skip to Main Content
A Quale Categoria Di Pensatore Ti Rispecchi In Un Gruppo Di Lavoro?

A Quale Categoria di Pensatore ti Rispecchi in un Gruppo di Lavoro?

Tutti Noi Aspiriamo ad un Lavoro in cui Sentirsi in Sinergia con gli Altri.

La tecnologia ha fatto grandi passi per soddisfare il nostro desiderio e renderlo meno utopico. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli strumenti digitali, per quanto fondamentali, costituiscono solo parte della soluzione. Sono le persone, in ultima istanza, a fare la differenza.

Il problema è che le tecnologie collaborative stanno migliorando molto più velocementeFare Squadra dell’abilità umana d’apprendimento al loro utilizzo. Cosa si potrebbe fare, dunque, per sopperire alla distanza che separa l’avanzata inesorabile della tecnologia dal ritardo umano? Un anno fa, con l’intento di trovare una valida risposta, venne riunito un collettivo costituito da decine di volontari che misero la loro esperienza a servizio della causa creando delle comunità collaborative ed alcune organizzazioni d’apprendimento. Ecco quanto emerse dall’esperimento.

Nella maggior parte delle organizzazioni esiste un’insieme di strumenti standard che vengono utilizzati ai fini della formazione, della guida e della gestione di gruppi di persone. Tra essi ricordiamo i test della personalità, i profili di competenze ed i ruoli all’interno di una squadra. Quando si forma una squadra occorre prendere in considerazione le diverse personalità degli individui che diverranno i suoi membri: si tratta di soggetti introversi o estroversi, inclini al rischio, audaci o timorosi, analitici o intuitivi? Occorre poi bilanciare anche le capacità dei componenti: quali sono le rispettive aree d’eccellenza, le esperienze e in quali aree si possono considerare degli esperti? Infine, è necessario ponderare i diversi ruoli potenziali che ciascuno di essi potrà ricoprire all’interno del team: quale apporto e plusvalori potranno apportare all’interno della squadra? Quali sono i loro propositi?

Come si assegnano i Ruoli in un Gruppo di Lavoro?

Di norma si pensa ai ruoli da assegnare all’interno di un gruppo di lavoro in base a ciò che le persone fanno, affidando ruoli che racchiudono il concetto del fare all’interno del loro significato come leader, project manager, o ricercatore. Quando occorre prendere delle decisioni ci si rivolge al the team leader. Quando si desidera scalare nel proprio status o fare carriera si fa appello al project manager. Quando si sente la necessità di sondare ed approfondire un argomento ci si reca dal ricercatore.

Tuttavia, nel mercato attuale, le compagnie più innovative e brillanti sembrano opinare ed andare controcorrente affidando l’instaurazione della competizione all’interno del gruppo di lavoro ad organizzazioni esterne che ci pensino al posto loro. E mentre imperano milioni di strumenti volti a dare supporto all’essere umano nella comprensione semplice e rapida di ciò che fanno i propri colleghi, ciò che rimane di più ardua intesa appare la comprensione di ciò che pensano. Recenti ricerche dimostrano, però, che sta proprio nella capacità di pensiero coordinato che risiede il fattore determinante ai fini dell’ottimizzazione prestazionale.

A questo proposito, come vengono associati dei ruoli ai membri di un gruppo di lavoro basati sul fare, allo stesso modo dovrebbero essercene altrettanti basati sul pensare. Prendere consapevolezza delle modalità di pensiero dei componenti del proprio gruppo di lavoro e della propria organizzazione comporta una maggiore energia collettiva basata sulla sinergica intesa e sullo spirito di appartenenza che, a loro volta, fungono da impulso per la creatività e, di conseguenza, per la produttività.

La Modalità di Pensiero

Uno degli aspetti impliciti e fondativi della collaborazione consiste nell’allineamento che consente alle persone di essere coordinate sul proprio lavoro. Tuttavia, esiste un’altra dimensione che conferisce un senso di sincronia all’interno di un gruppo: la modalità di pensiero.

Dunque, sarebbe opportuno tenere sempre in considerazione come si pensa e come pensa ilL'Unione Fa La Forza proprio gruppo di lavoro? Esistono degli schemi in grado di categorizzare il pensiero soggettivo ed aiutarci a comprendere in che misura si è in grado di influenzare gli altri in un rapporto uno a uno.  Nonostante questo non siamo ancora a conoscenza di alcun sistema basato sulle modalità di pensiero che sia in grado di creare in maniera semplificata delle connessioni collettive, interazione, collaborazione e comunicazione all’interno dei gruppo che esulino dal rapporto a due e si basino. Perciò, dopo un lungo processo di creazione collettiva e di avanzamento per prove ed errori, è stato sviluppato un metodo in tre fasi che sembra sortire dei risultati pratici e significativi.

Modalità di Pensiero: Prima fase

1) Concentrazione. La prima fase consiste nell’identificare l’oggetto primario del proprio interesse e che sia protagonista del proprio pensiero in un contesto o circostanza particolare. Tendi a focalizzarti più sulle idee, i processi, le azioni o le relazioni? Ad esempio, al risveglio, mentre fantastichi sulla giornata che starai per affrontare, pensi ai problemi che dovrai risolvere o ti concentri su ciò che dovrai pianificare, su ciò che dovrai fare o sulle persone con cui ti dovrai confrontare?

Pensare per categorie non comporta affatto la reciproca esclusione delle stesse, ma è un metodo per comprendere dove naturalmente converge il proprio pensiero. Come quando si legge un libro o si guarda un film: rimani rapito dalle azioni, dalla trama, dagli avvicendamenti o dal mistero?

Modalità di Pensiero: Seconda fase

2) Orientamento. La fase successiva riguarda la capacità di notare se il proprio orientamentoPensiero Comune nell’impostazione di pensiero sia primariamente sul lato macro o micro – sul quadro intero o sui dettagli. Una buona strategia per identificare questo tipo di orientamento consiste nel pensare a cosa si ritiene maggiormente importante durante gli incontri: preoccupa di più sentirsi in difficoltà in un momento particolare o su un determinato argomento, di non essere abbastanza preparati o che tutto proceda per il meglio, impostando la dissertazione in maniera generica e mai troppo specifica?

Queste due fasi risultano complementari ai fattori legati a personalità, abilità e ruoli di stampo tradizionale. Alcuni project managers appaiono più inclini a concentrarsi sui processi, altri sulle persone che in essi agiscono. Ed alcuni capi apprezzano più il contesto generale mentre altri i singoli particolari.

Modalità di Pensiero: Terza fase

3) La terza fase si basa sulla sintesi superiore delle due precedenti e fa riferimento allo stile di pensiero sul posto di lavoro o in qualsiasi altro contesto che implichi una scelta, una presa di posizione. Da essa si traggono diverse categorie di pensatori.

Ad esempio, rispetto al contesto generico o orientamento macro, esistono varie tipologie:

  • L’esploratore ha un pensiero orientato alla creazione di idee.
  • Il pianificatore ha un pensiero propenso verso la pianificazione di sistemi efficaci.
  • L’energetico ha un pensiero volto a mobilitare le persone verso un obiettivo.
  • Il connettore ha un pensiero efficiente nel rafforzare le relazioni.

Sul lato micro o orientato verso i dettagli troviamo:

  • L’esperto pensa per ottenere oggettività.
  • L’ottimizzatore pensa per migliorare dal lato produttivo e sul piano dell’efficacia.
  • Il produttore pensa per ottenere completezza ed cogliere ogni occasione.
  • L’allenatore pensa per coltivare il potenziale delle persone e la loro personalità.

Perché è importante conoscere il proprio Stile di Pensiero?

Una volta compreso quale sia il proprio stile di pensiero si riuscirà anche a risalire a ciò che funge da stimolante naturale, al perché alcuni tipi di problemi appaiono noiosi o difficoltosi ed in quale direzione ci si piò muovere per migliorare in aree importanti ai fini del raggiungimento di alcuni obiettivi.

Conoscere il proprio stile di pensiero aiuta a condividerlo con gli altri e fare in modo che anche gli interlocutori possano fare altrettanto. In tal modo il proprio stile di pensiero diviene un utile strumento, una sorta di valuta sociale per il gruppo di lavoro. Immagina di formare una squadra il cui lavoro consiste nel studiare una nuova iniziativa. Non sarebbe bene sapere chi si lascia galvanizzare da una strategia discussa a 360° e per chi, invece, un tipo di approccio simile può risultare frustrante? A chi piace che emergano i dettagli del processo e chi si lascia entusiasmare dall’idea di gestire le dinamiche del lavoro?

Lavorare InsiemePer fare un esempio concreto, un compagnia decise di chiedere ai leader di identificare il proprio stile di pensiero in quanto manager e capi in ambito del loro lavoro. Dai risultati empirici derivanti dalle mappature emerse come la maggior parte di essi appariva orientata verso una visione del quadro completo, nella fattispecie si evinse come il gruppo di lavoro fosse composto maggioritariamente da persone con un pensiero Esplorativo e Attivo (Allenatori e Produttori), ma deficitasse di professionisti dal pensiero orientato al Processo (Pianificatori ed Ottimizzatori) il gruppo di lavoro appariva forte sul piano dell’elaborazione di grandi idee e efficace al momento di mobilitare la collettività verso un obiettivo, ma mostrava delle lacune nel lavorare sui dettagli e nel fare in modo che l’iter di realizzazione si svolgesse in maniera impeccabile.

Con le informazioni ottenute grazie all’esperimento, l’azienda decise di dare maggior rilievo a coloro che dimostravano un maggiore orientamento verso i dettegli il cui pensiero veniva spesso soffocato dagli Esploratori e dagli Allenatori. Si intraprese inoltre un tentativo di ristabilire gli equilibri indirizzando la cultura aziendale e le strategie di assunzione per creare uno stile di pensiero collettivo più bilanciato.

A livello individuale, un capo aveva sempre operato all’interno di gruppi di lavoro con l’obiettivo di arricchire le idee attraverso consulenze e marketing. Ma grazie all’identificazione del suo specifico stile di pensiero comprese di essere maggiormente stimolata dalle relazioni piuttosto che dalle idee. Il suo orientamento sembrava più idoneo a quello del pensiero da Connettore rispetto a quanto non lo fosse col pensiero da Esploratore. Così si rese conto di essere propensa a servirsi delle idee per nutrire le relazioni piuttosto che le relazioni come sostegno delle idee. Grazie a tale illuminazione, riuscì a spostare la linea di principio nel suo lavoro verso l’account management e lo sviluppo degli affari ottenendo una crescita notevole nei livelli di energia e unione, senso di appartenenza.

Il panorama del business si evolve rapidamente ed appare sempre più necessario trovare dei metodi migliori ed innovativi che possano connettere e comunicare alle persone. Tutti aspirano a lavorare meglio in gruppo. Comprendere il vero significato della collaborazione attraverso le lenti del pensiero piuttosto che guardarla dalla prospettiva delle capacità pratiche costituisce un grande e costruttivo passo avanti.

 

Fonte: Harvard Business Review

Articolo pubblicato da Mark Bonchek ed Elisa Steele, il 23 novembre 2015,  tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile cliccando qui.

 

Antonio Fresco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top