Disordini alimentari: le 8 fasi con la CBT, il trattamento attraverso la terapia cognitivo comportamentale.

La terapia cognitivo comportamentale o (CBT) è un trattamento della psicologia basato su un modello empirico che fonda le sue radici nella premessa che i pensieri di ogni individuo, i suoi sentimenti e comportamenti siano intrecciati e connessi tra loro e che possano essere, infine, ri-strutturati per produrre degli esiti e delle azioni positive. Storicamente, la CBT o terapia cognitivo comportamentale, trae le sue origini nel trattamento dell’ansia e della depressione, ma oggi viene utilizzata sempre più nella cura dei disordini alimentari, e, di recente, in particolare nelle sedute terapeutiche per il trattamento del BED (Binge Eating Disorder) ossia dei disordini alimentari compulsivi.

 

CBT (Terapia cognitivo comportamentale) si focalizza su tre fasi del trattamento – la fase comportamentale, quella cognitiva, e, infine, sulla fase di mantenimento e rilascio.

Di seguito esploriamo le tre fasi declinate in maniera specifica nel trattamento dei disordini alimentari:

 

– FASE COMPORTAMENTALE: durante questa fase, il paziente e lo psicologo costruiscono il proprio rapporto ed intessono una relazione. Il paziente identifica le emozioni ed i comportamenti negativi e, con il supporto del terapeuta, stabilisce un piano per la normalizzazione delle abitudini alimentari.

Questo richiede:

  1. Concentrazione e minimizzazione dei comportamenti negativi associati con i disordini alimentari come abbuffate compulsive e successivi comportamenti derivanti da vergogna e senso di colpa.
  2. La capacità di educare il paziente alla consapevolezza rispetto ad un’alimentazione equilibrata, pianificando i pasti e l’apporto nutrizionale.
  3. Lo sviluppo e la capacità di elaborare delle adeguate strategie di gestione delle emozioni negative che sono causa primaria dei disordini alimentari. Distrazione, manifestazione prolungata di alcune esigenze e soppressione dei pensieri sono alcuni degli strumenti necessari ad affrontare dei bisogni e delle urgenze che s’impossessano del paziente fino a travolgerlo.

 

– FASE COGNITIVA: in questa fase, la tecnica di “ristrutturazione cognitiva” viene introdotta per la prima volta. I pazienti sono invitati a sfidare il proprio processo di elaborazione dei pensieri, fino ad apprendere ad identificare quelli poco sani e che interferiscono sul buon esito del trattamento. Ogni paziente è supportato nel riplasmare i propri pensieri sviluppando nuove prospettive.

Questo implica:

  1. La conquista di pensieri concreti e distorti rispetto all’immagine del proprio corpo o del proprio valore dal momento che appartengono ad una sfera di perfezionismo completamente distante dalla realtà.
  2. Il miglioramento delle relazioni interpersonali comincia proprio in questa fase. Il paziente identifica le trame di pensiero poco salutari, cerca di guardare dentro di sé e comprendere quale impatto abbiano i suoi pensieri negativi a livello di relazioni interpersonali e nella comunicazione e nello scambio con gli altri.
  3. La capacità di infondere ed incrementare la positività, dal momento in cui il paziente acquista una vista interiore sui propri pensieri, in particolare sulla maniera con la quale quelli negativi influenzano il comportamento, è infatti fondamentale che comincia da intraprendere un percorso verso il cambiamento positivo.

 

– FASE DEL MANTENIMENTO E RILASCIO: questa fase finale ha l’obiettivo di mantenere e sedimentare quanto appreso e gli strumenti acquisiti durante le fasi di terapia precedenti. Un piano comprensivo di ricaduta e recupero viene poi sviluppato dal paziente con il supporto dello psicologo e psicoterapeuta, perché il primo possa affrontare i pensieri negativi ed i comportamenti associati ai disturbi alimentari.

Ciò necessita:

  1. Di una crescita di fiducia in se stessi in quanto è fondamentale che il paziente acquisisca dimestichezza nell’utilizzo degli strumenti appresi e possa così identificare le problematiche ancor prima che si manifestino sotto forma di pensieri negativi e conseguenti comportamenti legati ai disordini alimentari. Il paziente deve essere rinforzato in maniera positiva attraverso le gratificazioni derivanti dai progressi compiuti, evidenti a se stessi ed agli altri.
  2. Riuscire ad arrivare alla completa guarigione è il vero traguardo nel trattamento dei disordini alimentari una volta che il ciclo di trattamento mostra dei miglioramenti inequivocabili ed i sintomi si sono stabilizzati. Il paziente, a questo punto, dovrebbe essere capace di arrivare, attraverso l’autoanalisi, al cuore del problema, fino a risalire alle aree mentali e fisiche responsabili dello stato di salute perché possano convertire la negatività in ulteriori passi verso la guarigione.

La terapia cognitivo comportamentale o CBT non è una tecnica semplice e, d certo, richiede una buona dose di pazienza. Ma attraverso questi step, gli psicologi e psicoterapisti possono realmente fare la differenza nel riplasmare lo schema mentale e fornire degli strumenti solidi ed indistruttibili che possano accompagnare il paziente nel suo percorso di guarigione dai disturbi alimentari.

 

 

Antonio Fresco – Psicologo a Milano

Seguimi su facebook cliccando “Mi piace” alla pagina “Psicologia per la vita quotidiana“.

Fonte: Waldeneatingdisorders

Posted on November 30, 2016

Articolo pubblicato su Waldeneatingdisorders, tradotto e adattato da Silvia Tramatzu e consultabile qui.

Potrebbe interessarti anche 7 trucchi efficaci per dire addio alla fame compulsiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *