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Training di Comunicazione Efficace: L'Assertività

La comunicazione non è una diretta conseguenza dei geni, essa viene appresa socialmente attraverso processi di condizionamento, modellamento e apprendimento per imitazione (Bonenti e Meneghelli, 1997).

Tale processo non può avvenire al di fuori delle dinamiche relazionali, pertanto le relazioni con le persone più importanti della nostra vita (siano essi genitori, nonni, tutori, insegnanti, amici, gruppi, ecc.) diventano il luogo di apprendimento delle abilità di comunicazione.training comunicazione efficace

Decisive nella costruzione delle abilità relazionali sono anche le relazioni tra le persone per noi importanti, basti pensare a quanto ci abbia condizionato (per imitazione o come motivo per differenziarci) per esempio il rapporto tra i nostri genitori, quello tra i nostri genitori ed i nonni, oppure il modo attraverso il quale un nostro genitore si relazionava ai suoi amici o al suo datore di lavoro.

A tutti infatti sarà capitato almeno una volta nella vita di riconoscere nel proprio stile comunicativo, qualcosa di familiare, un atteggiamento, un’espressione o una modalità comunicativa del tutto simile a quella di un parente o di un amico stretto.

Tali relazioni rappresentano la palestra all’interno della quale abbiamo più o meno consapevolmente sviluppato le nostre abilità comunicative ma, se non ne siamo soddisfatti, si può sempre imparare a comunicare più efficacemente.

Imparare a comunicare diversamente è possibile!

Come psicologo psicoterapeuta mi è spesso capitato di vedere situazioni come le seguenti:

  • difficoltà di socializzazione con persone sconosciute o conosciute;
  • coppie dove uno dei partner non riesce ad esprimere i propri bisogni;
  • genitori dallo stile educativo inconsapevolmente aggressivo o passivo;
  • relazioni lavorative con i colleghi o con il capo vissute come prevaricanti dove si finisce per accettare condizioni svilenti (con conseguente calo dell’autostima) o al contrario dove il proprio stile comunicativo viene percepito come aggressivo;
  • venditori in difficoltà nel proporre il proprio prodotto o per insicurezza o per inconsapevole aggressività;
  • difficoltà a parlare in pubblico.

Tali situazioni vengono spesso vissute come immodificabili:

Sono sempre stato timido, anche mio padre lo è sempre stato

Sul lavoro mi dicono che avere a che fare con me è difficile, ma io sono così!

Non sono mai riuscita a dire a mio marito quello che penso, non so se ci riuscirò mai…

Al contrario, numerosi studi e ricerche, soprattutto in ambito cognitivo comportamentale, hanno dimostrato l’efficacia del training di comunicazione efficace (o di comunicazione assertiva), nel produrre cambiamenti significativi sia a livello relazionale che psicologico in numerosi ambiti di applicazione.

Per citarne alcuni, esistono training di comunicazione efficace (o di comunicazione assertiva) pensati per:

  • l’ambito clinico, al fine di intervenire su situazioni problematiche (caratterizzate per esempio da grande timidezza, ansia sociale o ritiro sociale) o su disturbi conclamati;
  • l’ambito scolastico, per la prevenzione e l’intervento sul bullismo;
  • l’ambito lavorativo, per migliorare le relazioni interne (e di conseguenza la produttività) ed esterne (basti pensare al potenziamento delle abilità di vendita dei commerciali);

Struttura del training di comunicazione efficace

Il training di comunicazione efficace, si pone l’obiettivo di insegnare o potenziare le componenti comunicative (verbali, non verbali, cognitive e miste) utili al raggiungimento dell’obiettivo che la persona si pone:

  • Componenti non verbali: contatto oculare, espressione facciale, postura, spazio corporeo, contatto corporeo, tono e inflessione della voce, gestualità;
  • Componenti verbali: abilità di conversazione, abilità di protezione dalle critiche e dalla comunicazione non assertiva;
  • Componenti cognitive: capacità di discriminazione tra comportamenti aggressivi/passivi/assertivi, diritti personali, buona immagine di sé e autostima, analisi e gestione dei pensieri irrazionali inconsapevoli, problem solving;
  • Abilità comunicative complesse: timing, parlare in pubblico, gestione del silenzio, avviare una conversazione, mantenere una conversazione, interruzione di una conversazione, fare critiche costruttive, fare e rifiutare richieste, fare e ricevere complimenti, gestire una negoziazione.

Durante la mia esperienza professionale ho aiutato a potenziare le abilità di comunicazione sia in contesti individuali che in gruppo.

schema training comunicazione efficaceIn contesti individuali il training di comunicazione efficace o training assertivo si svolge con incontri settimanali di 1 ora e la sua durata varia in base agli obiettivi concordati. Per esempio, nel caso si desideri potenziare alcune abilità comunicative per affrontare specifiche situazioni, come imparare a difendersi dalle critiche costruttive o a gestire le insistenze, bastano pochi incontri: prima vengono analizzati i meccanismi cognitivo-emotivi sottostanti, poi vengono insegnate delle tecniche e infine si passa alle esercitazioni, prima in role playing e in seguito dal vivo.

In presenza di una significativa ansia sociale o se l’evitamento di situazioni sociali rappresenta un’abitudine ormai consolidata, è preferibile proporre il training per intero; in tal caso la durata è di circa 6 mesi, con incontri settimanali.

In contesti di gruppo, solitamente il training viene proposto per intero. Ogni incontro prevede una durata di un’ora e mezza.

Domande frequenti su lTraining di Comunicazione Efficace & L'Assertività

Cosa vuol dire assertività?

L’ assertività è la capacità di comunicare ciò che si pensa e si prova agli altri e nello stesso tempo di aumentare la qualità e la quantità delle relazioni sociali e della propria autostima.

Essere assertivi significa avere un atteggiamento positivo verso di sé e verso gli altri, esprimere il proprio punto di vista (anche se contrario all’interlocutore) e le proprie emozioni, sapersi apprezzare e riconoscere i propri limiti, prendere decisioni e fare delle scelte, senza provare ansia eccessiva.

Comunicare in modo assertivo significa scegliere come comunicare e non reagire alle situazioni o ai propri stati emotivi.

L’assertività è contagiosa, infatti comunicare in modo efficace permette o spinge l’interlocutore a fare altrettanto, diminuendo le possibilità di essere aggrediti o di vedere nell’altro comportamenti passivi.

Essendo un tema studiato da più di 50 anni dagli psicologi, esistono diverse definizioni di assertività; ritengo le seguenti maggiormente chiarificanti:

  • Assertività è la capacità del soggetto d’utilizzare, in ogni contesto relazionale, modalità di comunicazione che rendono altamente probabili reazioni positive dell’ambiente e annullino o riducano la possibilità di reazioni negative (Libet e Lewinsohn, 1973);
  • Assertivo è il comportamento che mette in grado le persone d’agire al meglio per il proprio interesse, d’essere autosufficienti senza inutile ansia, di esprimere i propri sentimenti e diritti senza ledere quelli degli altri (Alberti e Emmons, 1974);
  • Assertività è la capacità di un individuo di riconoscere le proprie esigenze, di affermarle all’interno del proprio ambiente, con buona probabilità di raggiungere i propri obiettivi, mantenendo positiva la relazione con gli altri (Ulrych De Muync, 1974);
  • Assertività: esprimere chiaramente i propri bisogni, i propri desideri e le proprie opinioni, contemporaneamente riconoscendo lo stesso diritto agli altri e tenendo comunque a mantenere con loro rapporti positivi (Galeazzi e Meazzini, 2001).

Che differenze ci sono tra comunicazione assertiva, aggressiva e passiva?

Anche comportamenti aggressivi o passivi possono, in certe situazioni (a seconda delle culture specifiche, delle persone coinvolte, delle aspettative e degli obiettivi che ci si è prefissati) e se scelti consapevolmente (quindi non reattivi), essere considerati assertivi.

La comunicazione assertiva è caratterizzata dalla capacità di affrontare consapevolmente relazioni di tipo affettivo (sapendo esprimere correttamente sentimenti ed emozioni), relazioni oppositive (sapendo opporsi in maniera corretta e costruttiva, e facendo richieste capaci di far raggiungere gli obiettivi con aspettative realistiche) e relazioni più miste o neutre, dove, per esempio, può essere importante avere una buona capacità di risolvere problemi, un buon uso della critica e una certa consapevolezza dei propri e degli altrui diritti.

La comunicazione aggressiva può invece provocare rigetto, violenza o sottomissione mentre una comunicazione passiva può stimolare nell’altro noia o comunque inpoverimento della comunicazione o al contrario rappresentare un incentivo alla prevaricazione e al dominio dell’altro.

Infatti la persona che emette prevalentemente una comunicazione passiva agisce spesso comportamenti condizionati dalle influenze altrui e si realizza in circostanze che risultano essere più favorevoli per gli altri; non dimostra chiarezza nell’esprimere i propri sentimenti e punti di vista e permette agli altri di non tenerne conto. La benevolenza altrui risulta il suo massimo obiettivo e ciò gli provoca ansia, frustrazione e mortificazione della propria dignità.

Al contrario, la persona che emette prevalentemente una comunicazione aggressiva è spesso rivolta a sé stessa  e verso la soddisfazione dei propri bisogni attraverso qualsiasi mezzo o azione (anche se distruttiva o violenta); tende a dominare gli altri e a sfruttarli per ottenere potere. Esprime i propri sentimenti e punti di vista imponendoli agli altri, attaccando, colpevolizzando e, a volte, umiliando l’interlocutore. Il potere personale è l’obiettivo ultimo è ciò gli provoca senso di colpa e rabbia.

Gli stili di comunicazione non assertivi possono essere considerate due facce della stessa medaglia poichè è possibile notare frequenti slittamenti tra comportamenti passivi ed aggressivi.

Per esempio, una persona conosciuta per il suo stile di sottomissione nei confronti dell’interlocutore, può avere degli scoppi d’ira sproporzionati a determinate situazioni come una pentola pressione che accumula vapore fino ad un certo punto per poi esplodere e causare gravi danni (passivo-aggressivo).

Oppure, in una situazione totalmente differente, una persona caratterizzata da uno stile aggressivo e prevaricante può trovarsi, a causa del logorio delle relazioni circostanti, ad emettere comportamenti di tipo passivo per uscire dall’isolamento e da sentimenti di colpa (aggressivo-passivo).

Anchisi e Gambotto Dessy (1995) identificano un’ultima categoria, il passivo-manipolativo, che, fondamentalmente passivo, assume uno stile artificioso e manipolativo a causa dell’ansia di esprimere se stesso.

Quanto dura il training di comunicazione efficace?

Benché l’ambito di gruppo presenti diversi vantaggi sulla rapidità d’apprendimento per ovvi motivi, l’ambito individuale permette di costruire un training di comunicazione efficace individualizzato sulla base degli obiettivi della persona che può decidere di potenziare solo alcune componenti utili ad affrontare specifiche situazioni.

Per tale motivo è possibile prevedere delle tempistiche solo sulla base di su che cosa si concorda di lavorare; per potenziare una specifica componente come per esempio la difesa dalle critiche o l’avviare e mantenere una conversazione con uno sconosciuto, possono essere necessari solo pochi incontri settimanali per apprendere le strategie e per esercitarle. 

Il training intero ha invece una durata di circa 6 mesi, con incontri settimanali.

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