Comunicazione assertiva

Oggi, si preferisce non considerare il comportamento assertivo come intermedio fra comunicazione passiva e aggressiva, poiché anche comportamenti aggressivi o passivi possono, in certe situazioni (a seconda delle culture specifiche, delle persone coinvolte, delle aspettative e degli obiettivi che ci si è prefissati) e se scelti consapevolmente (quindi non reattivi), essere considerati assertivi.

L’esempio più classico che viene citato è quello del poliziotto e del trasgressore, dove al trasgressore, talvolta, conviene attuare un comportamento passivo nei confronti di un certo tipo di tutore dell’ordine al fine di non rimetterci troppo tempo, denaro e conseguenze spiacevoli.

Business saleDiventa quindi più funzionale pensare al comportamento assertivo come ad una terza dimensione, alternativa e caratterizzata dalla capacità di affrontare consapevolmente relazioni di tipo affettivo  (sapendo esprimere correttamente sentimenti ed emozioni), relazioni oppositive (sapendo opporsi in maniera corretta e costruttiva, e facendo richieste capaci di far raggiungere gli obiettivi con aspettative realistiche) e relazioni più miste o neutre, dove, per esempio, può essere importante avere una buona capacità di risolvere problemi, un buon uso della critica e una certa consapevolezza dei propri e degli altrui diritti.

Comunicazione anassertiva: aggressiva e passiva

Una comunicazione aggressiva può invece provocare rigetto, violenza o sottomissione mentre una comunicazione passiva può stimolare nell’altro noia o comunque depauperamento della comunicazione o al contrario rappresentare un incentivo alla prevaricazione e al dominio dell’altro.

passivoInfatti la persona che emette prevalentemente una comunicazione passiva agisce spesso comportamenti condizionati dalle influenze altrui e si realizza in circostanze che risultano essere più favorevoli per gli altri; non dimostra chiarezza nell’esprimere i propri sentimenti e punti di vista e permette agli altri di non tenerne conto. La benevolenza altrui risulta il suo massimo obiettivo e ciò gli provoca ansia, frustrazione e mortificazione della propria dignità.

girl yelling to her boyfriendAl contrario, la persona che emette prevalentemente una comunicazione aggressiva è spesso rivolta a sé stessa  e verso la soddisfazione dei propri bisogni attraverso qualsiasi mezzo o azione (anche se distruttiva o violenta); tende a dominare gli altri e a sfruttarli per ottenere potere. Esprime i propri sentimenti e punti di vista imponendoli agli altri, attaccando, colpevolizzando e, a volte, umiliando l’interlocutore. Il potere personale è l’obiettivo ultimo è ciò gli provoca senso di colpa e rabbia.

Gli stili di comunicazione anassertivi possono essere considerate due facce della stessa medaglia poichè è possibile notare frequenti slittamenti tra comportamenti passivi ed aggressivi.

pentola a pressionePer esempio, una persona conosciuta per il suo stile di sottomissione nei confronti dell’interlocutore, può avere degli scoppi d’ira sproporzionati a determinate situazioni come una pentola pressione che accumula vapore fino ad un certo punto per poi esplodere e causare gravi danni (passivo-aggressivo).

Oppure, in una situazione totalmente differente, una persona caratterizzata da uno stile aggressivo e prevaricante può trovarsi, a causa del logorio delle relazioni circostanti, ad emettere comportamenti di tipo passivo per uscire dall’isolamento e da sentimenti di colpa (aggressivo-passivo).

Anchisi e Gambotto Dessy (1995) identificano un’ultima categoria, il passivo-manipolativo, che, fondamentalmente passivo, assume uno stile artificioso e manipolativo a causa dell’ansia di esprimere se stesso.

Per una più comoda comparazione delle caratteristiche dei 3 stili appena descritti, è utile far riferimento alla seguente tabella tratta da Alberti e Emmons (1974) ed adattata da Liberman, King, De Risi e McCann (1975).

 

La persona assertiva

La persona passiva

La persona aggressiva

1) Fa valere i propri diritti e rispetta i diritti altrui.2) Raggiunge i propri obiettivi senza offendere gli altri.3) Ha una buona immagine di sé e un’appropriata fiducia in sé stessa.4) Si esprime in modo chiaro e autonomo.5) Decide per sé stessa.1) Permette che vengano violati i suoi diritti e che gli altri ne traggano vantaggio.2) Non raggiunge i propri obiettivi.3) Si sente frustrata, infelice, ansiosa.4) E’ inibita e depressa.5) Consente che gli altri scelgano per lei.1) Viola i diritti altrui per trarne vantaggio.2) Raggiunge i suoi obiettivi a spese degli altri.3) E’ belligerante e sulla difensiva; umilia e deprezza gli altri.4) E’ esplosiva, imprevedibilmente ostile e irata.5) Si intromette nelle scelte altrui.

 

Dott. Antonio Fresco – Psicologo a Milano

foto tratte da londonnorth.org, voxliberalis.dk