Accrescere l’autostima estetica con le tecniche della CBT o terapia cognitivo comportamentale

 

Cos’è l’autostima estetica? Grazie alle tecniche della CBT o terapia cognitivo comportamentale è possibile migliorarla.

Lo studio dell’ autostima estetica nasce dalla ricerca sulle differenze che intercorrono tra l’attrazione e la bellezza.

Partiamo dalla questione cruciale che indaga sul perché alcuni soggetti riescano a sentirsi attraenti nonostante non abbiano un aspetto fisico comparabile con gli standard proposti dalla moda, mentre altri – come alcune modelle o attori televisivi o cinematografici o persino altri personaggi conosciuti per la loro immagine non provino necessariamente questa sensazione.

Probabilmente una delle spiegazioni plausibili risiede nel fatto che l’aspetto estetico è solo una piccola parte di ciò che rende un individuo attraente, dunque non si può definire un fattore sufficiente a determinare l’autostima estetica.

 

L’autostima estetica potrebbe essere una definizione utile nella psicologia per la vita quotidiana, fornendo utili strumenti per comprendere meglio le sensazioni rispetto al proprio aspetto estetico.

 

L’attrazione va molto oltre il semplice impatto visivo ed è importante tenere a mente come la bellezza sia un’esperienza che riguarda da un lato il livello fisico, ma dall’altro implica anche un coinvolgimento di quello psicologico. Ciò si basa su tre istanze:

  1. La nostra reale apparenza estetica (genetica)
  2. La maniera con la quale ci prendiamo cura di noi stessi (salute e cura di sè)
  3. Le sensazioni che proviamo rispetto alla nostra apparenza estetica (vanità positiva)

Dalla combinazione di queste tre istanze nasce l’ “autostima estetica”.

Possedere una di queste tre qualità (come dei buoni geni, ad esempio) essendo privi degli altri (un po’ di sana vanità e un occhio di riguardo per la cura del proprio corpo) potrebbe condurre il soggetto a non provare la sensazione di sentirsi attraente, a prescindere da come appaia agli occhi degli altri.

Attraverso la terapia cognitivo comportamentale o CBT è possibile migliorare la propria autostima estetica, un concetto che prescinde dai canoni o dalle regole da tutorial per diventare “belli” secondo degli standard prestabiliti.

 

Siamo talmente assuefatti dall’idea della necessità di doverci “correggere” da aver dimenticato che l’idea di sistemarsi per diventare qualcosa che vorremmo ci allontana dalla possibilità di sentirci davvero attraenti.

 

Un bravo psicologo dovrebbe insegnare che sentirsi a proprio agio con se stessi richiede un profondo lavoro interno che si applica anche al dominio dell’estetica e dell’apparenza ovviamente.

Innanzitutto occorre identificare i propri pensieri e sensazioni rispetto all’immagine del sé che ogni soggetto possiede, per poi trovare delle maniere realistiche che possano condurre ad un miglioramento. Per raggiungere tale obiettivo, è necessario comprendere le basi della terapia cognitivo comportamentale applicate all’estetica ed apprendere la maniera corretta per ripensarle ed utilizzare quanto emerge a supporto del percorso migliorativo intrapreso verso il miglioramento dell0autostima estetica.

Di seguito sono elencate tre tecniche della terapia cognitivo comportamentale applicate all’esperienza dell’attrazione, partendo dall’idea comune che le persone hanno di bellezza per proseguire con una tecnica comportamentale che può essere messa in pratica allo scopo di raggiungere un cambiamento per finire con uno spostamento cognitivo in grado di migliorare l’autostima estetica.

 

ESERCIZIO UNO

Euristica cognitiva: le persone sono convinte che la bellezza sia basata su standard definiti da altri. La verità è che è possibile apprendere come definire la propria personale immagine basandosi su criteri personali piuttosto che facendo affidamento su una realtà ideata e imposta dalla cultura dominante.

Modello comportamentale: il soggetto dovrebbe scrivere tre caratteristiche fisiche e tre aspetti della propria personalità che apprezza in modo particolare. Se dovesse trovare difficile l’operazione, può limitarsi a scrivere quelli che ritiene meno critici. Ad esempio, potrebbero essere la capacità di lavorare sodo, degli occhi particolarmente belli, l’onestà e l’attitudine ad essere un amico fedele, l’essere un atleta prestante o avere i capelli sottili. Una volta completata la lista, è necessario collocare le voci in ordine di importanza ed elaborare quanto scritto in una frase di senso compiuto su ogni aspetto elencato.

Cambiamento previsto: se i risultati rispettano quanto emerso per la maggior parte degli uomini e delle donne che hanno compilato la lista, con tutta probabilità noterai che le caratteristiche fisiche saranno state valutate in maniera più critica rispetto a quelle sulla personalità. Sebbene possa sembrare ovvio, questo esercizio aiuta a porre la bellezza fisica in prospettiva, ricordandoci che il nucleo della nostra autostima si basa più spesso sulle caratteristiche della personalità che sulle nostre caratteristiche fisiche – anche se la nostra cultura ci ha abituato a pensare diversamente. La bellezza fisica è solo un aspetto della nostra identità. L’attrazione è molto di più.

 

ESERCIZIO DUE

Euristica cognitiva: sembra sia importante per la maggior parte delle persone, ma molti confondono l’attrazione con la perfezione. Anche se nessuno pare raggiungere la perfezione assoluta, non di rado la nostra cultura ci induce a sostenere che esista uno standard e ciò viene consolidato da quanto trasmesso dai media. Tuttavia si sa che a tutti capitano le giornate nere in cui i capelli non sono a posto, la pelle appare un pò meno compatta, ci si sente un po’ gonfi eccetera. Ma con un minimo di ritocco digitale e l’aiuto di Photoshop è possibile cancellare come per magia ogni imperfezione.

Si può apprendere a cercare un appiglio nella propria immagine profonda di sé che è“imperfetta” – il senso di sé che rimane stabile indipendentemente dalle imperfezioni – riconoscendo che la variabilità è un aspetto intrinseco della vera attrazione.

Modello comportamentale: Questo esercizio si concentra sulle caratteristiche fisiche. Occorre scriverne tre che si ritengono più interessanti. Come nel primo esercizio, se l’operazione dovesse presentare delle difficoltà, è possibile scegliere le tre meno sgradevoli o quelle che gli altri dicono essere più encomiabili. Ad esempio si potrebbero menzionare i bei capelli ricci, gli occhi verdi e i denti bianchi. In seguito è necessario descrivere ciascuna caratteristica con una frase, ad esempio “I miei denti bianchi sono attraenti, specialmente quando sorrido”. Ciò sarà utile per iniziare ad identificare il nucleo dell’autostima estetica.

Cambiamento previsto: ricorda, nessuno ha delle caratteristiche perfette, ma tutti ne hanno almeno un paio di interessanti. Questo può contribuire al nucleo della percezione rispetto all’immagine del sé. Si può apprendere ad utilizzare le proprie caratteristiche positive per accrescere la propria autostima estetica e la propria consapevolezza. Se si hanno i capelli ricci ad, esempio, valorizza questo aspetto che reputi attraente con un cappello, se si opta per mettere in risalto dei begli occhi verdi, indossa abiti o un mascara che possa renderli protagonisti. Con dei bei denti sani il consiglio è quello di continuare a prendersene cura e sorridere per sentirsi bene e a proprio agio. Se si impara a modificare l’equazione tra perfezione e bellezza con una definizione più realistica, è probabile che si riuscirà a migliorare l’autostima estetica di conseguenza.

 

ESERCIZIO TRE

Euristica comportamentale: siamo noi i nostri giudici più severi. Sono poche le persone che trovano tanti difetti in noi come siamo in grado di farlo noi stessi. Possiamo cambiare il modo con il quale parliamo a noi stessi di noi stessi sostituendo i pensieri negativi e i “dialoghi interiori” imprecisi con quelli più positivi e realistici.

Modello comportamentale: guardati allo specchio e poi ascolta le parole che ti vengono in mente. Chiediti se il tono è critico. Le parole ti ricordano qualcuno o senti nelle tue l’eco di quelle che tua madre ti disse una volta? Tuo padre? Fratelli? Compagni di scuola? Quindi poniti la domanda sulla validità di queste parole. Sono veramente sincere? Ad esempio, le sopracciglia folte ti rendono davvero poco attraente? I cinque chili in più sui fianchi significano che sei grasso? Ora riscrivi questi dialoghi come se parlassi con un’amica, sorella o figlia. Se un amico ti chiedesse come sta, quale tono useresti? Guardati allo specchio e usa quel tono in un dialogo interiore che con te stesso.

Cambiamento previsto: possiamo cambiare il nostro modo di vedere noi stessi attraverso dei dialoghi interiori coerenti e di supporto. Invece di essere critici e “cercare di aggiustare” noi stessi, possiamo cercare di apparire al meglio ed accettare chi siamo davvero. Usa il tuo lato gentile, lo specchio interiore come una fonte costante di autostima estetica e ci si sentirà subito più attraenti.

 

Queste sono solo alcune delle nozioni errate sulla bellezza che si sono insinuate e consolidate nel modo comune di pensare, ma che possono subire delle modifiche in positivo applicando le tecniche cognitivo comportamentali. Il risultato sarà un cambiamento nella lente interiore che costruisce – anziché correggere o aggiustare – la fiducia in se stessi a lungo termine e l’autostima estetica. Tutti meritiamo di avere un atteggiamento positivo nei confronti di noi stessi e chiaramente non possiamo contare sulla nostra cultura dominante perché ciò accada. La CBT o terapia cognitivo comportamentale ha dimostrato come sia possibile aiutare le persone a cambiare atteggiamenti, convinzioni e comportamenti. Dunque, perché non applicare questa tecnica per cambiare il nostro approccio alla bellezza ed all’estetica?

 

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Fonte: PsychologyToday

Articolo pubblicato da Vivian Diller Ph.D. su Psychology Today, il 25 luglio 2011, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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