Concentrazione, distrazione e attenzione

Concentrazione? Probabilmente hai raggiunto il tuo picco: ecco come

Recenti ricerche dimostrano come la capacità di concentrazione possa aver probabilmente raggiunto un picco. Ed ecco come.

Vi risulta difficile trovare le giusta concentrazione quando sopraggiunge l’ora tarda? Tranquilli, non siete soli. I ricercatori hanno dimostrato come sia normale che si verifichino delle interruzioni della concentrazione ogni dodici minuti sul posto di lavoro, ed ogni tre minuti nel contesto universitario . Nell’era delle costanti interruzioni digitali sembra non esserci motivo di preoccupazione nella difficoltà ad ignorare le distrazioni.

Nel loro libro, La mente distratta: vecchi cervelli nel mondo ad alta tecnologia (The Distracted Mind: Ancient Brains in a High-Tech World), il Dr. Adam Gazzaley, neuroscienziato, ed il Dr. Larry Rosen, psicologo, spiegano come la nostra capacità di prestare attenzione funzioni e quali accortezze comportamentali adottare per rimanere in piena concentrazione.

Emerge che il sistema dell’attenzione non sia poi così semplice come spesso si è portati a credere. In effetti l’atto del prestare attenzione a qualcosa implica il coinvolgimento di due differenti funzioni cognitive: il “potenziamento” (la nostra capacità di concentrazione sulle cose che davvero contano) e la “soppressione” (la nostra abilità nello scartare quelle che, al contrario, non sembrano essere di primaria importanza). Ciò che appare più interessante è come potenziamento e soppressione non si comportino affatto come due attività della mente opposte, ma come due differenti processi che si verificano a livello cerebrale.

Da La mente distratta: vecchi cervelli nel mondo ad alta tecnologia:

“Nonostante possa sembrare poco intuitivo, è oggi possibile affermare come la capacità di prestare attenzione e quella di ignorare non siano due facce della stessa medaglia […] Non è necessariamente vero che nel momento in cui si raggiunge lo stato di concentrazione prioritaria su qualcosa si debba automaticamente ignorare tutto il resto. Ad avvallare questa tesi restano i risultati dei test di laboratorio che dimostrano come differenti reti neurali risultino coinvolte nel momento di massima concentrazione al contrario di quanto avviene quando si ignora la stessa identica cosa”.

Questi due processi appaiono talmente separati, infatti, da fare appello a diverse reti nella struttura cerebrale ai fini di portare a compimento le rispettive funzioni, ognuna delle quali risulterà cruciale ed imprescindibile per il raggiungimento dell’attenzione.

Qualora uno di questi due processi cerebrali e cognitivi dovesse indebolirsi, la capacità di attenzione risulterà altrettanto depotenziata. Ad esempio: incontriamo notevoli difficoltà di concentrazione quando siamo stanchi, ubriachi e, chiaramente, con l’avanzamento dell’età.

L’essere umano, nelle fasi più adulte della vita tende a distrarsi con più facilità rispetto ad un giovane a causa di un naturale processo biologico. Aneddoti personali e prove scientifiche dimostrano come la capacità di attenzione raggiunga il picco intorno ai vent’anni e diminuisca con il passare del tempo. Gazzaley ha scoperto  come il declino della capacità di concentrazione attribuibile all’invecchiamento sia dovuto e correlato ad un deficit nel processo di soppressione (l’abilità nell’ignorare).

Da La mente distratta: vecchi cervelli nel mondo ad alta tecnologia:

“La nostra primaria scoperta durante questo studio è stata come, al di là di qualsiasi aspettativa, gli adulti in stato più avanzato d’età riescano a focalizzare la propria concentrazione sulle informazioni rilevanti esattamente al pari di quanto facciano i giovani di vent’anni. È al contrario possibile riscontrare un deficit nel sistema cognitivo degli adulti laddove subentra il processo di soppressione delle informazioni irrilevanti… abbiamo scoperto che il problema principale degli uomini più adulti consiste nell’essere più suscettibili alle distrazioni rispetto agli adulti più giovani”.

Il declino della capacità di attenzione di cui si fa esperienza con l’avanzamento dell’età ha più a che fare con la perdita della facoltà di filtrare le distrazioni e non con la mancanza di concentrazione. Se si pensa come sia difficile prestare attenzione adesso, aspetta solo di renderti conto di cosa accadrà quando sarai più vecchio di qualche anno.

Per incrementare la capacità di prestare attenzione, è necessario intraprendere una strada bidirezionale: la rimozione della distrazione (in particolare con l’avanzamento dell’età) ed un potenziamento della capacità di concentrazione su un obiettivo alla volta. Ecco come questo sarà possibile:

Come eliminare la distrazione e raggiungere l’attenzione

Vi è mai capitato di notare un vostro amico strizzare gli occhi nello strenuo tentativo di richiamare qualcosa alla memoria? Pare che chiudere gli occhi nel tentativo di ricordare sia un metodo realmente efficace. Ciò avviene perché questa bizzarra tecnica rivela qualcosa di molto importante a proposito del circuito di filtraggio di informazioni del nostro cervello.

Quando gli occhi si chiudono, in effetti, il cervello non è più tenuto ad elaborare ed ad intraprendere uno sforzo di filtraggio anche delle informazioni visive che sopraggiungono dall’atto del guardare. Anziché sforzarsi per ignorare qualsiasi cosa entri nel campo visivo, il cervello, ad occhi chiusi, può concentrare la sua attenzione nello scandagliare le informazioni immagazzinate nella memoria. Gazzaley ha condotto un un esperimento che gli consentisse di comprendere ed individuare la tipologia di informazioni che più tendono a sollecitare la distrazione.

Così, insieme al suo team ha chiesto ad alcuni volontari di provare a ricordare dei dettagli durante una fase di osservazione di tre differenti scene: uno schermo grigio senza alcun elemento, un’immagine disordinata e ciò che la mente visualizzava ad occhi chiusi.

Da La mente distratta: vecchi cervelli nel mondo ad alta tecnologia:

“I risultati di questo esperimento rivelano come la capacità umana di ricordare i dettagli [ …] diminuisca in maniera significativa ad occhi aperti, rivolti verso un’immagine rispetto a quanto non avvenga ad occhi chiusi o rivolti verso uno schermo grigio”.

Questo esperimento, insieme ad altri, fornisce prove evidenti a proposito dell’impatto che ambienti e contesti disordinati e confusi possano avere a livello di distrazione rispetto ad una circostanza di ordine ed organizzazione. Gli spazi pieni di distrazioni visive richiamano il nostro cervello al compimento di uno sforzo perché possa riuscire a filtrare tutte le informazioni superflue.

Quando si è costretti a dover fare i conti con la pressione di una consegna in scadenza per la quale si cerca disperatamente di trovare la concentrazione giusta, fare pulizia nella propria scrivania ed ordinare la propria postazione di lavoro potrebbero essere delle azioni equivalenti al rendere grigio uno scherma disordinato e, conseguentemente, aumentare le prestazioni della nostra concentrazione. Provare a pulire il proprio desktop del pc sortisce effetti analoghi. Così come limitare la propria attenzione ad un solo monitor, una sola finestra internet aperta alla volta e l’utilizzo di una singola applicazione o programma.

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La rimozione delle distrazioni è fondamentale per mantenere alta l’attenzione con l’avanzamento dell’età, ma lo è altrettanto potenziare la propria capacità di concentrazione su un compito alla volta. Ecco come…

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Come aumentare la concentrazione

Gazzaley e Rosen sostengono che esistano alcune attività in grado di potenziare le capacità cognitive  e aumentare l’attenzione tramite la stimolazione della capacità del cervello di rafforzare e riorganizzare le connessioni neurali esistenti, un processo chiamato neuroplasticità. Tra le attività in grado di potenziare le facoltà cognitive troviamo l’esercizio fisico, la meditazione e il trascorrere del tempo a contatto con la natura. Recenti studi hanno dimostrato come alcuni esercizi cognitivi possano essere altrettanto utili. Nonostante esistano diversi programmi per esercitare il cervello, alcuni dei quali altamente sopravvalutati o svalutati, alcuni scienziati sembrano fermamente convinti che una nuova gamma di programmi clinicamente testati possa giungere dal web.

Da La mente distratta: vecchi cervelli nel mondo ad alta tecnologia:

“Gli esercizi cognitivi costituiscono un tentativo di potenziamento delle funzioni cerebrali attraverso la sollecitazione della plasticità intrinseca al cervello umano, piuttosto che attraverso l’esplicito insegnamento di una strategia o di un atteggiamento. La maggior parte dei programmi cercano di raggiungere tale obiettivo non solo tramite la richiesta di un impegno ripetuto in alcune attività, ma anche attraverso la funzione adattiva”.

Per Gazzaley e Rosen la facoltà adattiva è la chiave. Esattamente come accade per gli atleti che perfezionano la propria routine giorno per giorno fino a diventare più forti , anche i programmi di esercizio cognitivo dovrebbero adattarsi poco a poco in base a quanto bene o male il soggetto sta compiendo determinate attività. Gli adattamenti personalizzati costituiscono le fondamenta del successo dell’allenamento cognitivo.

Le ricerche più recenti confermano come gli effetti dei programmi di allenamento cognitivo attuati dagli adulti in età più avanzata e dalla popolazione sana possano rivelarsi realmente promettenti. Gazzaley e Rosen, però, ammoniscono circa il fatto che, nonostante le ricerche possano apparire entusiasmanti, permane la necessità di condurre altri test clinici per poter raggiungere l’evidenza empirica dei benefici a livello medico di tali programmi. Tuttavia, molti dottori del settore appaiono speranzosi circa il fatto che un giorno possa esistere la possibilità di prescrivere degli esercizi cognitivi in forma di gioco che possano entrare a far parte a tutti gli effetti di un regime salutare di allenamento del cervello.

Allo stesso tempo sono attualmente disponibili alcuni videogame che potrebbero realmente risultare benefici per la salute del cervello ed il potenziamento cognitivo.

Da La mente distratta: vecchi cervelli nel mondo ad alta tecnologia:

“Sono stati programmati con lo scopo principale di generare un alto livello d’immersione, di coinvolgimento e di divertimento nel giocatore. Non tendono affatto a necessitare la concentrazione esclusiva su un’attività cognitiva specifica, come generalmente gli esercizi cognitivi richiedono, ma piuttosto espongono lo spettatore a richieste differenti capaci di aprire nuove sfide che coinvolgono una vasta gamma di abilità”.

Uno studio del 2003 sul gioco con i video-game ha riscontrato una connessione tra facoltà cognitive più avanzate e più alto punteggio raggiunto nei test di memoria ed attenzione condotti dai giocatori rispetto ai non giocatori. Ma non tutti i video game sono stati concepiti in ugual maniera.

I non giocatori che hanno giocato con uno sparatutto, Medal of Honor, un’ora al giorno per 10 giorni hanno mostrato evidenti miglioramenti a livello cognitivo, mentre non è stato possibile affermare altrettanto per coloro che hanno giocato Tetris.

Da La mente distratta: vecchi cervelli nel mondo ad alta tecnologia:

“[I ricercatori] sono giunti ad una conclusione: la natura dell’azione implicita al gioco col videogame si è rivelata critica nel ‘costringere i giocatori a districarsi contemporaneamente tra una serie di differenti attività (ricerca di nuovi nemici, monitoraggio di quelli esistenti, fuga dal pericolo, tra gli altri…).

I video games possono offrire un valido supporto a livello di potenziamento, ma non tutti i giochi in commercio funzionano. La differenza primaria tra i giochi che funzionano e quelli che non lo fanno consiste nel fatto che questi ultimi non siano in grado di fornirci delle informazioni circa la capacità di cambiamento del cervello in base circostanze.

I video games idonei al potenziamento dell’attenzione si sviluppano su ambienti in rapido e costante cambiamento, sono interattivi, adattivi e presentano un complesso sistema di remunerazione e struttura di gioco. Come fossero ispirati al retroscena del nostro cervello.

Nel 2013, Gazzaley ha provato come i video game ideati con lo scopo di potenziare le facoltà cognitive quali NeuroRacer incrementino tali facoltà negli adulti in età più avanzata. La ricerca condotta dal Dr. Gazzaley’s si è basata su una piattaforma dalla tecnologia di proprietà messa a punto per misurare ed incrementare alcune funzioni esecutive.

In futuro i video game cognitivi saranno come “Neuro Cross Fit Training”, sostiene Gazzaley. Combineranno l’attività fisica con la meditazione e l’esercizio cognitivo, tutti sintetizzati in un unico gioco.

Analogamente è possibile prendere parte attiva nel potenziamento delle nostre capacità di concentrazione riducendo, innanzitutto le distrazioni al fine di incrementare le facoltà di soppressione e quindi aumentare l’aumento delle funzioni cognitive del cervello tramite attività quali l’esercizio fisico, la meditazione, il tempo all’aria aperta ed i video game immerisvi. È importante potenziare le nostra capacità di concentrazione eseguendo un compito alla volta, ma portandolo a compimento nel migliore dei modi.

Ecco in sintesi:

  1. I ricercatori sostengono che la capacità umana di prestare attenzione implica in ugual misura il processo di concentrazione e quello che ci rende abili nell’ignorare.
  2. Le informazioni irrilevanti influiscono in maniera negativa nell’abilità di soppressione rispetto alle distrazioni, in particolare con l’avanzamento dell’età.
  3. Per incrementare la capacità di prestare attenzione, i ricercatori suggeriscono sia di potenziare la facoltà di concentrazione, sia di aumentare quella di ridurre le distrazioni. Ecco come:
  4. Per ridurre la distrazione… usa un solo schermo per volta, una sola finestra internet ed un programma del computer.
  5. Mantieni la tua scrivania fisica e virtuale ordinata.
  6. Per incrementare la capacità di concentrazione… allenati, medita e passa del tempo immerso nella natura per prendere possesso delle tue facoltà cognitive.
  7. Alcuni esercizi cognitivi ed azioni immersive implicate dai video game paiono essere altrettanto efficaci nell’aumentare la capacità di concentrazione.

Fonte: Psychology Today

Articolo pubblicato da Nir Eyal il 7 marzo 2017 , tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

Antonio Fresco – Psicologo Milano

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