La psicologia dei regali di Natale.

Cosa dicono di te i regali di Natale – cosa raccontano a chi li riceve?

 

Scrooge esiste e sta vagando per i corridoi degli studiosi di psicologia comportamentale. Gli esperti di finanza e di comportamento si lamentano del fatto che l’elargire doni sotto Natale sia qualcosa di insensato, almeno teoricamente, in quanto irrazionale.

Gli economisti, invece, biasimano chi spende soldi in regali, ritenendo che sarebbe più utile (anche nell’interesse del beneficiario) ricevere contanti piuttosto che un paio di calze o una sciarpa presto abbandonata nel cassetto del dimenticatoio. Se pensassimo in maniera più obiettiva ai nostri cari, infatti, dovremmo dar loro del denaro. Tore Ellingsen e Magnus Johannesson della Stockholm School of Economics, in un recente scritto intitolato ‘Conspicuous Generosity‘ (Generosità cospicua) elencano le ragioni per le quali sia meglio scartare delle banconote la mattina di natale, piuttosto che dei regali, in quanto più razionale ed utile.

Prima di tutto, l’acquisto dei regali di Natale comporta sempre un margine di rischio in quanto il destinatario potrebbe non trovare di suo gradimento il presente e, di conseguenza, il mancato piacere porterebbe all’annullamento del valore del dono; la valuta contante, al contrario, consentirebbe al destinatario, di acquistare esattamente ciò che desidera.

In secondo luogo, fare i regali di Natale implica un dispendio enorme di tempo ed altre risorse. Donare dei soldi comporta, invece, un incalcolabile risparmio di tempo, stress ed imballaggi vari.

Joel Waldfogel, professore di economia applicata alla Carlson School of Management, dell’Università del Minnesota, ha dimostrato, attraverso una serie di ampie analisi condotte su coloro che ricevono regali, come quando viene chiesta la somma che vorrebbero ricevere al posto dei regali, fossero in media più propensi ad accettare una somma nettamente inferiore rispetto al costo ed al valore di uno qualsiasi tra i regali ricevuti.

Nello spendere miliardi in regali di Natale, il pianeta spreca innumerevoli risorse. Un prezzo piuttosto salato per celebrare i sentimenti.

Durante il periodo di Natale, i volontari fanno numerosi appelli a favore dei meno sfortunati, perché la carità possa giungere ai bisognosi. Generalmente non vengono richiesti regali – viene piuttosto preferito ricevere del denaro – in quanto, a livello pragmatico, il dono in liquidità è il contributo più concreto che si possa offrire a chi necessita d’aiuto.

Se risulta ovvio come il denaro sia più d’aiuto quando si parla di carità o beneficienza, gli economisti continuano a rimanere basiti di fronte al fatto che milioni di persone spendano i loro soldi nell’irrazionale paradosso del regalo perfetto e, nella maggior parte dei casi “poco utile”.

Tore Ellingsen e Magnus Johannesson suggeriscono, nel loro recente saggio pubblicato dal ‘Journal of Public Economics’, l’esistenza di plurime ragioni per le quali l’uomo non è portato a donare del denaro al posto dei regali di Natale.

Il denaro viene associato – a livello subliminale – a valori negativi, compreso l’egoismo; molti esperimenti psicologici dimostrano come la mera presenza di denaro (o anche quando lo si presenta in maniera più sottile, a livello inconscio) spinga le persone a comportarsi in maniera sconsiderata. Esperimenti analoghi indicano come gli individui siano più generosi quando hanno la possibilità di offrire solo il proprio tempo, piuttosto che l’opportunità di donare semplicemente del denaro.

I regali sono un chiaro sintomo dell’affetto nei confronti del prossimo e questo spiega il perché, quasi universalmente, i regali di Natale che richiedono tempo e sforzo siano più graditi rispetto a quelli molto costosi.

Un argomento a sfavore del denaro contante come sostituto dei regali di Natale è che sarebbe troppo semplice falsificare il valore delle relazioni semplicemente strappando un assegno considerevole.

Le persone ne sono consapevoli – preferiscono, infatti, mettere alla prova la sincerità dell’affetto nei propri confronti da parte dei cari che comporta, appunto, l’inconveniente di doversi spostare, dedicare del tempo e delle energie nella scelta del regalo giusto. Coloro che rimangono spiazzati dinanzi alla generosità grande e sincera potrebbero dimostrare una seria insicurezza di fondo – è forse un caso che l’amante riceva, generalmente, i regali più costosi rispetto alla moglie?

Le donne compongono il campione decisamente più attivo nell’elargire regali di Natale arrivando a donare l’ 84% del totale dei regali, ricevendone solo il 61%, a conferma di quanto gli psicologi hanno a lungo ventilato: sono loro i veri pilastri di una relazione. Le donne suddividono i regali in maniera paritaria tra quelli destinati agli uomini e quelli, invece, da dare alle donne.

Gli uomini che amano fare dei regali senza il “supporto” femminile sono decisamente degli esemplari relativamente rari (16%) e la maggior parte dei loro regali sono destinati alle donne. I regali tra uomini sono decisamente rari (4%) se comparati a quelli tra donne (17%). Le donne risultano essere, dunque, molto più attive nell’elargire regali di Natale, dimostrando la tendenza a selezionare i regali come varie componenti di un dono composto le cui parti vengono date singolarmente.

Inoltre non ci sarebbe persona al mondo che gradirebbe delle banconote sotto l’albero di Natale al posto dei regali perché se lo scambio di denaro divenisse la norma, probabilmente le relazioni si deteriorerebbero.

In questo nuovo e più razionale universo nel quale vige la norma del denaro come re del giorno di Natale, quanto saremmo sicuri di di essere apprezzati per ciò che siamo se il parametro di valutazione dovesse essere il contenuto del nostro portafoglio? Ed ecco che ritorna il fascino della natura “poco funzionale” di molti regali – Ellingsen e Johannesson citano gli economisti che argomentano sostenendo che i regali di scarsa utilità spingano le persone a basare le proprie relazioni solo sull’accumulo dei regali.

Ellingsen e Johannesson fanno riferimento ad un recente esperimento empirico condotto dagli economisti Sebastian Kube dell’ Università di Bonn ed i suoi colleghi Michel André Maréchal e Clemens Puppe, nel quale i dipendenti assunti individualmente per un lavoro ricevettero un inatteso regalo da parte del proprio datore, consistente in alcuni regali e dei soldi. Il valore dei regali non in denaro venne subito compreso dai soggetti come identico rispetto a quello del denaro. La liquidità venne preferita rispetto ai regali, tuttavia i regali non in denaro vennero considerati un più sincero segnale di affetto. I lavoratori, dopo l’esperimento, risposero solo una settimana dopo ai questionari nel caso di coloro che ricevettero denaro, mentre la reazione ai regali non monetari fu immediata e fortemente positiva.

È fondamentale ricordare, durante la stagione del Natale, quando fare regali diventa la norma, il potere psicologico dei regali durante il resto dell’anno, quando sono meno scontati.

Ellingsen e Johannesson ipotizzano la ragione per la quale poche persone richiedano il denaro dl posto dei regali di Natale, nonostante i ricercatori sostengano sia maggiormente gradito, e consiste nel fatto che nessuno vuole apparire come un individuo interessato solo ai soldi. I regali non sono nient’altro che ciò che giace oltre il pacchetto; il vero scambio è il riguardo e la gentilezza ed è fondamentalmente un dono di natura psicologica.

Tutti i regali, anche i regali di Natale, per quanto scontati, rivelano qualcosa di ciò che colui che dona pensa rispetto al destinatario.

Ellingsen e Johannesson citano il testo di una canzone di Hüsker Dü She Floated Away tratta dall’album Warehouse: Songs and Stories: “Un uomo ha due ragioni per fare ciò che fa. La prima è l’orgoglio, la seconda è l’amore”.

Sembrerebbe che più si dona e si riceve con amore, e probabilmente con meno orgoglio, più il Natale potrà essere magico, anche con i regali.

I regali sono la manifestazione tangibile della comprensione. Il regalo perfetto è ciò che il destinatario realmente desidera, gradisce ed apprezza e che magari non si comprerebbe mai da solo.

Buon Natale a tutti, buoni regali e, per favore, ricordate che non è necessario analizzare e razionalizzare ogni cosa.

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Fonte: Psychology Today

Articolo pubblicato su Psychology Today daRaj Persaud, M.D. and Peter Bruggen, M.D.Slightly Blighty il 23 Dicembre 2015, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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