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Tre Segreti Per Alleviare L’ Ansia Degli Easami

Tre segreti per alleviare l’ ansia degli easami

Ansia da esame, un mostro che si sconfigge grazie alla psicologia

Come ben sa qualsiasi insegnante o genitore, gli esami possono essere fonte di un’ ansia forte a tal punto da risultare paralizzante negli studenti – e i bambini ansiosi rivelarsi decisamente meno capaci di quanto realmente non siano in tali stati d’animo. Tuttavia una nuova ricerca piscologica in ambito scientifico-cognitivo sta muovendo i primi passi verso una comprensione più precisa del legame esistente tra lo stress e la prestazione nei soggetti umani affinché gli esperti possano sviluppare delle strategie mirate a rendere i bambini in grado di gestire nella maniera ottimale le proprie paure e i propri stati d’ ansia. Tali soluzioni appaiono ragionevolmente semplici, economiche e, come dimostrano recenti studi, efficaci. Alcune ricerche hanno coinvolto un largo gruppo di studenti campione, mente per avvallare altre ipotesi si è ricorso a un gruppo specifico di soggetti rappresentativi. Nonostante la loro efficacia, però, la maggior parte di queste tecniche di gestione dell’ansia appaiono del tutto sconosciute e non praticate dalla maggior parte di insegnanti e genitori, ignari delle potenzialità risolutive che un test sull’ansia può serbare. Di seguito, alcune strade utili e facilmente percorribili nella gestione dell’ansia:

  1. SCARICA L’ ANSIA SU UN FOGLIO DI CARTA.

Quando gli studenti si sentono nervosi, la loro capacità di pensare in maniera chiara e risolutiva rispetto ai problemi risulta offuscata, afferma Sian Beilock, scienziata cognitivista all’università di Chicago. Gli studenti che si trovano ad affrontare un esame devono ricorrere alla parte della loro memoria attiva, quello spazio mentale in cui risiede la facoltà di manipolare fatti ed idee. “Quando gli studenti provano una sensazione accostabile all’ ansia, le loro preoccupazioni si infiltrano a assorbono parte di tale area mentale dedicata alla memoria attiva lasciando solo parte delle risorse ivi risiedenti da dedicare al test”, spiega la Beilock. Uno dei metodi testati di recente che si è dimostrato in grado di sortire degli effetti realmente benefici sulle capacità di gestione dell’ ansia è stato testato dalla stessa   Beilock la quale, con il supporto del suo collega Gerardo Ramirez, ha richiesto ad un gruppo di studenti che dedicassero dieci minuti del loro tempo a scrivere i loro pensieri e le loro sensazioni esattamente qualche minuto precedente al test. Tale prassi, chiamata “scrittura espressiva” viene solitamente utilizzata dagli psicologi al fine di ridurre il pensiero negativo nei soggetti affetti da depressione. I ricercatori hanno provato ad applicare tale metodo con un gruppo di studenti che si sarebbe dovuto sottoporre ad un esame nel laboratorio della Beilock e nell’istituto scolastico al quale appartenevano con sede a Chicago nel quale alcuni di essi vennero coinvolti nell’esercizio si scrittura immediatamente prima dell’ esame di maturità. In entrambi i casi il punteggio degli studenti risultò “significativamente più alto”, dato confermato dall’articolo pubblicato sulla rivista Science.

Se da un lato si potrebbe ritenere che l’atto dello scrivere riguardo un esame incombente possa solo accrescere l’ ansia dello studente sulle proprie prestazioni e capacità, Beilock sostiene l’esatto contrario. “Scrivere e confidare alla pagina bianca le proprie paure e l’ ansia che si prova prima del test sortisce l’effetto di “scaricarle” sul foglio facendo sì che gli studenti possano liberare o preservare quello spazio mentale dedicato alla memoria attiva ed impiegarlo in toto nella risoluzione dei problemi e quesiti che si presenteranno durante l’esame” spiega l’esperta. Per entrambi i gruppi presi inconsiderazione, riportano Beilock e Ramirez sulle pagine di Science, “alcune righe che portano alla luce ansia e paure possono incrementare le capacità di successo durante gli esami, piuttosto che preservarle nel soggetto e lasciare che acquistino importanza ed assorbano energie preziose durante il test compromettendone il risultato”.

  1. AFFERMA I VALORI E LE CAPACITÀ

L’apprensione che si nutre spesso prima di sottoporsi ad un esame può risultare piuttosto comune in particolare tra il gruppo demografico di studenti di sesso femminile. La ragione principale della particolare suscettibilità delle studentesse nei confronti di un futuro giudizio risiede in ciò che gli psicologi chiamano “minaccia dello stereotipo” – ossia, la possibilità che un fallimento o il conseguimento di un risultato inferiore rispetto alle aspettative possa confermare dei preconcetti negativi nei loro confronti o nei confronti del relativo gruppo di appartenenza (tra i motivi ricorrenti ed irrazionali che causano l’ ansia, ad esempio, c’è l’idea diffusa che le ragazze manifestino delle lacune nelle materie scientifiche come la matematica, il pregiudizio rispetto ai latini o gli afro americani secondo il quale gli individui appartenenti a tali etnie non siano portati a seguire dei programmi di scuola superiore). Determinati sostrati possono essere delle reali cause scatenanti per l’ ansia e possono indurre gli studenti a manifestare delle capacità nettamente inferiori rispetto a quelle realmente possedute, ottenendo delle prestazioni sotto livello.   “Le donne, i neri o i latini si trovano spesso a dover affrontare un doppio movente rispetto all’ ansia” afferma lo psicologo dell’Università di Standford Gregory Walton, che, spiega, consiste nel “ nervoso che accomuna tutti nel momento in cui ci si sottopone al giudizio altrui, affiancato alla preoccupazione – cosciente i meno – riguardo all’aspettativa di una prestazione bassa che confermi il pregiudizio rispetto al proprio gruppo sociale”.

Uno dei colleghi di Walton alla Stanford, il professore di psicologia Geoffrey Cohen, ha tenuto un intervento con l’intento di ridurre le minacce derivanti dagli stereotipi quali motivazioni principali dell’ ansia negli studenti appartenenti a specifiche categorie. Sempre secondo gli stessi principi dell’esercizio messo a punto dalla dottoressa Beilock e dal suo collega Ramirez, l’esperto ha chiesto ad un gruppo di studenti di scrivere alcune righe, ma in questo caso ai partecipanti vennero date precise istruzioni rispetto alla scelta preliminare rispetto a qualcosa a cui attribuivano particolare importanza come argomento del loro scritto. “La musica è importante per me in quanto mi consente di esprimere al meglio quando provo felicità o tristezza”, scrisse uno dei partecipanti. In uno studio, tale esercizio sulle “affermazioni di valore” venne utilizzato come mezzo di convalida rispetto alla tesi secondo la quale esista un divario che separa gli studenti bianchi e quelli neri rispetto all’ ansia in una percentuale del 40%. In una seconda ricerca, invece, venne eliminato totalmente il divario tra uomini e donne nei risultati dell’esame di fisica, aumentando il punteggio delle prime dalla C alla B (alzando la media delle studentesse universitarie).

  1. DEDICA DEL TEMPO AGLI ESERCIZI DI RILASSAMENTO

I bambini più piccoli non sono immuni dall’ ansia da esame. Fin dai tempi della scuola primaria e secondaria i ricercatori hanno notato delle evidenti sintomatologie riconducibili all’ ansia nei bambini. Le paure recondite nei giovanissimi studenti tendono a manifestarsi attraverso segnali non verbali che possono apparire inconsistenti agli occhi di un adulto, afferma la psicologa Heidi Larson: mal di stomaco, insonnia e senso di claustrofobia che induce i piccoli a voler abbandonare l’aula per recarsi al bagno sono alcuni dei segnali da non trascurare. “Mi è capitato di avere a che fare con una madre che affermava di avere un figlio che riportava dei problemi durante gli esami”, ricorda Larson, professore di consulenza e sviluppo negli studenti all’Università Eastern, nell’Illinois. “Una settimana dopo ritornò da me e disse che suo figlio era scoppiato a piangere la notte precedente all’ultimo test prima delle vacanze estive, confidandomi di essere spaventata dalla possibilità di un ipotetico non superamento del test e relativo passaggio alla classe successiva”.

Larson si dedicò ad un intervento mirato in particolare per gli studenti più giovani sottolineando l’importanza della respirazione e degli esercizi di rilassamento ai fini della gestione dell’ ansia. L’esperto, inoltre, esaminò l’efficacia di tali tecniche su un gruppo di ragazzi ai primi anni di studi per poter corroborare i suoi consigli. “Ci trovammo di fronte a studenti che giacevano sul pavimento prima dell’esame di matematica. Li invitammo a chiudere gli occhi e a focalizzarsi sul proprio respiro, quindi gli chiedemmo di tendere e rilassare i muscoli del corpo in maniera ritmica, prima quelli delle gambe, poi quelli delle braccia e dello stomaco”, riferisce Larson. “Alcuni adolescenti si rilassarono a tal punto da addormentarsi!”. Un gruppo di studio appartenente ad un altro istituto non ricevette lo stesso allenamento. I risultati della ricerca che vennero pubblicati nella rivista Journal of School Counseling nel 2010, riportarono come dagli interventi di rilassamento scaturisse “un’effettiva riduzione dell’ ansia dovuta agli esami”.

Fonte: Mind/Shift

Articolo pubblicato da Annie Murphy Paul, l’8 febbraio 2013,  tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

Antonio Fresco

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