Disturbo dissociativo dell’identità: consigli per affrontare la vita insieme ad una persona che ne soffre

Convivere con il disturbo dissociativo dell’identità (DID) può rivelarsi estremamente difficile, sia che ci si trovi nella condizione di vivere il problema in prima persona, sia che si debba convivere con un partner affetto da tale difficoltà uniche, sia che tu sia quello che ce l’ha o la persona che ama colui che vive con esso.

Il disturbo dissociativo dell’identità porta spesso frustrazione, confusione e perfino estrema sofferenza, in particolare quando ad esserne affetta è la persona amata che si desidera aiutare.

Il disturbo dissociativo dell’identità, per quanto diffuso, è un problema ancora ampiamente ignorato e da ciò consegue un ampio margine di trascuratezza nei confronti di coloro che convivono con persone che ne soffrono e che si trovano soli e con scarso supporto.

 

3 regole per coloro che amano una persona affetta da disturbo dissociativo dell’identità.

Questi suggerimenti si basano sull’esperienza e possono fornire aiuto nella comprensione del punto di vista di coloro che soffrono di disturbo dissociativo dell’identità.

 

  1. Conosci e mantieni i tuoi limiti. Non si può offrire un valido supporto al prossimo se non si apprende prima ad essere la primaria fonte di sostegno per se stessi. Capiterà, talvolta, che nonostante gli sforzi, il proprio partner abbia momenti di debolezza e sconforto che si riflettono nell’economia di coppia. Ma d’altro canto è vero che tali circostanze si verificherebbero anche in condizioni di salute. Quando si lascia cadere nello scoramento una persona affetta da disturbo dissociativo dell’identità, le conseguenze possono essere di vasta portata e sorprendentemente dolorose. Potrebbe essere una soluzione rendere le proprie esigenze negoziabili al fine di garantire pace e stabilità. Tuttavia è possibile che alla fine si insinui del risentimento nel rapporto e ne scaturisca un equilibrio malato. Essere coscienti dei propri limiti ed imparare a prendere decisioni difficili, ma necessarie per tutelarli risulterà vitale. Il profondo spirito di sacrificio nei confronti del proprio partner non potrà in nessun caso guarirne le ferite perciò è bene proteggersi per apprendere a proteggerlo.
  2. Potrà apparire al limite del possibile, ma occorre imparare a non prendere niente sul personale. A qualche occhio esterno risulterà forse crudeli, ma non importa. Gli individui affetti da disturbo dissociativo dell’identità palesano generalmente problemi di fiducia che quasi li rendono incapaci di tessere delle relazioni. Non è insolito che persone esterne estremamente protettive finiscano per sabotare relazioni intime. Ma questo non deve essere un problema del quale farsi una colpa. Occorre accettarlo.
  3. Impara il più possibile, ma ricorda che tutti i sistemi sono diversi. Non c’è modo di vivere una relazione con un partner affetto da disturbo dissociativo dell’identità senza che la propria vita ne esca intaccata. Convivere con il disturbo dissociativo dell’identità è semplicemente difficile. Ha senso solo se si cerca di educare se stessi alla convivenza. Non per il bene del partner, ma per il proprio. È terribilmente difficile far fronte a qualcosa che non si capisce, ma occorre cercare sempre il bene comune secondo diverse vie.

 

Le 3 brutte verità sul disturbo dissociativo della personalità

Il disturbo dissociativo dell’identità non è né giusto, né carino o né, tantomeno, facile. La cosa bella dei sentirsi completamente sconfitti da qualcosa è che la mancanza di speranza, finché non dura per sempre, trova la maniera per eliminare quell’ottimismo che ci rende ciechi di fronte ad alcune meschine verità, ma pur sempre verità:

  1. Il disturbo dissociativo dell’identità non è giusto. Non è giusto per chi ne soffre, ed è ingiusto per chi ci convive. Si può promettere di dimenticare qualcosa di veramente importante per il proprio partner. Potremmo persino dimenticarci di lui stesso. Ma per quanto ci proviamo e ci sforziamo, qualche dovere o responsabilità finirà sempre per venire a galla. Così come il senso di colpa. E non c’è niente di giusto per nessuno in questo.
  2. Il disturbo dissociativo dell’identità non è gentile o carino. Questo alter ego ci crede, crede che tu sia una minaccia e cercherà senza sosta di dimostrarlo. Non è certo bello tutto questo. Non è carino. Inoltre, non è qualcosa che possiamo cambiare per rispetto dei sentimenti. Anche non è carino e non sta affatto bene.
  3. Il disturbo dissociativo dell’identità non è facile. La televisione e i film hanno la tendenza a rendere il disturbo dissociativo dell’identità un aspetto piuttosto diretto – una singola identità divisa in parti facilmente definibili come la pasta sotto un coltello. Gli alter si annunciano quando si verifica un cambiamento o ci sono mutamenti drammatici nelle abitudini per delineare chiaramente chi deve stare fuori e quando. La vita reale di chi vive con il disturbo dissociativo dell’identità di solito non è così semplice. È confusa, complessa, e proprio quando si pensa di aver capito il problema, ecco che scivola tra le dita ancora una volta.   Accettare la brutta verità sul disturbo dissociativo dell’identità … Ma non per forza. Quando si compie la scelta di vivere con il disturbo dissociativo dell’identità si deve fare del proprio meglio per attenuare l’ammontare di disagi, frustrazione, persino angoscia dovuta al problema che si ripercuote su altre persone che non dovrebbero pagare il prezzo per l’incapacità di qualcuno di riuscire a navigare in un modo più normale il mare della vita. Ma non è possibile cambiare il fatto che il disturbo dissociativo dell’identità non sia giusto, carino o facile. È difficile convivere con il disturbo dissociativo dell’identità, sia per coloro che ne soffrono che per le persone con cui questi ultimi condividono la propria esistenza. Occorre accettarne le conseguenze, sia che ciò significhi perdere amici, lavoro o partner.

 

Vivere con il disturbo dissociativo dell’identità è una scelta

Coloro che vivono con il disturbo dissociativo dell’identità non hanno scampo dalla malattia. Mentre coloro che convivono con soggetti affetti da tale problema sì. A prescindere da come ci si sente, nessuno costringe nessuno a convivere con un partner che invece non ha scelta. Si può scegliere di mollare o di non essere coinvolti. Spesso chi soffre di disturbo dissociativo dell’identità risparmierebbe tanto dolore alla persona che ama. Quindi, quando la situazione diventa difficile, è bene tenere sempre a mente che convivere il disturbo dissociativo dell’identità è una decisione che si sta prendendo, non qualcosa che si sta facendo. Bisogna imparare a prendersi le giuste responsabilità per le proprie scelte  … la convivenza è una di quelle.

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Fonte: Helathy Place

Articolo pubblicato da HOLLY GRAY su Healthy Place, il 17 gennaio 2011, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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