La fine di una relazione: come decidere se lavorarci ancora o lasciar perdere.

 

Should I stay or should I go?,“dovrei restare o dovrei andare?”, recita una celebre canzone.

Lavorare ed impegnarsi nel salvare una relazione o concluderla definitivamente comporta una presa di posizione piuttosto impegnativa.

Nonostante la fine di una relazione implichi stress, dovuto anche all’abituarsi ad un nuovo contesto, una recente ricerca mette in evidenza la componente di ambivalenza che anima la fine di una relazione e come, di per sé, possa avere delle conseguenze deleterie a livello di salute.

Il nuovo studio offre degli interessanti spunti di riflessione per quanto concerne il processo di presa di decisione, ossia, quali siano gli elementi che le persone individuano come motivanti nella scelta di finire una relazione o provare a salvarla e ciò che rende tutto così difficile.

I ricercatori sono convinti che una più profonda consapevolezza rispetto ai fattori chiave che influenzano in ultima istanza l’esito di una relazione possano fornire un valido aiuto ai terapisti di coppia e stimolare ulteriori studi di ricerca riguardo al processo decisionale.

Lo studio, condotto dall’Università dello Utah dalla professoressa di psicologia Samantha Joel, è apparso nel giornale Social Psychology and Personality Science. I co-autori furono Geoff MacDonald ed Elizabeth Page-Gould dell’Università di Toronto.

“La maggior parte dei ricercatori sono stati previdenti rispetto alla fine di una relazione, nel tentativo di predire se le coppie sarebbero rimaste unite o meno, ma ciò che ancora giace nell’ombra risulta essere l’iter preciso del processo decisionale — ossia quali siano gli specifici fattori pro e contro la tutela di una relazione che le persone passano al vaglio prima di prendere una posizione” afferma Joel.

Durante la prima fase dello studio, i ricercatori hanno reclutato tre campioni rappresentativi di persone — includendo la categoria di soggetti alle prese con la decisione critica: è la fine di una relazione o è meglio provare a salvare il rapporto? — invitandoli a compilare ad un questionario anonimo.

Ai partecipanti venne richiesto di rispondere ad una serie di domande aperte riguardanti le specifiche ragioni che li avrebbero spinti alla fine di una relazione o alla tutela della stessa. Il totale risultò in 27 motivazioni differenti per preservare il rapporto e 23 per vedere la fine di una relazione.

I fattori per stare o lasciare vennero poi convertiti in un questionario affidato ad un altro gruppo di persone di fronte al bivio decisionale: è la fine di una relazione o il momento per ricominciare?

In generale le coppie fidanzate dichiararono di stare insieme da almeno due anni, mentre quelle sposate almeno nove.

In entrambi gli studi, i fattori generali presi in considerazione per arrivare alla decisione finale parvero molto simili.

In cima alla lista di motivazioni per restare e provare a salvaguardare la relazione comparvero: intimità emotiva, investimento ed un senso di dovere. Tra i principali fattori per affermare che si trattava della fine di una relazione comparvero: incompatibilità con la personalità del compagno, fiducia logorata e mancanza di stima nei confronti del partner.

Le ragioni per vedere la fine di una relazione si dimostrarono analoghe sia nelle situazioni di fidanzamento che in quelle di matrimonio.

Tuttavia, i ricercatori riscontrarono delle differenze significative nelle motivazioni che i partecipanti dei due gruppi avanzarono a salvaguardia dell’unione.

I partecipanti impegnati in un fidanzamento affermarono di voler continuare a credere nella relazione in base a motivazioni molto positive, come aspetti del carattere particolarmente gradevoli del proprio partner, empatia ed intimità, vita di coppia e condivisione.

Coloro che invece risultarono sposati al momento del test fornirono delle ragioni molto più pragmatiche come motivazione contraria alla fine di una relazione, tra cui: investimento nel rapporto, responsabilità familiari, paura dell’incertezza e barriere logistiche.

E circa metà delle persone coinvolte affermarono di avere delle buone ragioni sia per vedere l’inesorabile fine di una relazione, sia per trovare delle valide motivazioni a favore della sua salvaguardia.

A parere di Joel, l’elemento più interessante riguardò il sentimento di ambivalenza che gli individui dimostrarono di nutrire nei confronti della relazione. Parvero, infatti, sentirsi davvero combattuti .

“La fine di una relazione può comportare una decisione realmente difficile. Si può provare ad osservare il rapporto dall’esterno e riscontrare dei problemi realmente insormontabili, sei consapevole che dovresti interrompere il rapporto, ma essendo coinvolto dall’interno comprendi quanto sia difficile prendere una strada simile e più a lungo è durato il rapporto, più ardua sarà la rottura”.

Secondo Joel, la maggior parte delle persone manifestano degli standard e delle ragioni di allontanamento nei confronti della persona che intendono sposare o con la quale desiderano fidanzarsi, ma spesso tutte le titubanze vengono spazzate via quando ci si ritrova di fronte al diretto interessato.

“Gli umani si innamorano per un motivo” asserisce Joel.

“Da una prospettiva evoluzionista, per i nostri antenati trovare un partner rivestiva una motivazione molto più forte rispetto a quella di trovarne uno che fosse giusto. Potrebbe risultare più semplice cominciare una relazione che uscirne. Ed è importante tenerne conto”.

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

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Fonte: Psycentral, University of Utah

Posted on November 30, 2016

Articolo pubblicato da  Rick Nauert PhD su Peace Quarters, il 30 Novembre 2016, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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