La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale: Modalità Sedute
La psicoterapia cognitivo comportamentale si avvale di tecniche e metodologie scientificamente fondate per intervenire su sintomi e sindromi di natura psicologica, sul potenziamento delle proprie risorse (relazionali, cognitive e comportamentali) e sul raggiungimento del benessere personale.
Nel corso della nostra vita siamo spesso chiamati ad affrontare sfide e cambiamenti che mettono alla prova le nostre risorse psicologiche e relazionali. Molte volte riusciamo a mettere in campo le competenze e le energie necessarie a superare il momento mentre altre volte può capitare di rimanere bloccati e di non sapere cosa fare.
Oppure possono presentarsi sintomi più o meno specifici che, quando diventano particolarmente intensi o frequenti, possono essere segnali di veri e propri disturbi che ci impediscono di vivere la nostra vita serenamente e in modo proficuo.
In entrambi i casi, la psicoterapia cognitivo comportamentale prevede percorsi individuali costruiti sulle specifiche particolarità del caso, basati su protocolli che fondano la loro efficacia a partire dalla ricca mole di ricerche facilmente rintracciabili all’interno della letteratura internazionale.
Il primo passo parte da una valutazione psicologica, solitamente della durata di 4-6 colloqui, che prevede un’analisi puntuale dei meccanismi che contribuiscono alla formazione e al mantenimento del problema presentato, la raccolta anamnestica e, in molti casi, la compilazione di questionari o test.
Al termine di questi primi incontri, lo psicoterapeuta espone l’esito della valutazione e, sulla base degli obiettivi condivisi con la persona, fa una proposta di trattamento, specificando la metodologia e le tempistiche. L’efficacia di una psicoterapia dipende in larga parte proprio dalla condivisione di obiettivi chiari che siano in linea con le aspettative dei risultati che si desiderano ottenere al termine del percorso.
Con l’assenso alla proposta terapeutica ha inizio la psicoterapia cognitivo comportamentale.
L’orientamento cognitivo comportamentale, diversamente da altri orientamenti, prevede un ruolo attivo della persona che inizialmente viene resa partecipe di tutte le informazioni necessarie a comprendere a pieno il suo problema e poi viene guidata a osservare le sue abitudini e infine ad agire verso cambiamenti graduali e condivisi passo per passo, sia durante i colloqui (che solitamente hanno una durata di 50-60 minuti), che al di fuori.
Domande e Risposte sulla Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
Se vado dallo psicologo vuol dire che sono matto o un debole?
La risposta è NO!
Benché lo psicologo psicoterapeuta si occupi anche di gravi psicopatologie, la maggior parte delle persone che chiede una consulenza psicologica lo fa per affrontare problemi piuttosto diffusi e per farlo nel minor tempo possibile: prendere consapevolezza che c’è qualcosa che non va e cercare una soluzione è un atteggiamento sano, concreto e che presuppone una certa dose di coraggio.
Quanto dura la psicoterapia cognitivo comportamentale?
La psicoterapia cognitivo comportamentale infatti nasce e si sviluppa nelle università degli Stati Uniti dove notoriamente esiste una sanità finanziata dalle assicurazioni private che prevedono il risarcimento di un numero finito di sedute.
Già al termine di un’attenta valutazione è possibile comunicare una tempistica attendibile per raggiungere gli obiettivi concordati, dando alla persona la possibilità di prendere una decisione in modo più consapevole rispetto sia all’aspetto temporale che a quello economico.
Per fare qualche esempio, solitamente, in assenza di problematiche secondarie e di fronte ad una buona motivazione della persona, il trattamento per il disturbo da attacchi di panico (così come quello per le fobie) ha una durata che va dai 3 ai 6 mesi mentre quello per la depressione dai 6 ai 9 mesi.
Che probabilità ho di risolvere il mio problema?
La probabilità di risolvere il problema però dipende sia dall’efficacia dell’intervento che, soprattutto, dall’impegno che la persona decide di investire nel percorso e dal clima di fiducia che viene a crearsi tra cliente e professionista.
Le persone solitamente mettono il massimo del proprio impegno quando comprendono e condividono le ragioni di che stanno alla base di un’azione, ecco perché la fase iniziale della psicoterapia è dedicata alla spiegazione del funzionamento del problema e soprattutto dei fattori che contribuiscono ad alimentarlo.
Per quanto riguarda la fiducia, essa dipende sia dalla competenza relazionale del professionista che dalla “chimica” che nasce quando due persone mettono a servizio della comunicazione la propria personalità e il proprio carattere.
Che differenza c’è tra psicologo e psicoterapeuta?
Lo psicologo può svolgere le seguenti attività: sostegno psicologico, diagnosi psicologica, riabilitazione e ricerca.
Lo psicoterapeuta è uno psicologo che, dopo l’iscrizione all’Albo degli Psicologi, si è diplomato in una Scuola di Specializzazione in Psicoterapia (4 anni), che solitamente prevede lezioni teoriche, tirocinio di specializzazione e supervisione. Esistono molti tipi di scuole di specializzazione che divergono in base ai modelli teorici di riferimento; per fare qualche esempio: cognitivo comportamentale, sistemico relazionale, psicodinamico, centrato sulla persona, transazionale, umanistico, ecc.
Al termine della formazione, è necessario iscriversi all’Albo in qualità di psicoterapeuta per poter utilizzare tale titolo.
Anche un medico può essere psicoterapeuta in farmaco terapia oppure può frequentare una scuola di specializzazione in psicoterapia come lo psicologo.
Dovrò assumere psicofarmaci?
Qualora lo psicologo psicoterapeuta, al termine della valutazione, consideri opportuno un supporto farmacologico, può decidere di consigliare alla persona di fare una consulenza presso un medico.
Ovviamente la persona è libera di scegliere se seguire il consiglio o meno.
