Il training autogeno è una tecnica di rilassamento immaginativa che, partendo dalla mente, determina un rilassamento muscolare e viscerale, e quindi uno stato di distensione psichica. Schultz, inventore della tecnica, definiva il training autogeno “un esercizio sistematico per la formazione di sé stessi”.

Tale tecnica di rilassamento è molto utilizzata per la sua capacità di intervenire su:

  • molti disturbi ansiosi (in alcuni casi all’interno della desensibilizzazione sistematica, per modificare uno stile di vita troppo frenetico, ecc.);
  • controllo emotivo;
  • per il senso di efficacia (il fatto di autoindursi effetti benefici aumenta infatti il senso di autoefficacia, a differenza di tecniche eteroindotte);
  • per fronteggiare lo stress e la fatica di sportivi, musicisti, insegnanti, studenti, chi deve parlare in pubblico o chi fa lavori creativi;
  • soggetti con bassa tolleranza di frustrazioni e dolore fisico.

Gli  esercizi inferiori (o di base) sono 6 e si apprendono facilmente in 10 incontri:

  • l’esecizio della pesantezza;
  • l’esecizio del calore;
  • l’esecizio del respiro;
  • l’esecizio del cuore;
  • l’esecizio del plesso solare;
  • l’esecizio della fronte fresca;

Per imparare gli esercizi di base si prevedono circa una decina di incontri con uno psicologo esperto,  e non è raro osservare soggetti che, nel corso del terzo mese di training autogeno raggiungono livelli di rilassamento molto intensi, magari sul tram nel mezzo del traffico di milano, in pochi  secondi se ben allenati.  Ogni seduta col terapeuta prevede  la ripetizione degli esercizi già appresi e l’apprendimento di un nuovo esercizio. Le sedute sono settimanali, dato che l’apprendimento di ogni esercizio richiede un po di pratica a casa.

In più, il training autogeno promuove il miglioramento delle prestazioni, dell’autoefficacia percepita (e quindi dell’autostima), della propria determinazione, nella capacità di programmare e organizzare le attività grazie agli esercizi avanzati.

Esistono differenti tipologie di esercizi avanzati:

  • esercizi continui e seriali (che riguardano la possibilità di affrontare in immaginazione situazioni difficili ad ansiogene, per esempio, affrontare un colloquio di lavoro, un esame o un incontro particolarmente importante);
  • formule di proponimento (un unico comando per cercare di essere come ci si propone);
  • formule di indifferenza  (a cose, persone o eventi per i quali si desidera gestire le emozioni invalidanti);
  • formule paradosse;
  • formule d’organo (per gestire il dolore,ecc.);

Dott. Antonio Fresco