le aspettative positive nutrite in merito possono essere corroborate dalle crescenti risposte che appurano l’efficienza del placebo.

Ma se “una porzione consistente della risposta neurologica agli antidepressivi può essere attribuita all’effetto placebo”, argomenta Justin Karter, giornalista di Mad in America.com, in un articolo dedicato al commento dei tali studi, allora i risultati scaturiti possono avere delle “serie implicazioni sul controllo randomico dei test sull’efficacia degli ainti-depressivi”. Una delle conseguenza esplicite di una simile conclusione, aggiunge lo scrittore, può essere supportata dal fatto che “potrebbe essere sempre più evidente, nelle recenti analisi sull’efficacia degli antidepressivi comparati al placebo come trattamento dei pazienti affetti da gravi sintomi della depressione, una diffusa ed errata sovrastima dei poteri terapeutici delle cure anti-depressive farmaceutiche”.

Effetto Placebo: ulteriori analisi

Un’ulteriore analisi pubblicata recentemente dalla rivista World Psychiatry, invece, si focalizza sui datiPlacebo Studi presenti negli archivi della FDA in tema di antidepressivi approvati tra il 1985 ed il 1997. L’autore di tale studio, Arif Khan and Walter Brown, osserva in merito alle sue ricerche: “Risulta sempre più evidente come molte delle convinzioni rispetto all’efficienza degli antidepressivi contro quella del placebo non si basassero affatto sui dati derivanti dai test recentemente condotti, bensì su convinzioni ereditate e fuorvianti”. Da un’analisi più attenta dei dati, infatti, risulta che “la mole dei pazienti che hanno reagito positivamente mostrando una riduzione dei sintomi fosse del 40% nel caso di assunzione farmaceutica di antidepressivi contro un 30% nel caso di individui a cui venne somministrato il placebo”. Secondo quanto è possibile leggere, appare evidente che “la percentuale dei pazienti la cui risposta agli antidepressivi farmaceutici si dimostrava positiva corrispondente al 70% fosse, in realtà, nient’altro che una sovrastima radicata e data per assodata”.

Entrambi gli studi dimostrano come le percentuali di risposta al placebo “abbiano subito un incremento considerevole durante gli ultimi 30 anni” (Peciña, et al), tanto da supportare quanto emerso da un terzo studio incentrato, stavolta, sul trattamento del dolore e condotto alla McGill University. Secondo i ricercatori dell’ateneo, non solo è possibile dimostrare empiricamente un incremento negli effetti positivi del placebo, ma, curiosamente, in base alle ricerche nell’area degli Stati Uniti guidate dal Dr. Jeffrey Mogil, ricercatore in capo sugli studi del dolore all’istituto McGill, il team ha analizzato i dati derivanti da 84 test terapeutici riscontrando come l’efficacia dei trattamenti non legati all’effetto placebo avesse subito una sostanziale riduzione dal 1993 al 2013. Nonostante le prove condotte dal 1990 attribuissero una percentuale di efficienza maggiore del 27% ai trattamenti farmaceutici rispetto al placebo, a partire dal 2013 la linea di demarcazione tra il potere dei due trattamenti è andata assottigliandosi sempre più, fino a raggiungere un 9%. Ma ciò che sembra ancor più sconcertante è che in regioni geografiche con dati analoghi in partenza, tali cambiamenti ed evoluzioni che hanno reso il placebo sempre più simile per efficacia al trattamento farmaceutico non sono stati affatto riscontrati.

Ritengo che negli esiti delle analisi entrino in gioco una serie di fattori, non in secondo luogo quelli legati a quanto sia ampio il raggio di ricerca e la relativa durata dello studio, piuttosto che le differenze esistenti tra popolazioni appartenenti ad aree geografiche diverse” dichiara il Dr. Mogil sulle pagine dell’Huffington Post.  “Tuttavia… [si tratta di una] completa speculazione”. Uno dei possibili fattori, nota l’esperta Carolyn Gregoire nel suo report sulle prove effettuate, consiste nel fatto che “le persone hanno sviluppato delle aspettative decisamente alte sugli effetti terapeutici dei farmaci a causa delle dichiarazioni sempre più spesso fuorvianti sui test farmaceutici”. Se quanto ritenuto dalla studiosa fosse vero, la sovrastima dei poteri terapeutici attribuiti ai farmaci è sicuramente riconducibile alla pubblicità sempre più aggressiva e martellante alla base della loro diffusione ed espansione del mercato specialmente negli Stati Uniti”.

Farmaci Placebo

Cosa risulta infine dagli studi sull’Effetto Placebo?

Tutti e tre questi studi evidenziano un dato che li accomuna e riguarda l’intensificazione del ruolo assunto dal placebo tra gli Americani facenti parte dei campioni rappresentativi presi in esame nei test clinici, compresi quelli inerenti una “consistente” causa del trattamento neurobiologico.

Quanto emerso solleva delle importanti questioni sulle metodologie di conduzione dei test clinici su larga scala in America e sui possibili esiti di questi studi sui comportamenti terapeutici degli americani: ora che è stato appurato che il placebo possa sortire delle risposte positive, continueranno ad affidarsi ai trattamenti farmaceutici nonostante le ricerche? Come osserva ha osservato Gregoire “Se il potere curativo del placebo continuerà per la sua strada di affermazione, le campagne farmaceutiche americane potrebbero riscontrare delle difficoltà nel promuovere i loro prodotti ai cittadini americani”.

 

Fonte: Psichology Today

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