Diffusione dell’ansia in Italia ed Europa.
Ricerche, dati e prevalenza.

Verranno ora illustrati alcuni dati e considerazioni epidemiologiche tratte dallo studio ESEMeD relativi alla diffusione dei disturbi d’ansia nella popolazione italiana, da Kaplan e dal sito del Policlinico Gemelli di Roma.

L’ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders) [Acta Psychiatr Scand 2004: 109 (Suppl. 420): 21–27] è il primo studio epidemiologico sulla prevalenza dei disturbi mentali effettuato in un campione rappresentativo della popolazione adulta generale italiana e di altri 5 paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Olanda e Spagna).

Tale studio è stato realizzato nell’ambito della WHO World Mental Health (WMH) Survey Iniziative, al quale partecipano più di 30 paesi diversi; questo ampio progetto di ricerca epidemiologica è stato promosso congiuntamente dall’O.M.S. e dall’Università di Harvard (http://www.hcp.med.harvard.edu/wmh/) e a livello europeo il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea e dalla GlaxoSmithKline.

In Italia lo studio è stato promosso e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nell’ambito del Progetto Nazionale Salute Mentale; la selezione delle persone da intervistare e le interviste sono state invece realizzate dalla Doxa, nota azienda nel settore delle indagini di popolazione, in collaborazione con il gruppo di coordinamento italiano dell’ISS. (“la prevalenza dei disturbi mentali in Italia. il progetto esemed-wmh. una sintesi; G. de Girolamo, G. Polidori, P. Morosini, et al.)

Per l’Italia è stato intervistato, tra il 2001 e il 2002 un campione di quasi 5.000 soggetti maggiorenni, selezionati dalle liste elettorali di 172 comuni. Dai dati risulta che le donne hanno una probabilità tripla di sviluppare un disturbo d’ansia rispetto agli uomini e che, sono più a rischio i giovani e non sposati, i disoccupati, le casalinghe e chi vive in città.

Prendendo in considerazione invece i dati sulla popolazione europea emerge che generalmente si ricorre poco agli interventi socio-sanitari. In Europa, la percentuale di coloro che, soffrendo di problematiche di ansia o di depressione, si sono rivolti a una struttura sanitaria è solo del 26% e i due terzi di questi soggetti ha consultato un operatore dei Servizi di Salute Mentale, mentre gli altri si sono rivolti al medico generico.

Si prendano in considerazione i dati presenti nella tabella.

 
PREVALENZA A 12 MESI % (IC 95%)PREVALENZA NEL CORSO DELLA VITA % (IC 95%)
DISTURBOMASCHIFEMMINETOTALEMASCHIFEMMINETOTALE
ogni disturbo d’ansia2,27,85,15,516,211,1
fobia specifica0,54,62,72,58,65,7
disturbo post-traumatico da stress0,70,90,81,13,32,3
fobia sociale0,61,41,01,62,62,1
disturbo d’ansia generalizzata0,10,90,50,83,01,9
disturbo di panico0,30,90,60,92,21,6
agorafobia0,10,70,40,61,71,2

 

Tralasciando i dati generali relativi ai disturbi mentali  si scopre che circa l’11% dei partecipanti allo studio aveva dichiarato di aver sofferto di un disturbo d’ansia nella sua vita (e più del 5% negli ultimi 12 mesi), il 6% di fobie specifiche, mentre poco meno del 3% nei 12 mesi precedenti. Abbastanza comuni (tra il 2,3% e l’1,2%) nel corso della vita, erano risultati, in ordine di prevalenza,  il disturbo post-traumatico da stress, la fobia sociale, il disturbo dell’ansia generalizzata, il disturbo di panico e l’agorafobia.

Le considerazioni di Kaplan e colleghi nel 1997 hanno messo in evidenza che la maggior parte degli studi epidemiologici evidenzia che circa un terzo della popolazione ha avuto o avrà nel corso della sua vita un disturbo psichico, e tra questi, i più diffusi sono i disturbi d’ansia e quelli di tipo depressivo.

Infine, il sito del Policlinico Gemelli di Roma afferma che “le indagini su popolazione generale hanno documentato come oltre un soggetto su cinque possa andare incontro ad un qualche disturbo d’ansia nell’arco della vita. Nei periodi di maggiore intensità dei sintomi le persone affette da disturbi d’ansia risultano incapaci di attendere proficuamente alle proprie attività: è stato stimato che in questi casi si può determinare assenza (o presenza inefficiente) per il 10-40% delle giornate lavorative mensili”.

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

Fonti:

L’ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders) [Acta Psychiatr Scand 2004: 109 (Suppl. 420): 21–27]

(http://www.hcp.med.harvard.edu/wmh/)

(Rosa Versaci – http://www.psicoterapia.it/cstg/)

http://www.policlinicogemelli.it/area/?id=1705&s=350

Notiziario Luglio 2010 N°7 – Epidemiologia dei disturbi d’ansia