Pensieri ed/o emozioni?

 

Le emozioni e i pensieri sono davvero delle entità così indipendenti come spesso si è portati a sostenere?

 

Puoi percepire i tuoi pensieri? O i sentimenti ed i pensieri sono due stati mentali completamente a se stanti?

 

Normalmente si è portati a ritenere che i pensieri ed i sentimenti giacciano in due differenti compartimenti dell’esperienza psichica. Dopotutto non si pensa con la mente e si provano emozioni e sentimenti con il cuore? I pensieri sono freddi e razionali, le emozioni calde e cieche di fronte alla ragione. Me le emozioni ed i sentimenti potrebbero essere più legati ai pensieri di quanto si possa ammettere.

 

Percepire i propri pensieri non significa che i pensieri debbano essere sentiti o vissuti come se si provasse il dolore o la paura causati dalla puntura della siringa durante un’operazione chirurgica. Basta un esperimento molto semplice per renderci conto di quanto i pensieri e le emozioni siano realmente correlati vicendevolmente. Nei prossimi 30 o 60 secondi, prova a sentirti veramente arrabbiato mantenendo la mente lontano dai pensieri, di qualsiasi tipo essi siano. Dopo aver concluso la lettura di questa frase, sposta lo sguardo dal monitor o dallo schermo dello smartphone o del tablet e prova solo a far salire la rabbia senza far emergere i pensieri o immaginare qualcosa a livello mentale. Provaci realmente.

Sei stato in grado di farlo?  Di provare davvero una sensazione di rabbia?  Se sì, sei stato capace di mantenere lo stato di rabbia costante per più di un momento passeggero?

Hai davvero stretto i pugni come avresti fatto in un reale momento in preda alla rabbia? O hai solo cercato di ricatturare la sensazione aggrottando le sopracciglia, digrignando i denti ed ansimando?

 

Probabilmente sei stato in grado di riprodurre alcuni stati fisici tipicamente riconducibili alla rabbia. Ma hai percepito una rabbia genuina o ti è sembrato di procedere solo per movimenti e posture fingendo di essere arrabbiato?

Qualcosa è mancato al piccolo esercizio sulla rabbia – i pensieri o le cognizioni che conferiscono sostanza all’emozione della rabbia stessa. Avere qualcosa per cui arrabbiarsi, un valido movente insomma, significa avere dei pensieri di supporto su qualcuno o qualcosa (l’oggetto scatenante della rabbia) che hanno provocato la reazione causando un danno allo stato di quiete.

In presenza di una privazione di pensieri connettivi che fungano da ponte, le emozioni non possono reggere in autonomia.

 

Probabilmente starai dicendo a te stesso di aver provato rabbia quando go stretto i pugni e irrigidito la mascella. Che i tuoi pensieri non fossero rivolti a nessuno in particolare che ti facesse vivere la sensazione di rabbia. Vero, un certo senso della memoria indirizzato alla rabbia può essersi risvegliato ricreando gli attributi fisiologici della rabbia stessa. Potresti cercare di rievocare la rabbia irrigidendo la mascella o provare ansia agitando mani e braccia per introdurre il tipico tremolio. È in dubbio. Tuttavia, che si possa mantenere vitale un’emozione a lungo senza la connessione a pensieri particolari o a specifiche immagini mentali.

 

In assenza di pensieri di rabbia o ansiogeni, tutto ciò che resta altro non sono che le sensazioni che accompagnano l’irrigidimento della mascella ed il tremolio delle mani, ma non delle vere e proprie emozioni. È come se cercassimo di introdurre delle emozioni positive forzando un sorriso, ma purtroppo, inesorabilmente, risulteranno falsate.

 

Se invece si provasse a riproporre l’esperimento cercando di provare una sensazione di rabbia, qualunque cosa significhi, come autoinfliggersi del male o farne al prossimo. Puoi lasciare che la tua mente si focalizzi sui pensieri che ritieni più idonei, su qualsiasi immagine mentale o memoria di qualcuno o qualcosa che risveglia sensazioni di rabbia. Mantieni ferma l’immagine nella mente e prova la rabbia per qualche secondo. Ora si può iniziare.

Sei stato in grado di riuscirci? Se non tutti sono capaci di ricreare un’emozione vivida col solo aiuto dell’immaginazione, suppongo che la maggior parte dei lettori siano stati in grado di provare un certo grado di rabbia mantenendo lucida la mente su pensieri di qualcosa o qualcuno in grado di evocarla. Più saranno vividi i pensieri di qualcosa o qualcuno o le immagini fonte della rabbia, più forte sarà in grado di emergere la rabbia stessa.

 

Ciò che ora appare chiaro è come le emozioni seguano i pensieri e quanto, senza i pensieri che fungano da ponte, le emozioni siano più delle ombre sul muro che entità consistenti. Messo in altri termini, un’emozione deve necessariamente essere un’emozione verso o per qualcosa. Non si può essere rabbiosi, impauriti o felici in assenza di pensieri.

Per meglio comprendere le emozioni ed imparare a gestirle, occorre eliminare la patina superficiale delle emozioni ed arrivare al nocciolo dei pensieri o delle immagini che ne sono stati la primaria fonte. È necessario identificare i pensieri di rabbia, così come quelli di paura che ci hanno portato a sentirci rabbiosi o impauriti.

 

Una delle principali ragioni per le quali le persone comunemente tendono a ritenere slegati pensieri ed emozioni consiste nel fatto che spesso si è più consapevoli di ciò che si prova piuttosto che dei pensieri che soggiacciono alle emozioni. Quando si domanda a qualcuno che si sente arrabbiato, triste o felice di riferire i pensieri o le immagini che stanno attraversando la sua mente in quell’istante specifico, spesso il risultato è uno zero spaccato. I pensieri e le immagini mentali sono delle entità effimere che combattono l’incessante duello del presente.

Cercare di catturare una di queste mine vaganti sarà come inseguire un bersaglio sempre un passo avanti a noi. A cosa stavi pensando solo un minuto fa? Non sarebbe sorprendente se la risposta fosse “niente”.

Nell’esperimento dei pensieri a due facce si evince uno dei principi cardine che sostengono gran parte della psicoterapia contemporanea – ossia come dietro ogni disturbo emotivo giacciano dei pensieri negativi che assalgono la mente.

 

I terapisti cognitivo comportamentali aiutano le persone che stanno combattendo contro i propri disturbi emotivi compresi ansia, rabbia o depressione, fornendo loro supporto nella strada verso l’identificazione dei pensieri specifici che arrecano danno e corroborano le reazioni emotive. Solo una volta emersi i pensieri potranno aiutarli davvero a cambiare il metodo di pensiero stesso per modificare, di conseguenza il loro approccio emotivo e come si sentono.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

 

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Fonte: Huffington Post

Articolo pubblicato da Jeffrey S. Nevid Ph.D., ABPPThe Minute Therapist, il 23 Dicembre 2015, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

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