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Il Paradosso Della Seduzione

Il paradosso della seduzione

Avete presente le scene dei grandi film in cui appaiono quegli ipnotici giochi di seduzione? Bene. Ma, avete mai pensato a chi, in realtà, conduce questo gioco? Chi seduce chi?

 “L’uomo è predatore della donna fino a quando lei non si accorge di lui ”  ~ Irving Berlin

La cosiddetta millenaria “Arte della seduzione” è disseminata di ambiguità e contraddizioni apparenti, tanto che potrebbe essere vista come un fenomeno paradossale. La seduzione comporta un meccanismo innegabilmente manipolatorio. Ma nonostante i vari stratagemmi insiti nel suo gioco pericoloso vengano spesso associati a quelli della violenza sessuale, il suo specifico risiede nel processo persuasivo, in contrasto netto con le minacce, la forza fisica e l’abuso che caratterizzano lo stupro.

Ancor più importante, poi, è che le macchinazioni e gli artifici tipicamente riconducibili alla seduzione non sono mai unidirezionali. Il suo percorso di innesco e sviluppo, infatti, vede sempre coinvolte due parti, generalmente (oggi sempre meno) l’uomo nel ruolo del “soggiogatore” e la donna che reagisce al suo comportamento in maniera succube e remissiva, laddove nel caso dello stupro esistono chiaramente una vittima e colui che perpetra la violenza. Ma la seduzione, per definizione, implica una sorta di tacito mutuo consenso, o, se non altro, alcuni livelli di consenso.

Ad eccezione di quanto avviene nel dominio delle fantasie sessuali partorite dalla libido o ispirate dall’ego narcisistico di coloro che amano sentirsi oggetto del desiderio, nell’universo della seduzione è possibile affermare con certezza che non esiste affatto uno dei due individui coinvolti che nutra il desiderio di essere posseduto o violentato. Tuttavia non sono rari i soggetti (e non solo facenti parte della categoria che comprende le donne eterosessuali) che anelano all’eccitazione segreta, proibita, avvincente e illecita di essere bramate, di diventare l’oggetto del peccato di un partner lussurioso. Questo significa che esistono dei momenti in cui il sedotto, anche in maniera inconscia, può davvero presentare dei tratti di una complicità paradossale nei confronti del seduttore. In più, e sempre in maniera paradossale, se colui che viene sedotto conserva intatta la sua verginità, la sua purezza più profonda – immacolata, ingenua e smaliziata – può serbare una carica pulsionale attrattiva davvero fortissima. Pochi uomini, in effetti, non concordano sul fascino di una giovane donna ancora non “deflorata”, sul suo potere magnetico, tentatore, sul suo erotismo ingenuo specie se provocatoriamente cinte da abiti sexy.

Inoltre, nonostante si tratti di uno dei lati più oscuri della seduzione, essa può essere interpretata come una sorta di sfruttamento vergognoso in quanto non passa mai attraverso delle richieste esplicite o coercizioni verbali, ma solo ed esclusivamente tramite dei subdoli meccanismi psicologici. Piuttosto si tratta di una cattura, un adescamento ed una cattura. Non si innesca mai con un patto consenziente, si sviluppa come una resa nei confronti di un’irresistibile fetta di torta al cioccolato: nessuno ti punta una pistola contro inducendoti a mangiarla, eppure il suo potere di attrazione e infrazione della regole, il fascino del suo tabù, è così forte da risultare disarmante e sopraffacente, da rendere impossibile qualsiasi resistenza.

Si potrebbe affermare che la seduzione non attragga il sé più esplicito e sociale del sedotto, ma vada a colpire piuttosto le sue pulsioni più romantiche e sensuali. In questo risiederebbe il motivo per cui le emozioni evocate dall’atto seduttivo, in un secondo momento potrebbero affievolirsi o essere smentite. L’aspetto più positivo di questa ambivalenza seduttiva che tanto attrae nell’atto, non di rado viene spazzato via da quello più negativo che diventa prominente ex post.

È come se, al seguito del primo incontro, il sedotto acquisti una posizione più razionale rispetto alla sua sottomissione e rifletta sulle proprie debolezze che si sono infiltrate così subdolamente nel desiderio altrui. Inoltre si potrebbe addirittura raggiungere uno stadio di riconoscimento che conduce ad una consapevolezza tragica: l’essere fatti oggetto di desiderio dell’altro in maniera così violenta e passionale non implica un amore reale ed una cura sentimentale, ma piuttosto un utilizzo strumentale volto a placare il cieco impulso sessuale del dominatore.

Ma gli esiti sessuali derivanti dall’essere sedotti celano un ulteriore elemento di contrasto, ossia quello rispetto alle sensazioni provate dal seduttore nella sua esperienza di dominio. Per alcune donne ancora vergini al momento della seduzione, l’essere possedute può tradursi in un atto liberatorio, in una vertigine di affrancamento sessuale provocato dall’esperienza di rottura del tutto inedita data dall’atto dell’essere “prese” da qualcun altro. Un fatto, questo, che trova conferma nella letteratura rosa e nei romanzi d’erotismo femminile il cui scopo primario è quello di solleticare le fantasie sessuali delle donne attraverso la lussuria carnale intrinseca all’incontro amoroso.

Non sono rari nemmeno i casi in cui le ragioni per cui il sedotto ami farsi soggiogare risiedano in traumi passati provocati da esperienze religiose, sociali vissute in età infantile o da paure latenti ed irrazionali verso un cedimento sessuale nei confronti di una controparte che vuole essere infranta. Ciò che il sedotto prova nell’abbandonarsi alla tentazione e nel concedersi un’infrazione data da un’esperienza inconsueta e proibita all’interno dell’universo sessuale è una vertigine di estasi ed appagamento – che risulta enfatizzato nei casi in cui il seduttore abbia manifestato un interesse reale nei suoi confronti facendolo sentire coinvolto e non solo usato per soddisfare un impulso egoistico altrui. Idealmente, un interesse non sessuale, insomma. Inoltre, i sedotti potrebbero provare un brivido di piacere e perfino un senso di potere nel loro potenziale attrattivo, uno stato apicale finora mai raggiunto o un senso di apprezzamento mai emerso.

Tutto ciò suggerisce un ulteriore paradosso curioso che giace sulla presumibile incompatibilità tra le sensazioni provocate dall’arte della seduzione che possono differire in maniera del tutto radicale da un soggetto all’altro. C’è chi sostiene che la “seduzione sia la seduzione”, qualcosa di immediatamente comprensibile nei termini di un atteggiamento unidirezionale in cui uno prende il “possesso” dell’altro. Ma date le infinite sfumature della complessa natura umana, tale affermazione non può che essere tacciata di semplificazione, innanzitutto perché sorvola sul livello di consenso concesso dal sedotto al seduttore il quale implica un certo grado di “investimento positivo” in un’esperienza che definire passiva in toto sarebbe erroneo poiché la farebbe coincidere con lo stupro.

Tra le gamma di reazioni positive alla seduzione, se ne trovano alcune non del tutto paradossali e dunque tutto manichee (del tutto bianche o nere). È noto che secondo la radice etimologica latina, sedurre significa “fuorviare, portare sulla cattiva strada, corrompere”. Si tratta indubbiamente di un’interpretazione della seduzione che pone l’accento sul lato etico e comporta un’attenzione particolare alla connotazione del termine che, nonostante col tempo e l’uso abbia acquisito un senso più attenuato, rimane comunque piuttosto negativo.

Ora, nonostante possano essere consapevoli, molti individui (di entrambi i sessi) vogliono ardentemente essere sedotti. Amano l’attenzione che scaturisce dal gioco della seduzione, subiscono il fascino della tentazione e dell’appetito dei sensi, scalpitano all’idea della gratificazione resa possibile dall’essere visti come oggetti d’eccitazione e, ancor di più bramano di soddisfare il desiderio focoso dell’altro – o, ancor meglio, di essere irresistibilmente peccaminosi dal punto di vista carnale. Fu proprio la celebre affermazione di Madame de Stael due secoli fa: “Il desiderio dell’uomo è la donna, ma il desiderio della donna è il desiderio dell’uomo”. Questa citazione spesso abusata parla chiaro rivelando la vera natura dell’ intimo intrinseco ad ogni donna e cela la propensione femminile a sprigionare un potere seduttivo che risveglia i sensi ed il testosterone dell’uomo. Inoltre non è affatto un caso che durante gli approcci vengano più spesso imputati alle donne rispetto alle controparti maschili e questo è ancor più vero se ci si sposta nel dominio delle fantasia piccanti e stuzzicanti.

Nel vasto repertorio di esperienze umane, quelle sensuali e sessuali sono sicuramente tra le più eccitanti, perfino elettrizzanti. In questo risiede la ragione per cui la pornografia che circola in internet rientri in uno dei giri d’affari più fiorenti grazie, anche al suo potenziale di creare dipendenza). La seduzione di per sé non è né un fenomeno positivo, né negativo, né vizioso né, tantomeno, non vizioso. A seconda dei suoi risvolti e delle sue manifestazioni, potrebbe tuttavia assumere dei connotati decisamente negativi ed, all’estremo, potrebbe culminare in un’autodistruzione a livello psicologico, con l’annichilimento della stima di sé, problematiche legate alla propria immagine fisica, ansia sessuale o depressione. D’altro canto, potrebbe anche tradursi in un’inesauribile fonte di soddisfazione – e non solo per il seduttore. Entrambe le parti potrebbero trovare l’esperienza seduttiva appagante sia dal punto di vista carnale che da quello psicologico – progettando di farne perdurare l’effetto oltre l’incontro occasionale.

Per concludere, si potrebbe affermare che la seduzione sessuale sia un atto paradossale in quanto, nei suoi risvolti migliori, culmina in una relazione di tipo romantico-sentimentale che porta in sé tutte le premesse per svilupparsi in un rapporto a lungo termine. Ed in questi casi fortunati sembra corretto ipotizzare che la seduzione tra le parti abbia suscitato una mutua complicità – il che, forse, ci rivela che non ci sia proprio stata seduzione.

 

Fonte: PsychologyToday.com

Articolo pubblicato da Leon F Seltzer Ph.D.Evolution of the Self, il 17 settembre 2013, tradotto da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

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