Le relazioni sociali sono un’area di estrema importanza per l’essere umano sia dal punto cognitivo-emotivo che dal punto di vista psicologico.

Numerose teorie sottolineano come lo sviluppo cognitivo e la regolazione emotiva del bambino siano influenzati, sin dal principio, dalla qualità delle relazioni che lo circondano. Un attaccamento sicuro alle proprie figure genitoriali (o agli adulti più importanti) promuove infatti una graduale autonomia ed una stabilità emotiva fche aumentano le probabilità si sviluppare fiducia nelle persone, una buona autostima e la sensazione di potersi muovere nel mondo con sicurezza e soddisfazione, per cogliere tutte le occasioni che il futuro riserva.

Anche le relazioni con gli amici hanno la loro importanza, basti pensare al punto di riferimento che il gruppo assume per l’adolescente nello sviluppo della propria identità, dei valori personali e dello stile di socievolezza. La capacità di farsi nuovi amici, che presuppone una buona fiducia in sè e negli altri, può essere esercitata e potenziata a scuola, nelle scuadre sportive, all’oratorio e in tutte quelle occasioni sociali che il territorio, in condizioni normali, offre.

Questo significa che esperienze deludenti in tal senso possono far nascere paure difficili da gestire ed evitamenti che certo non aumentano il network sociale di chi ne ha avuto esperienza, infatti se non si cercano occasioni per affrontare le paure e quindi modificare i pensieri negativi che anticipano gli elevati livelli di ansia, la situazione tende a cronicizzarsi.

Lo stesso vale nella relazioni sentimentali, dove l’autostima e l’immagine di sè giocano un ruolo fondamentale.

motivi che sottostanno alle difficoltà sociali possono essere differenti:

Se non si ha mai avuto facilità con le relazioni sociali può trattarsi di semplice timidezza , ovvero di un tratto caratteriale (che per gran parte è frutto di trasmissione genetica) che, nella maggior parte dei casi, si gestisce autonomamente e, grazie a qualche esperienza gratificante, permette a chi è timido di avere tuttosommato esperienze sociali soddisfacenti.

Oppure possono esserci state esperienze traumatiche (numerose di lieve entità o poche ma di grande intensità) che hanno dato origine ad ansia sociale. In tal caso possono esserci difficoltà in numerose situazioni sociali. Ecco alcuni esempi:

  • Colloqui di lavoro
  • Fare o accettare complimenti
  • Scrivere o firmare in pubblico
  • Incontrarsi con persone sconosciute, del sesso opposto o da cui sono attratte
  • Realizzare e ricevere chiamate telefoniche
  • Esprimere le proprie opinioni
  • Mangiare o bere in presenza di altre persone
  • Andare alle feste
  • Parlare con persone di autorità
  • Parlare in pubblico

Altre volte può trattarsi di momenti specifici in cui non si trova l’interesse nel frequentare la propria cerchia sociale. Se il tono dell’umore è anche lievemente depresso capita spesso di non aver voglia di uscire con gli amici o di conoscere gente nuova (lo stesso vale naturalmente se si parla di vera e propria depressione).

In tutte queste situazioni, che rappresentano solo alcuni esempi, l’ausilio di uno psicologo può risultare importante per ridurre il disagio causato dalla poca socialità (nei casi più gravi dal ritiro sociale). A volte bastano pochi incontri per riavviare un circolo virtuoso interrottosi a causa di esperienze negative, magari con un training alla comunicazione efficace o con un breve lavoro sull’autostima. Altre volte l’intervento psicologico è addirittura necessario per permettere alla persona che soffre di tornare a vivere con serenità la propria socialità.

Scritto da Antonio Fresco – Psicologo a Milano